Dom. Apr 18th, 2021

Il genio della steppa

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di Duman Ramazanovic Aitmagambetov, Università nazionale eurasiatica di LN Gumilyov

Il mondo intero conosce il grande poeta kazako, il pensatore Abaj Kunanbaev. La sua eredità non ha prezzo, non solo per il popolo kazako, ma per tutta l’umanità. Nelle opere di Abaj si riflettono al massimo le tradizioni dell’arte popolare e la comprensione dei problemi della società.

Abaj ha espresso il suo più alto ideale etico nella formula morale «Adam bol! – Sii umano!», con cui si rivolge, prima di tutto, ai giovani. Il senso etico della formula di Abaj «Sii umano!» consiste nell’apprezzare il ruolo della persona nel senso della vita umana. Secondo lui, una persona dovrebbe combinare ragione e umanità, duro lavoro ed educazione, amicizia e amore [2].

Il pensatore esorta attivamente il popolo kazako a non fermarsi, a svilupparsi costantemente, a migliorare, ad imparare le lingue, ad arricchire il proprio mondo spirituale. Ha scritto che conoscendo la lingua di un altro Paese e di un altro popolo, è possibile confrontarsi allo stesso livello [12]. 

Nel Kazakistan moderno, nel contesto della globalizzazione, è importante l’appello del grande Abaj ad imparare da tutti i popoli, mantenendo il proprio volto, la dignità nazionale e umana, moltiplicando il numero degli amici, rafforzando l’amicizia con il mondo intero.

L’eredità del poeta kazako Abaj Kunanbaev, pensatore illuminato, personaggio pubblico e personalità eccezionale nella storia nazionale è preziosa, il suo contributo allo sviluppo intellettuale e spirituale delle persone e al progresso della società moderna è grandioso. Le dichiarazioni di Abaj sulla morale, sul mondo spirituale del popolo kazako, sull’educazione delle nuove generazioni al lavoro e alla ricerca del sapere sono tuttora attuali.

La principale caratteristica del pensiero di Abaj è la sua attenzione ai rapporti generazionali. Abaj senza dubbio era stato profondamente influenzato dal padre Kunanbaj e dal nonno Uskenbaj, le persone più autorevoli dell’alleanza di tribù Tobykty.

Nel 2019 l’editore «Molodaja gvardija» (Mosca) nella serie «Biografie di personalità famose» ha pubblicato il libro «Kunanbaj» dello storico Erlan Sydykov.

Il libro «Kunanbaj» racconta la vita e il lavoro del padre di Abaj, il più grande esponente della letteratura kazaka; Kunanbaj Uskenbaev, alto sultano del distretto di Karkaralinsk, rappresentante dell’intellighenzia kazaka della fine del XIX secolo.

Questo libro è stato pubblicato alla vigilia del 175° anniversario della nascita del grande poeta e pensatore kazako Abaj Kunanbaev. Attraverso la biografia di suo padre Kunanbaj è stato possibile avvicinare una vasta cerchia di lettori a fatti finora sconosciuti della biografia del poeta e del periodo in cui è vissuto.

Kunanbaj fu un grande politico del suo tempo, un alto sultano giusto con il suo popolo. Proveniva dalla tribù dei Tobykty. Kunanbaj nacque vicino alle montagne della Piccola e Grande Akšoky. Qui si trovava il villaggio di Oskenbaj (sito di svernamento di Akšoky, Šyngystau, ex regione di Semipalatinsk) [10].

Lo stesso Kunanbaj, suo padre Uskenbaj, il nonno Irgizbaj, erano i bey (signori) della loro tribù. Secondo la legge della steppa kazaka (adat), venivano eletti bey i più degni rappresentanti della tribù, e la posizione non era ereditaria. Accadde che i componenti della tribù scegliessero più spesso rappresentanti di questa famiglia come signori. I bey assolvevano funzioni amministrative e giudiziarie basate sull’adat e sulla Sharia musulmana.

Sin dall’inizio del suo mandato, Uskenbaj dichiarò guerra alla corruzione. Rifiutò categoricamente la pratica delle tangenti, molto diffusa nel sistema amministrativo, che tormentava il popolo. Non accettava tangenti, e puniva chi invece le accettava. Era un bey incorruttibile con ampi poteri, come si addiceva al capo della tribù [14].

Come capo tribù, Uskenbaj trascorreva molto tempo in mezzo alla gente, risolvendo i problemi costantemente, periodicamente organizzando e presiedendo riunioni tribali e intertribali. La fama del saggio ed equo giudice-bey Uskenbaj si è diffusa ben oltre i confini del distretto di Karkaralinsk nella regione di Semipalatinsk.  I kazaki dei clan più remoti si rivolgevano a lui. Il padre di Kunanbaj, Uskenbaj, ha servito la gente, era un uomo onesto e rispettato, ha lavorato per il bene della sua terra e della sua gente. Kunanbaj è cresciuto seguendo l’esempio di suo padre Uskenbaj e degli antenati.

