Mer. Ott 20th, 2021

Ogni settimana il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo propone la traduzione di un articolo dell'analista geopolitico Andrew Korybko

Putin vuole pace e prosperità per l’Europa, non pandemie e problemi

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di Andrew Korybko
Traduzione di Marco Ghisetti
Articolo originale

L’articolo del Presidente Putin pubblicato dai giornali tedeschi per l’80esimo anniversario dell’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania nazista sfata le bugie dei principali mezzi di informazione secondo cui Putin vorrebbe causare pandemoni e problemi in Europa; l’articolo dimostra invece che tutto ciò che gli interessa è pace e prosperità.

Il Presidente Putin è stato malignamente dipinto dai principali mezzi d’informazione occidentali come un genio del male che vuole ossessivamente causare pandemoni e problemi in tutto il mondo e in modo particolare in Europa. La verità, proprio come ci si poteva aspettare, è l’esatto contrario. Il leader russo è semplicemente un pragmatico moderato che non nutre, nel bene o nel male, nessun disegno “rivoluzionario” e che crede semplicemente alla visione tradizionale delle relazioni internazionali, cioè nel modo in cui essa è articolata nella Carta delle Nazioni Unite. Capita raramente che Putin sia in grado di rivolgersi direttamente a coloro che sono stati spinti dai principali mezzi d’informazione a credere ad ogni sorta di malizia su di lui e sulle presunte intenzioni del Paese a cui è a capo – eppure all’inizio di questa settimana è riuscito proprio a rivolgersi direttamente a costoro tramite l’articolo pubblicato dai giornali tedeschi.

Pubblicato nell’80esimo anniversario dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica, il suo articolo “Essere aperti nonostante il passato” merita di essere letto da chiunque poiché sfata le errate percezioni che sono state propagandate nei confronti della Russia e, specialmente, del suo Presidente in questi ultimi anni. Il Presidente Putin ha espresso in modo molto convincente il suo desiderio di ripristinare un partenariato onnicomprensivo tra il suo Paese e l’Europa in un’ottica di comune guadagno per ambo le parti. Egli ha prestato particolare attenzione a come la storica riconciliazione russo-tedesca seguita alla Seconda Guerra Mondiale e la successiva cooperazione energetica durante i momenti più tesi della Vecchia Guerra Fredda nel 1970 avevano contribuito a gettare i fondamenti politici dell’Europa odierna.

Putin ha anche parlato in termini abbastanza positivi di ciò che considera la sua visione di un’Europa che si estende da Lisbona a Vladivostok e ha sottolineato i legami civili e storici che legano la Russia all’Europa, in sostanza ribadendo la sua visione di un Grande Partenariato Eurasiatico, seppur, per via del pubblico a cui si stava riferendo, enfatizzato in particolar modo nella dimensione europea di questo progetto. Gli unici due ostacoli al raggiungimento di questo sogno reciprocamente vantaggioso sono l’aggressiva espansione militare dell’Alleanza Atlantica verso i confini della Russia e la scelta artificiosa del gioco a somma zero che è stato imposto a Paesi quali l’Ucraina per cui essi devono scegliere se stare o con l’Europa o con la Russia. Se le tensioni russo-atlantiche si chetassero e l’UE si comportasse in modo pragmatico, una svolta è qualcosa che si potrebbe effettivamente registrare.

Ciò, tuttavia, richiede certamente una forte volontà politica, ma per fortuna gli ultimi sviluppi che si sono registrati indicano che essa è condivisa anche dalla controparte europea. Il Presidente francese Macron e il Cancelliere tedesco Merkel vogliono invitare il Presidente Putin a partecipare ad un vertice tra capi di Stato europei da tenere alla fine di quest’estate, ma alcuni Paesi tra cui la Polonia si stanno opponendo ferocemente a questa proposta. Se la proposta dovesse andare in porto, però, l’incontro potrebbe essere il primo importante risultato del vertice di Ginevra della scorsa settimana, con il quale si è cercato di diminuire le tensioni che intercorrono tra Russia e Stati Uniti. È interessante notare che proprio questa osservazione sia stata affermata proprio il giorno successivo alla pubblicazione dell’articolo che Putin ha scritto per gli Europei, cosa che sembra suggerire che vi sia un filo rosso che lega gli eventi di Ginevra, l’articolo e la proposta franco-tedesca.

Che nessuno però si illuda che un simile progresso si possa registrare ai danni delle relazioni sino-russe. L’eventualità per cui queste due grandi potenze ricadano nella situazione di competizione che ha caratterizzato le loro relazioni durante la Vecchia Guerra Fredda è improbabile. Nessuna di queste due potenze ritiene che le relazioni internazionali siano un gioco a somma zero, ma anzi le leggono come un gioco in cui si può vincere assieme. Il miglioramento delle relazioni russo-europee comporterebbe dei benefici anche alla Cina, poiché, considerando il regime sanzionatorio europeo ai danni della Russia, una distensione russo-europea migliorerebbe anche il proseguimento del progetto della Nuova Via della Seta. Il risultato finale di tutto ciò tradurrebbe in una realtà più tangibile la visione cinese circa la comunità di destino condiviso da instaurare tra Cina, l’Unione Economica Eurasiatica della Russia e l’Unione Europea, che comporterebbe una netta stabilizzazione del supercontinente eurasiatico.

Gli Europei – sia la gente comune che i funzionari politici – dovrebbero quindi prendere seriamente in considerazione le proposte contenute nell’articolo che Putin ha pubblicato presso i giornali tedeschi e capire che è il suo invito è sincero e mosso dal desiderio di tradurre in realtà la grande visione strategica che nutre per il suo Paese. Non si tratta di causare pandemoni e problemi in tutta l’Europa – come cioè i principali mezzi di informazione vanno sostenendo da anni – ma di assicurare pace e prosperità al suo popolo. Questo risultato reciprocamente vantaggioso può essere raggiunto solo nel caso in cui l’Unione Europea raccoglie a piene mani la propria volontà politica di risolvere la difficile situazione che si è creata nelle relazioni russo-europee e di ripristinare l’onnicomprensivo partenariato nell’ottica di creare una Grande Europa che vada da Lisbona a Vladivostok.