Sab. Set 25th, 2021

Ogni settimana il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo propone la traduzione di un articolo dell'analista geopolitico Andrew Korybko

Come Stati Uniti, Cina, India, Pakistan e Russia stanno rimodellando l’Asia meridionale

Iscriviti alla newsletter del CeSEM

Autore: Andrew Korybko

Traduttore: Marco Ghisetti

C’è da aspettarsi che gli Stati Uniti gonfi la cosiddetta “minaccia cinese” per rassicurare l’India circa il suo impegno nel “Vecchio Quad”.

L’Asia meridionale è emersa come il punto di convergenza degli interessi statunitensi, cinesi e russi in vista del ritiro militare degli Stati Uniti dall’Afghanistan previsto per il 31 di agosto, il che rende questa regione la geostrategicamente più importante del mondo. Queste tre grandi potenze stanno lavorando alacremente per plasmare la situazione ivi presente in collaborazione con le due parti interessate più influenti: India e Pakistan. Le numerose interazioni tra i membri di questo “quintetto” in Asia meridionale, considerando l’importanza della regione, influenzeranno notevolmente il futuro del supercontinente e quindi la Nuova Guerra Fredda che è in corso tra la superpotenza statunitense e la superpotenza cinese. La presente analisi mira a semplificare le complesse dinamiche a beneficio dell’osservatore medio e, quindi, di aiutare tutti a capire meglio l’importanza di ciò che in questo momento sta accadendo.

La situazione sta cambiando rapidamente, ma è tuttavia possibile identificare alcune delle tendenze principali: la transizione della geopolitica alla geoeconomia, gli sforzi degli Stati Uniti e della Russia di bilanciare l’India e il Pakistan e la cauta accoglienza data nella comunità internazionale ai talebani da Stati Uniti, Cina e Russia. I più recenti e rilevanti sviluppi sono l’accordo di febbraio per costruire una ferrovia Pakistan-Afghanistan-Uzbekistan (PAKAFUZ), il soggiorno regionale del ministro degli esteri russo Sergey Lavrov all’inizio di aprile, la conferenza di Tashkent di metà luglio sulla interconnettività tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale, il “Nuovo Quad” degli Stati Uniti con gli Stati della PAKAFUZ, il viaggio in India del segretario di Stato statunitense Antony Blinken, le recenti visite dei talebani in Cina, il viagglio del consigliere per la sicurezza nazionale pakistan Moeed Yusuf e ell direttore generale dell’ISI ten. gen. Faiz Hameed negli Stati Uniti.

Nell’ordine in cui sono stati menzionati, il significato delle principali tendenze è che: le grandi potenze si stanno concentrando su un’amichevole competizione geo-economica nel cuore della terra eurasiatico, cosa che necessita che gli Stati Uniti e la Russia collaborino più strettamente con l’India e il Pakistan in questa ragione, cosa che è facilitata dalle relazioni pragmatiche che i primi due Stati hanno instaurato con la Cina e i talebani. Sono sviluppi importanti perchp: il PAKAFUZ è il mezzo atto a realizzare tutto questo; questa primavera la Russia ha ricalibrato con successo l’equilibrio della sua strategia per l’Asia meridionale; tutti, tranne l’India, sostengono tacitamente il PAKAFUZ; il “Nuovo Quad” è prova della serietà dell’impegno geo-economico preso dagli Stati Uniti; gli Stati Uniti vogliono tranquillizzare le preoccupazioni nutrite dall’India nel suddetto progetto; i talebani accoglieranno gli investimenti della Nuova Via della Seta cinese; e il Pakistan vuole rafforzare i propri legami con gli Stati Uniti.

L’unico attore che può far precipitare questo scenario è l’India poiché essa si rifiuta di instaurare contatti ufficiali con i talebani, cosa che la porta ad escludersi dalla Troika Estesa di America, Cina, Pakistan e Russia in Afghanistan, il quale richiede che tutti i partecipanti formino legami con entrambe le parti in guerra, e che aumenta il rischio che Nuova Delhi possa sostenere militarmente Kabul affinché perpetui la sua guerra di procura contro i talebani di modo da rinviare in definitivamente la prevista implementazione postbellica del progetto PAKAFUZ; progetto che, appunto, è la più tangibile prova di convergenza di interessi tra Stati Uniti, Cina, Pakistan e Russia. La soluzione ideale sarebbe che l’India venga incoraggiata dagli alleati statunitensi e russi a tessere legami ufficiali coi talebani di modo che Nuova Delhi possa poi partecipare alla Troika estesa e di conseguenza difendere e promuovere i propri interessi economici.

Il processo volto all’implementazione di questa proposta è in atto, ma il suo esito finale è incerto per via del fatto che l’India fa sentire molto a disagio il recente avvicinamento fatto dal suo storico alleato russo in favore dei talebani e, inoltre, non si fida molto delle intenzioni strategiche dello storico alleato statunitense per quanto riguarda il “Nuovo Quad”, considerando il ruolo chiave che il Pakistan ricopre in esso. Inoltre, l’India teme di causare uno scandalo politico in materia di politica interna qualora il suo governo nazionalista indù cominciasse dei colloqui coi gli stessi talebani che per anni ha etichettato come terroristi. Questi timori sono dovuti al fatto che la strategia regionale dell’India non si è ancora evoluta pienamente, spostandosi dalla geopolitica alla geoeconomia, come invece hanno già fatto Stati Uniti, Cina, Pakistan e Russia, rendendola quindi un imprevedibile estraneo tra i membri di questo quintetto, dacché la promozione degli interessi geopolitici potrebbe minare quelli geoeconomici.