È difficile individuare il luogo di nascita di Kunanbaj, poiché ogni aul nomade utilizzava numerosi accampamenti invernali, che venivano spesso trasferiti, e le rotte dei nomadi venivano costantemente aggiornate. I kazaki vivevano in prosperità, in tranquilli pascoli estivi e in iurte calde e ben protette dalla neve e dal freddo in inverno. Fu in un ambiente così favorevole che Kunanbaj crebbe. La sua educazione fu seguita da sua madre Zere, una donna intelligente, energica e forte, responsabile, come in qualsiasi famiglia kazaka, della vita domestica. Kunanbaj ereditò le migliori qualità della madre Zere e del padre Uskenbaj.

Nel libro «Kunanbaj» l’autore cita non solo documenti e materiali storici, ma anche leggende popolari kazake.  Una di esse racconta: «Una volta Zere, quando portava in grembo Kunanbaj, fece un sogno profetico. Delle tante immagini bizzarre che le apparvero in sogno ella ne ricordava solo una, dove Uskenbaj teneva fra le dita un al’čikd’oro (è definito “asyk” un osso di montone utilizzato dai nomadi per il gioco e per la divinazione),  e le era sembrato di buon auspicio. Raccontò il sogno ai familiari. E i giovani e i vecchi unanimi dichiararono che l’al’čik d’oro nella mano di Uskenbaj significava l’avvento di un figlio straordinario. Quando venne il momento, in una notte di bufera di neve, in una casetta nell’accampamento invernale sulle rive del fiume Khan, ai piedi del Čingistau, venne alla luce un bambino al quale i più rispettati anziani del villaggio, come da tradizione, soffiarono tre volte all’orecchio i loro auguri per il suo futuro, in modo che fossero ignoti a tutti tranne che a loro stessi. Quindi lo chiamarono Kunanbaj.» [14].

Come si addiceva ad un giovane membro di quella società nomade tradizionale, Kunanbaj trascorse la sua infanzia a Čingistau. Kunanbaj acquisì l’esperienza dei nomadi quasi dalla nascita. Achat Kudajberdiev ha lasciato questo ritratto di Kunanbaj: «Kunanbaj era un giovane robusto, un po’ grassoccio, ma molto alto. Era un bell’uomo con un viso luminoso, grandi occhi, un naso dritto e una fronte aperta. Sprizzava giovinezza, il suo corpo era ben adatto alla lotta, aveva occhi acuti che rivelavano coraggio, la testa gli era stata data per ospitare una grande mente» [14]. Kunanbaj era appassionato di lotta, di arti marziali tradizionali. In gioventù ha partecipato a gare di lotta, ed è divenuto un maestro riconosciuto di lotta.

Nel libro «Kunanbaj» l’autore riferisce un altro racconto tribale: «Una volta, il diciottenne Kunanbaj invitò a battersi il famoso lottatore Sengirbaj, un rivale maggiore di lui per età, oltre che suo parente della tribù Kotibak. Kunanbaj promise al suo avversario di non rivelare chi avrebbe vinto e chi avrebbe perso. La lotta ebbe luogo senza spettatori. Nessuno ha mai scoperto chi vinse. Kunanbaj fino alla fine della sua vita rispose alle domande dei curiosi così: «Non dirò chi ha vinto. Se Sengirbaj è morto, questo non significa che io debba infrangere la promessa» [14]. Questo racconto rivela quanto Kunanbaj fosse onesto e responsabile.

Nella società kazaka, il titolo di bey non veniva ereditato o concesso, ma acquisito, bisognava guadagnarselo. I bey non venivano eletti e non venivano nominati. Spesso, era decisiva l’opinione dei bey già in servizio, gli aksakal (anziani), persone rispettate da tutti, che davano il loro sostegno, oppure, come nel caso di Kunanbaj, si era riconosciuti come bey avendo dimostrato di possedere le conoscenze e le abilità necessarie a risolvere un caso giuridico.

L’importante studioso, storico, etnografo, folclorista kazako Čokan Valichanov ha scritto: «presso i kirghisi l’elevazione al rango di bey non comportava nessuna elezione formale da parte del popolo e riconoscimento da parte del potere politico; solo una profonda conoscenza delle usanze giudiziarie, combinata con l’arte oratoria, poteva fare sì che un kirghiso venisse onorato con questo titolo» [6]. Ovvero, la garanzia di giustizia era basata sull’impeccabile reputazione professionale e morale del bey.

Kunanbaj ricoprì la carica di bey presso tutti i Tobykty e capo del volost’ Kučuk-Tobykty per 32 anni. Prese parte a una spedizione organizzata dalle autorità coloniali, all’interno dei territori della Antica Unione (in kazako Uly žuz, in russo Staršij žuz), per indurli a sottomettersi alla Russia [4]. In questa spedizione era accompagnato da Adolf Januszkiewicz, un personaggio pubblico polacco in esilio [16].

In questa spedizione Januszkiewicz fu letteralmente affascinato da Kunanbaj, di cui ha lasciato il seguente ricordo: «Kunanbaj – è una macchina parlante, un orologio che si ferma solo quando si è scaricato. Non appena si sveglia, lancia la lingua e parla instancabilmente fino a quando non si addormenta. Ogni minuto viene da lui qualche kirghiso per un consiglio e lui, come un oracolo, che pontifica dal suo sgabello, spesso si appoggia le mani ai fianchi; per ogni tre parole, una citazione della Sharia e la sua memoria è così sorprendente che cita tutti i decreti e gli ordini del governo, come se stesse leggendo un libro» [16].

In effetti, Kunanbaj era veramente un oratore di spicco del suo tempo, un profondo conoscitore della legge della steppa, l’adat e delle regole della Sharia. Kunanbaj fin dalla sua giovinezza divenne famoso nella steppa come baluan (guerriero abile nella lotta tradizionale kazaka) e come najzager (guerriero che maneggia abilmente la lancia).

Januszkiewicz comunicava con Kunanbaj quasi ogni giorno, dal primo incontro ad Ajaguz il 10 giugno 1846, poi sulla strada per Lepsy e durante il congresso, poi occasionalmente durante il censimento e il conteggio del bestiame nel clan Tobykty dal 6 al 19 agosto. Possiamo tranquillamente affermare che si sono incontrati abbastanza spesso e non solo durante la permanenza nel villaggio di Kunanbaj.

Januszkiewicz, che a quel tempo capiva abbastanza bene la lingua kazaka, ascoltava attentamente i discorsi dei capitribù, scriveva le informazioni che lo interessavano, faceva domande e riceveva risposte dettagliate, che trascriveva nel diario. Egli non si interessava solo alla vita dei kazaki o ai problemi connessi con le attività di allevamento del bestiame, anche se era interessato a discorrere con i proprietari. Il polacco era profondamente interessato alla storia kazaka, a Gengis Khan, all’Orda d’oro. Sognava di trovare nelle steppe kazake Karakorum, la leggendaria capitale dell’Impero mongolo, di cui aveva letto nel libro del frate minorita Guglielmo di Rubruck, che visitò Karakorum nel 1254.

Eccellente conoscitore della storia nazionale, Kunanbaj, infatti, non raccontò al polacco solo leggende sul Čingistau, sugli stati dell’antichità nella steppa o sull’origine di khan, eroi, stirpi e tribù, piuttosto tenne lezioni sull’etnogenesi del popolo kazako. Inoltre, le costruì su una base storiografica affidabile, accuratamente conservata per secoli in racconti orali trasmessi praticamente senza alcuna distorsione. Con stupore dell’interlocutore, descriveva liberamente e distintamente i vizi e le virtù umane, l’educazione dei figli, la fede, la nascita e la morte, immergendosi organicamente in giudizi filosofici [14]. Agli occhi di Januszkiewicz, Kunanbaj era un intellettuale e un pensatore, sebbene tutti i suoi parenti lo descrivessero come un potente guerriero e comandante, furioso in battaglia, irremovibile nelle negoziazioni, deciso e lucido nel prendere decisioni.

Kunanbaj è stato il primo alto sultano non Gengiskhanide e di umili origini nella storia kazaka. Così, Kunanbaj ha sovvertito la secolare tradizione di statualità stabilita da Gengis Khan e adottata dal Khanato kazako. Era chiamato dalla gente «Khan venuto dal popolo».

Il 30 luglio 1844 Kunanbaj Uskenbaev fu proclamato governatore del volost Kučuk-Tobuklinsk.  Prima di allora, ricopriva solo una posizione di gregario, anche se in realtà era al comando del volost’. L’assegnazione a Kunanbaj del governo del volost’ significava il suo completo riconoscimento da parte del potere russo. Secondo il «Regolamento sulla gestione separata dei kirghisi siberiani», adottato nel 1838, non solo il sultano poteva essere nominato a capo del volost’: «Potranno essere posti al comando di un volost’ di kirghisi colo che provengono da una famiglia di sultani, e inoltre tutti coloro che hanno ricoperto il grado di ufficiale, hanno ricevuto onoreficenze per meriti di guerra, medaglie, caffettani d’onore, hanno ricevuto lettere di encomio da parte del governatore generale, e inoltre i membri dell’orda che, sebbene non abbiano nessuna delle suddette caratteristiche, possono contare su un particolare rispetto da parte del popolo, e in caso di votazione abbiano ottenuto la maggioranza; essi attenderanno l’aggiornamento della definizione dei loro doveri fino a quando avranno ricevuto le insegne che danno loro il diritto di essere riconosciuti dalle autorità» [14].