La Cina e il Pakistan non sono in grado di esercitare una positiva pressione sull’India, dato che entrambi  sono per lei dei rivali. La responsabilità cade quindi su Stati Uniti e Russia. C’è da aspettarsi che gli Stati Uniti gonfino la cosiddetta “minaccia cinese” al fine di rassicurare l’India sul loro impegno nel “Vecchio Quod”, la cui ragione d’essere è precisamente quella di “contenere” la Repubblica Popolare. Ciò potrebbe convincere l’India che gli Stati Uniti non intendono abbandonarla alleandosi con Pakistan nel cosiddetto “Nuovo Quad” fondato sulla geoeconomia. Per quanto riguarda la Russia, c’è da aspettarsi che essa raddoppi i propri trattati geoeconomici diretti verso l’India, invitandola così a investire maggiormente nelle regioni artiche e nelle ricche regioni siberiane russe al fine di mostrare al proprio storico alleato che nemmeno esso vuole abbandonare Nuova Delhi in favore del PAKAFUZ.

Gli Stati Uniti e la Russia sperano che le loro non coordinate, ma comunque fatte coi giusti tempi, azioni geopolitiche e geoeconomiche nei confronti dell’India riescano a convincerla a non comportarsi come un guastafeste e, di conseguenza, a non sabotare i progetti che promuovono per il tramite del PAKAFUZ. In ogni caso, cinici osservatori hanno ragione quando sottolineano che gli Stati Uniti potrebbero approfittare dell’opportunità offerta dal PAKAFUZ mentre invece l’India mina gli interessi di Russi e Cinesi, che sono i rivali degli Stati Uniti. Tuttavia, è opportuno sottolineare che l’India, molto probabilmente, non dispone di sufficienti capacità per farlo, e di conseguenza gli Stati Uniti in futuro dovranno competere geoeconomicamente con questi due Stati prima o poi, il che spiega il motivo per cui gli Stati Uniti, probabilmente, non opteranno per questo scenario.

Gli uomini politici indiani dovrebbero tenere a mente anche il fatto che, ostacolando la PAKAFUZ per il tramite di una guerra di procura contro i talebani, che verrebbe promossa assistendo militarmente il governo di Kabul, causerebbe una crisi di fiducia con la Russia, con conseguenze strategiche imprevedibili nel lungo termine poiché potrebbero spingere la Russia a ricalibrare il proprio equilibrismo in Asia meridionale avvicinandosi ulteriormente a Pechino, nel caso in cui Mosca cominci a vedere l’India come uno Stato che promuove gli interessi statunitensi volti a mantenere il cuore della terra eurasiatico in uno stato di divisione. Questo scenario costituirebbe indubbiamente un vantaggio per gli Stati Uniti, ma per Nuova Delhi sarebbe controproducente.

Gli Stati Uniti si trovano, inoltre, in una posizione strategicamente difficile, poiché le loro ripetute minacce di sanzionare l’India qualora essa proceda all’acquisto dei sistemi di difesa aerea russi S-400 pendono come una spada di Damocle sulla tesa di Nuova Delhi. […]

Allo stato attuale, tutte queste complesse interazioni si registrano per lo più a livello bilaterale, sforzi politici multilaterali della Troika estesa in Afghanistan a parte (Stati Uniti, Cina, Pakistan e Russia). Nel migliore dei casi, questi quattro Paesi e l’India si riunirebbero in un’unica istituzione volta a modella più efficacemente il futuro dell’Asia meridionale. Ciò ricorderebbe lo spirito del quadro bilaterale della potenze nucleare che il ben rispettato esperto al Valdai Club Andrey Sushentsov ha proposto a giugno, ma che chi scrive ha nello stesso mese sostenuto che dovrebbe includere anche il Pakistan. Il primo passo pratico in questa direzione si registrerebbe nell’eventualità in cui Stati Uniti e Russia riuscissero a convincere l’India a tessere legami ufficiali con i talebani e, quindi, unirsi alla Troika estesa.

Qualora ciò dovesse succedere, questo quintetto potrebbe poi espandere la dimensione dei loro negoziati al fine di discutere il futuro della “Grande Asia del Sud”, che include anche l’Asia centrale, dato che il PAKAFUZ sortirà l’effetto di integrare, sotto l’aspetto strategico, queste due regioni in una sola. Senza la formazione di un’istituzione, o di una comune piattaforma, atta a riunire i principali attori dell’Asia meridionale, le reciproche interazioni risulteranno molto limitate, con il conseguente rischio di generare contraddizioni controproducenti ai loro interessi comuni. Anche se alcune persone in India potrebbero pensare che i loro interessi strategici potrebbero essere protetti rovinando il progetto del PAKAUFZ da cui l’India si è fino ad ora volutamente isolata, sforzi ostruzionistici da parte dell’India sortirebbero solo risultati molto effimeri, poiché l’India, alla fine dei conti, si ritroverebbe ancora più isolata da tutti gli Stati interessati a quel progetto.

Originale: https://tribune.com.pk/article/97442/how-the-us-china-india-pakistan-and-russia-are-reshaping-south-asia