Il detentore di caffettano d’onore Kunanbaj Uskenbaev, senza dubbio rispettato dal popolo, meritevole della fiducia dell’impero, fu nominato capo del volost’.

Il 29 luglio 1845 a Kunanbaj nacque un figlio che il padre chiamò con il santo nome di Ibrahim, ma presto questo nome fu quasi dimenticato. La premurosa nonna Zere, temendo che il bambino, irrequieto e vivace, si facesse male, ad ogni passo gli diceva: «Abajla! Abajla!» («Attento! Fai attenzione!»). Fu così che egli ricevette un secondo nome: Abaj, con il quale è entrato nella storia del mondo come un poeta insuperabile, un esempio di saggezza della terra kazaka [1].

Nel libro dello storico E. Sydykov sono forniti materiali documentari e certificati d’archivio sull’apertura di una scuola per bambini.

Così recita un rapporto del distretto locale all’Amministrazione della frontiera dei kirghisi siberiani: «Il responsabile del volost’ Kučuk-Tobuklinsk, il capo Kunanbaj Uskenbaev nel rapporto del 3 gennaio ha espresso il desiderio che, per il bene comune e a beneficio dei kirghisi del volost da lui controllato, venga costruita una scuola per l’alfabetizzazione nella lingua russa dei bambini asiatici e non, e ha richiesto al distretto il permesso necessario ad inviargli un insegnante russo in grado di tradurre in lingua asiatica. Per il distretto di Karkarali abbiamo l’onore di trasmettere quanto sopra all’Amministrazione di frontiera. Alto sultano Taukin, Karkaralinsk, 12 gennaio 1845» [14].

Già il 16 febbraio 1845 al distretto giunse questa lettera del capo dell’Amministrazione di frontiera: «Considero molto utile l’intenzione del capo governatore del volost’ Kunanbaj Uskenbaev circa l’apertura di una scuola nel suo volost’, allo scopo di alfabetizzare i bambini nelle lingue russa e asiatica e impartire lezioni. Egli scrive che non ha a sua disposizione una persona che conosce bene sia il russo che l’asiatico e che a tal fine non prenderà sicuramente l’insegnante dai russi. Questo è stato reso noto all’inizio del mese dal capo Uskenbaev. Quindi che sia lui stesso a trovare la persona adatta ad insegnare ai bambini. E se non sarà possibile, che sia emesso l’ordine che uno degli interpreti del volost Kučuk-Tobuklinsk, libero dal lavoro, insegni ai bambini gratuitamente» [14].

Dopo aver ricevuto l’approvazione delle autorità superiori, Kunanbaj iniziò a formare una scuola per bambini. Kunanbaj aprì una scuola nella zona «Eski Tam», per alfabetizzare i bambini. La scuola era musulmana, gli insegnanti erano il Mullah Sarmolda e Gabitchan Gabdynazarula. Insegnando ai bambini l’alfabetizzazione russa e dando loro un’istruzione russa, contemporaneamente insegnavano l’Islam. La creazione di una scuola nel volost’ che governava rafforzò ulteriormente la reputazione di Kunanbaj. 

Nel 1846, per il fedele servizio reso al governo zarista, gli fu conferito il grado di alfiere. Questo fu il primo grado da ufficiale assegnato al capo del volost per aver dimostrato zelo nel servizio.

Il 5 settembre 1847 su iniziativa di Kunanbaj, si tenne a Karkaralinsk un incontro di capi di volost’, capi e bey, presieduto dall’alto sultano Taukin, durante il quale venne discussa la possibilità di costruire una moschea. Come riportato nelle minute della riunione, il discorso di Kunanbaj impressionò il pubblico. Fu lui a esprimere la proposta di costruire una moschea a Karkaralinsk. L’idea fu approvata da tutti i presenti. Kunanbaj costruì la moschea a sue spese, guadagnando così ancora più amore e rispetto dal popolo.

Abaj fu avviato dal padre fin dall’infanzia alle pratiche di governo della tribù. Seguendo l’esempio di suo padre, che ricopriva le funzioni di governatore coloniale del volost’ e alto sultano, anche Abaj fu nominato capo del volost’ di Mukyrsk, e al congresso dei bey della steppa tenutosi a Karamolinsk in occasione della fiera del 1885 fu nominato tobe bi (alto bey).  In questo congresso fu approvato il Codice legislativo di Karamolinsk, composto da 74 punti.

Abaj, fino alla fine dei suoi giorni, ha svolto informalmente la funzione di bey nella sua regione. Nonostante ciò, il talento poetico di Abaj prevalse sulle sue attività pubbliche e i suoi incarichi istituzionali. 

L’esempio di Abaj è stato seguito da suo nipote Šakarim, che ha scelto il percorso della creazione letteraria. Nel 2018 a Mosca è stato pubblicato il libro «Šakarim», di Erlan Sydykov presso la casa editrice «Molodaja gvardija» nella serie «Vite di grandi personaggi».

Il libro di Erlan Sydykov «Šakarim» racconta l’epopea del popolo kazako nel primo terzo del ventesimo secolo; contiene accurati ritratti politici e psicologici dei leader del movimento «Alaš», drammatici colpi di scena che hanno accompagnato il desiderio di creare uno stato kazako nel 1918, un triste elenco delle gravi perdite del popolo kazako negli anni ’20, saggi sulla vita di un numero significativo di figure della letteratura e della cultura del Kazakistan dei tempi di Šakarim, ritratti della cultura e della vita nella società kazaka prima e dopo la Rivoluzione di ottobre… Questo non è che un elenco largamente incompleto dei temi trattati in questo libro. Un quadro completo del ruolo e della partecipazione del protagonista del libro agli eventi e ai destini descritti può essere dato solo dalla sua lettura.

Šakarim, come già suo nonno Kunanbaj, era un hajji, avendo compiuto il pellegrinaggio ai santuari musulmani della Mecca e di Medina. Kunanbaj, come padre di Abaj e nonno di Šakarim Hajji, ebbe un’enorme influenza sulla formazione delle loro personalità.

L’immagine di Kunanbaj Hajji Uskenbaev presente nella letteratura, nella pubblicistica e negli articoli scientifici del periodo sovietico crea ancora molte polemiche, nonostante sia trascorso del tempo. Questa immagine non è svanita, nonostante alcune opere rivelino altre qualità di questa figura politica e pubblica del XIX secolo che non sono familiari al grande pubblico.

Lo storico polacco esiliato Adolf Januszkiewicz ha scritto lettere e documenti sui volost kazaki, sui sultani, sui bey, sui guerrieri, ecc. Particolarmente preziose sono le note su Kunanbaj Uskenbaev, capotribù autorevole e competente.

Kunanbaj stupì Januszkiewicz con una conoscenza inesauribile dello stile di vita tradizionale dei nomadi kazaki. Egli ha scritto: «… il bey Kunanbaj. Anch’egli è una grande celebrità nella steppa. Figlio di un popolano kirghiso, dotato dalla natura di saggezza, incredibile memoria ed eloquenza, serio, attento ai bisogni dei suoi compagni di tribù, grande conoscitore della legge della steppa e delle prescrizioni del corano, molto ben informato degli statuti riguardanti i kirghisi, giudice di incorruttibile onestà e musulmano esemplare, il plebeo Kunanbaj ha acquisito la fama di un profeta, a cui, dai villaggi più lontani, giovani e vecchi, poveri e ricchi, si affrettano a chiedere consigli» [16].

Kunanbaj fu un alto sultano responsabile di un enorme territorio in un periodo molto difficile. Credeva che un giusto governo, l’osservanza rigorosa delle leggi, la devozione al suo popolo, il rispetto per le tradizioni islamiche e nazionali dei suoi antenati fossero la chiave per l’ordine e la prosperità del popolo.

А. Januszkiewicz ha scritto: «Incoraggiato dalla fiducia della potente tribù dei Tobykty, eletto alla carica di capo del volost’, esegue l’incarico con abilità ed energia rare, e ciascuno dei suoi ordini, ogni parola, viene eseguita ad un cenno della testa. Una volta era un bell’uomo, ora sul suo viso ci sono tracce di vaiolo, diversi anni fa lo ha quasi portato nella tomba, come Mirabeau, ma durante un discorso ispirato fa dimenticare al pubblico il suo terribile volto sfigurato. Queste brutali conseguenze di una terribile malattia ogni volta risvegliano in lui dolci ricordi della simpatia dei connazionali che potrebbero essere «la prova dei suoi meriti e della sua levatura» [16]. La gente circondava la iurta giorno e notte, mentre Kunanbaj lottava con la morte in preda ad un tormento insopportabile. Le persone adoravano il loro capo, perché era uno scudo per loro contro l’ingiustizia e la violenza.

Nell’autunno del 1873, Kunanbaj annunciò ai parenti che sarebbe andato alla Mecca, per compiere l’Ḥajj.

L’Ḥajj a quel tempo sembrava un evento insolitamente rischioso [3]. Le persone che lo intraprendevano sembravano veri martiri. Il viaggio era stancante, risucchiava la forza vitale. Ma anche in questo contesto, l’idea di visitare il santuario della Mecca, ricevendo la purificazione e l’illuminazione, pur spaventando i deboli, rappresentava un sogno attraente per i forti nello spirito, per gli individui capaci di raggiungere i loro fini.

Pertanto, sebbene ai membri della tribù non dispiacesse l’idea del pellegrinaggio alla Mecca, erano spaventati dall’ignoto. Pochi dal Čingistau avevano visitato quelle terre. Kunanbaj doveva pensare a un nuovo modo di conoscere e raggiungere la santità, come si addiceva al leader religioso del popolo.

Dalla primavera del seguente anno, nel 1874, iniziò a vendere bestiame per raccogliere fondi per l’Ḥajj. Impartì istruzioni ai suoi figli riguardo alla gestione dell’economia. Come compagno per l’Ḥajj, Kunanbaj scelse il quarantenne Yzgutty, il suo intraprendente ed energico figlio, che diventò un assistente indispensabile in tutte le questioni religiose.

Oltre a Yzgutty, invitò a partecipare al viaggio il califfo Ondirbaj (un religioso, che insegnava nella madrassa), figlio di Asaubaj della tribù dei Bajbori della stirpe dei Karakesek. Ondirbaj avrebbe dovuto guidare la spedizione, poiché in precedenza aveva visitato la Mecca.

La comitiva passò attraverso Samarcanda, Merv, poi attraverso l’Iran da Mashhad ad Abadan, una città portuale nel Golfo Persico. Da qui sarebbe stato possibile attraversare con una carovana i deserti dell’Arabia, ma era difficile e pericoloso a causa del caldo intenso e della minaccia di disidratazione. Era più prudente andare via mare, aggirando la penisola arabica da sud, entrare nel Mar Rosso e sbarcare a Gedda. Da lì i pellegrini percorsero a piedi 90 chilometri nel deserto fino alla Mecca [14].

È stato un viaggio difficile. Migliaia di chilometri dovevano essere percorsi in carri, il più delle volte lungo strade cattive, attraverso paesi stranieri, sperando solo nella comprensione delle popolazioni locali per coloro che si recavano in pellegrinaggio ai luoghi santi. I dettagli relativi alla permanenza di Kunanbaj nella città santa dei musulmani sono pochi.

Kunanbaj costruì una moschea con una scuola a sue spese, crebbe ed educò il grande genio della steppa kazaka, Abaj, compì l’Ḥajj alla Mecca in tempi non facili per il popolo kazako. Tutto ciò denota la saggezza, la forza di volontà, la purezza del carattere di Kunanbaj. Non per niente il noto storico-etnografo polacco Adolf Januszkiewicz lo definì «genio della steppa» [16].

Il libro di Erlan Sydykov «Kunanbaj» è uno studio storico che restituisce giustizia alla memoria di una persona eccezionale nella storia del Kazakistan, dal momento che è scritto sulla base di materiali documentari e dati storici.

La vita e il lavoro di Kunanbaj sono mostrati in un contesto edificante, in cui viene mostrato il percorso di una persona che ha servito fedelmente la sua gente nel periodo storico più difficile per il suo popolo.

L’autore del libro utilizza non solo metodi storici generali per lo studio di personalità ed epoche, ma anche nuovi metodi sistemici e di civiltà, mostrando così al lettore la biografia e l’epoca del personaggio in un contesto più ampio.

Quindi, raccontando le azioni del sultano Kunanbaj, il ricercatore le espone attraverso una retrospettiva sulla storia del popolo kazako e della civiltà umana in generale. Qui vengono tracciati paralleli, vengono fatti confronti e tratte conclusioni sugli eventi storici più significativi di quel periodo. Le conclusioni corrispondenti non sono tratte dalla constatazione dei fatti, ma sono basate su documenti storici e archivistici reali, attraverso la loro spiegazione e analisi.

Quando si tratta di eventi significativi che vengono presentati come racconti tramandati oralmente dal popolo, che sono ulteriormente confermati da una serie di fatti affidabili. Oltre al lato puramente storico, si può vedere il tentativo dell’autore di mostrare norme e principi morali ed etici, fondamenti e tradizioni, valori spirituali e culturali che esistevano nella società kazaka in quel periodo.

In questo studio storico e biografico, sembrerebbe che si consideri il periodo più vicino e più documentato della storia del Kazakistan, ma tuttavia questo particolare periodo storico rimane insufficientemente studiato.

Ad oggi non è stata ancora data una valutazione inequivocabile da parte degli storici e dei rappresentanti delle discipline umanistiche sul periodo storico della colonizzazione del Kazakistan da parte della Russia. Pertanto, nello studio, il percorso del ricercatore viene tracciato attraverso la proiezione della personalità del protagonista, per mostrare il tempo e la realtà che accompagna la sequenza degli eventi storici.

Possiamo dire che questo lavoro è anche un contributo molto significativo a una serie di studi relativi alla storia di quel periodo e che può essere utilizzato da altri ricercatori.

È necessario tenere conto della complessità della relazione che si è sviluppata tra i circoli dominanti della società kazaka, soprattutto durante la guerra di Kenesary Khan con la Russia (1837-1847).

Kenesary Khan, che era un sultano kazako discendente di Gengis Khan, fu l’ultimo khan di tutte e tre le unioni (žuz) kazake, capo del movimento di liberazione nazionale dei kazaki per l’indipendenza dall’impero russo. Il nipote del famoso Khan Abylaj,  Kenesary Kasymov fin dalla tenera età si oppose al potere imperiale nella steppa. Si considerava obbligato a combattere per la vita libera e pacifica dei kazaki, come era ai tempi di Abylaj Khan. [8].

Il libro riferisce un dettaglio interessante: Kunanbaj, come membro del corpo di spedizione delle truppe coloniali, con duecento combattenti raggiunse le truppe in ritirata di Kenesary Khan e riuscì a portarsi alla distanza di un tiro di cannone, ma proprio in quel momento i soldati di Kenesary Khan stavano recitando la preghiera di mezzogiorno. Vedendo che le truppe coloniali stavano per cannoneggiare i nemici impegnati nella preghiera, Kunanbaj interruppe il massacro dicendo che se avessero sparato, la guerra avrebbe assunto un carattere non politico, ma religioso, il che non sarebbe stato di buon auspicio per i colonizzatori. In questo caso, si può notare l’intuizione politica del funzionario zarista e allo stesso tempo una simpatia nascosta per l’ultimo khan kazako [14].

 In tali difficili circostanze la chiarezza degli obiettivi, la volontà incrollabile, la determinazione e la lungimiranza insite in Kunanbaj lo aiutarono a trovare la via migliore per uscire dalla difficile situazione in cui si trovava. Questo è anche il periodo dell’ascensione di Kunanbaj al potere nel volost’ e nella provincia che gli erano stati affidati dalle autorità coloniali russe, come pure dell’estensione della sua influenza su un’ampia parte della società kazaka.

Nello studio, il personaggio di Kunanbaj non risulta solamente una figura politica su scala regionale, ma soprattutto su scala nazionale.

Il famoso teorico della storia Anthony Smith, studiando le moderne teorie della nazione e del nazionalismo, trae le seguenti conclusioni: «Forse più importante è l’assunto che tale passività delle masse debba essere integrata dalle manipolazioni delle élite, che i sentimenti delle masse inerti stiano solo aspettando che le élite li risveglino e li dirigano in una certa direzione secondo un piano di ingegneria sociale» [13]. Perciò, nella ricerca di Е. Sydykov viene fornita una spiegazione obiettiva del perché una parte significativa dell’élite kazaka scelse di parteggiare per le autorità coloniali, non dal punto di vista dei paradigmi generalmente accettati, ma attraverso un’analisi approfondita degli eventi storici in corso, in cui viene rivelato il loro obiettivo principale, ossia preservare l’integrità del popolo kazako, la sua identità nazionale, che esse individuavano come la chiave per il rilancio di una futura statualità.

Come affermò l’eccezionale leader dell’India, Jawaharlal Nehru parlando delle sue riforme: «Pertanto, dobbiamo essere guidati nelle nostre azioni dagli ideali dell’era in cui viviamo, sebbene possiamo aggiungere ad essi qualcosa di nostro e cercare di dare loro una forma coerente con lo spirito nazionale» [11]. A questo proposito, proprio come nel caso di J. Nehru, le riforme attuate dall’alto sultano Kunanbaj nella sua provincia perseguirono come obiettivo principale la conservazione ed il rafforzamento dei valori spirituali e nazionali.

La prova della sua partecipazione diretta alla costruzione di una moschea a Karkaralinsk è fornita da una pensione per pellegrini alla Mecca [9].  Ospitava, secondo varie stime, da alcune decine a cento persone. Il costruttore aveva disposto che tutti i pellegrini kazaki che arrivavano alla Mecca avessero l’opportunità di viverci gratuitamente.

A prima vista, potrebbe sembrare che la costruzione di un edificio per cerimonie religiose perseguisse solo obiettivi religiosi. Ma in ogni caso le intenzioni e gli obiettivi erano giustificati. La politica coloniale della Russia zarista non mirava solo alla realizzazione di obiettivi politici ed economici. La moschea di Karkaralinsk ha avuto un ruolo importante nel risveglio non solo dei canoni musulmani, ma dell’identità nazionale dei kazaki, che si è formata nel corso di molti secoli.

La costruzione di una pensione per pellegrini alla Mecca, ancora una volta, era dovuta al senso di orgoglio nazionale dei kazaki che nel diciannovesimo secolo non erano conosciuti nel mondo, e neanche nella maggioranza dei paesi musulmani. Per questo, la pensione per pellegrini alla Mecca ha svolto il ruolo non solo di rifugio per i pellegrini provenienti dal Kazakistan, ma anche della loro rappresentanza ufficiale in numerosi paesi musulmani del mondo, in quanto una delle tante nazioni presenti nel santuario. Possiamo dire che, in anticipo sui tempi, ha predeterminato il futuro del suo popolo, opponendosi anche all’espansione spirituale e ideologica delle autorità coloniali e intraprendendo le prime missioni diplomatiche all’estero.

Oggi, ovviamente, è impossibile trovare la pensione di Kunanbaj alla Mecca. La città è cambiata radicalmente nel corso di un secolo e mezzo e molte strutture della seconda metà del XIX secolo sono state demolite.

In questo libro, Kunanbaj è descritto come una persona profondamente spirituale, allegra e rispettabile che ha conservato il suo onore e la sua dignità in tutte le difficili vicissitudini che ha dovuto sopportare. Durante la sua vita ha dato un esempio di forza d’animo e determinazione senza pari. In tutti gli sforzi di Kunanbaj è evidente una profonda fede in dio e il dovere di servire il suo popolo nativo.

Nel libro «Kunanbaj» ci sono aforismi famosi di Kunanbaj, che vengono frequentemente ripetuti poiché si sono conservati nelle tradizioni, come: «Sacrifico il bestiame dall’anima, ma sacrifico la mia anima solo per l’onore»,  «Senza benedizione un eroe non può esistere, con una benedizione egli è invincibile», «Con l’erba, la terra sboccia, con il popolo sboccia l’eroe», «Un bey onesto non ha famiglia, un bey per nascita non ha onestà», «Colui che non è con la maggioranza rimarrà insepolto», «La folla spegne il fuoco, l’inganno ravviva il fuoco», «Impara dal popolo, allontanati dall’impudente», «Aiuta il debole, proteggi il delicato» [14]. I detti di Kunanbaj sono importanti ora e rimarranno rilevanti in futuro.

Kunanbaj era il padre di una grande famiglia, ha dato una buona educazione a suo figlio Abaj e a suo nipote Šakarim. La sua influenza si fece sentire in tutto il percorso lavorativo e di vita affrontato dai suoi discendenti. Una profonda conoscenza delle leggi e delle tradizioni non scritte del suo popolo ed una comprensione sobria ed equilibrata della realtà, queste sono le qualità che Kunanbaj è stato in grado di infondere ai suoi discendenti. Ha vissuto per la volontà del popolo, per le sue aspirazioni e si è preso cura di esso. Possiamo trovare le stesse qualità in Abaj e in Šakarim.

Ha allevato la sua progenie non solo nello spirito dell’Islam illuminato, ma allo stesso tempo ha dato loro un’istruzione europea. Così, ha realizzato dei cambiamenti irreversibili nel sistema di canoni consolidati dell’educazione tradizionale e della formazione dei kazaki.

Scrisse Abaj, orgoglioso di suo padre, in «Parole di edificazione», che «su questa terra non è mai avvenuto che un padre indegno potesse crescere un figlio come un grande uomo» [9]. Da queste parole di Abaj, si può capire come il figlio ammirasse la saggezza di suo padre, quanto fosse orgoglioso delle sue azioni.

Nell’ultimo anno della sua vita, Kunanbaj Uskenbaev era molto malato e morì nel 1885 all’età di ottantun anni. Con la morte di Kunanbaj terminò un’epoca. Il dominio secolare dello stato tribale nella steppa si concluse con l’ascesa di khan e capi tribù, che suddivisero i vasti territori della steppa tra tribù e stirpi.

Il libro di Erlan Sydykov è una descrizione completa della vita e dell’opera di una grande personalità della steppa kazaka. Possiamo affermare con sicurezza che Erlan Sydykov ha scritto «La via di Kunanbaj».

La biografia storica di personalità così straordinarie della storia del popolo kazako come Kunanbaj Uskenbaev è scarsamente studiata, molto è stato dimenticato o i documenti sono andati perduti.

Il libro di Erlan Sydykov «Kunanbaj» è solo l’inizio, sarà seguito da nuovi studi sulla storia e da biografie di personalità di spicco del popolo kazako. Per molte generazioni future, il percorso di vita di Kunanbaj sarà un brillante esempio di valore, giustizia e onore.

Traduzione per il CeSEM di Marco Ferrentino

Bibliografia:

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  8. Istorija Kazachstana (s drevnejšich vremen do našich dnej). In 5 tomi Т. 3. – Almaty «Atamura» 2010, – p. 768, ill., carte – pp. 535-540.
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