Uscita dall’eurocentrismo. Il grande potenziale del soft power russo

Pubblichiamo l’intervento di Stefano Vernole, responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo alla Conferenza europea organizzata dal Centro di Scienza e Cultura Russa di Madrid che si è tenuta il 28 ottobre nella capitale spagnola

La recente pandemia dovuta al Covid-19 ha evidenziato alcuni punti chiave riguardanti l’immagine della Russia nel mondo occidentale.

Inizialmente si è voluto sottostimare il problema Coronavirus, stigmatizzando la chiusura dei confini subito decretata dal Cremlino e accusando il Presidente Vladimir Putin di “logiche autoritarie” poco rispettose delle inviolabili libertà individuali proprie delle società liberali.

Stefano Vernole, responsabile delle relazioni esterne del CeSE-M

Compresa la gravità della situazione, l’Italia – seguita poco dopo da altre nazioni europee – ha rettificato la propria posizione chiedendo anche supporto alla Russia e ad altri Paesi non particolarmente allineati (Cina, Cuba, Egitto …) con maggiori disponibilità di personale e materiale sanitario.

Da qui è scaturito un quasi capovolgimento delle percezioni nell’opinione pubblica italiana; il video della partenza da Mosca degli aerei che trasportavano gli aiuti, pubblicato sulla pagina facebook della piccola Associazione culturale Russia Emilia Romagna ha riscosso un notevole successo mediatico (più di 515.000 visualizzazioni ad oggi), dimostrando il grande potenziale di simpatia di cui godono oggi in Italia la Federazione Russa e il suo Presidente Vladimir Putin (la pagina di informazione sulla Federazione Russa in Italia Russia Community, gestita dalla medesima Associazione culturale di cui sopra, conta su oltre 100.000 sostenitori).

Subito è però arrivata la “doccia fredda” proveniente dai media mainstream, evidentemente richiamati all’ordine da quelle forze atlantiche che rappresentano il vero deep state in tutte le nazioni europee ma soprattutto in Italia e in Germania.

Ecco che l’encomiabile lavoro dei medici russi all’Ospedale di Bergamo, svolto in totale gratuità, è stato prima trasformato in una presunta merce di scambio con eventuali promesse italiane (tra le quali vi sarebbe stata quella di togliere le sanzioni alla Russia): “Quando noi aiutiamo qualcuno lo facciamo gratis”, ha chiarito subito il Cremlino. Successivamente sono entrate in scena le “terze colonne” del Partito Americano che hanno dato adito alle teorie cospirazioniste più strampalate; alcuni hanno definito gli aiuti come il tentativo dei servizi segreti russi di raccogliere informazioni sulla NATO … altri come la volontà di trovare direttamente riscontri sul virus quale arma batteriologica cinese, una tesi quest’ultima portata avanti da quanti, anche nel campo occidentale, tentano di ingraziarsi Mosca per dividerla da Pechino. La prima accusa, in particolare, ha dato adito ad una dura polemica giornalistica con le autorità diplomatiche russe in Italia, sulle quali si è cercato di gettare discredito senza nemmeno nascondere la propria appartenenza al campo atlantista.

Come dimostrato anche recentemente dalle elezioni in Bielorussia e dal caso Navalny, l’eurocentrismo non accetta l’altro da sé; nel caso del Covid19, qualcuno avrebbe preferito veder morire la propria popolazione piuttosto che accettare il sostegno sincero e disinteressato di una Russia descritta ancora una volta potenza “autoritaria e revisionista”. L’atteggiamento di superiorità morale e culturale dell’Occidente è stato confermato dall’accoglimento della notizia relativa alla scoperta del vaccino russo contro il Covid19. Una ridda di prese di posizione dei presunti esperti (i quali durante la fase più acuta della pandemia avevano inanellato una figuraccia dietro l’altra), che sono giunti a contraddire anche le evidenze su “Sputnik” pubblicate da autorevoli riviste scientifiche internazionali come “Lancet”.

Prima di entrate nel dettaglio di quelli che sono i pochi suggerimenti possibili per rimediare a questa situazione di cortocircuito morale-intellettuale, bisogna ricordare un dettaglio significativo: poco più di un anno fa, in un convegno analogo tenutosi a Roma, lo scomparso Giulietto Chiesa stigmatizzava l’eccessiva occidentalizzazione dei media russi e in particolare l’americanizzazione della televisione. Infatti, secondo il giornalista italiano, in Russia vi erano ancora troppe persone convinte della migliore qualità del modello statunitense rispetto a quello nazionale. Chissà se oggi è ancora così.

E’ perciò necessario essere consapevoli che, nonostante le apparenze ufficiali, la Russia con la sua cultura, la sua spiritualità e – in definitiva – con la sua peculiare civiltà eurasiatica gode di una grande simpatia tra le masse europee, italiane in particolare.

Molte persone iniziano infatti a capire come l’imperialismo geopolitico messianico degli USA e della sua colonia europea (la UE) abbia condotto la civiltà occidentale in un vicolo cieco, al punto che oltre a dimostrare una quotidiana decadenza nei valori tradizionali essa non può più nemmeno vantare la superiorità tecnologica e scientifica dimostrata negli ultimi due secoli, essendo stata scavalcata in numerosi settori (sia nel dominio civile che in quello militare) dalla Cina e dalla stessa Russia.

Per riscuotere consenso, perciò, la Russia non deve voler piacere all’Occidente ma deve solo essere sé stessa, con le proprie idee-forza e la propria tradizione ben visibili.

Troppi europei, per non parlare degli americani, credono che Mosca sia solo il feudo di autocrati tartari, che i cittadini russi siano sudditi incapaci di intendere e di volere, che la Russia sia un Paese dominato dagli oligarchi e privo di classe media, un regno del male nel quale proliferano corruzione e prostitute. “Una Nigeria con le bombe”, come l’hanno definita alcuni analisti israeliani citati dallo scrittore ebreo russo Israel Shamir, oppure una nazione più pericolosa del terrorismo jihadista come l’hanno raffigurata altri commentatori occidentali.

Ora, se è vero che la politica europea appare allo stato attuale difficilmente distinguibile da quella statunitense, la Russia non deve cadere nell’errore opposto mettendo completamente da parte le potenzialità insite in una cooperazione con un Vecchio Continente, che si spera, sarà prima o poi autonomo dalla NATO, e le cui radici culturali rimangono ben diverse da quelle della talassocrazia americana.

Compito delle autorità russe sarebbe quindi quello di rafforzare organicamente la rete dei mass media alternativi e delle associazioni/gruppi di pressione amici che Mosca può vantare all’estero, specie in Italia, implementandone la cooperazione.

Va presentata al mondo la reale situazione di una Russia quale nazione sovrana, indipendente che crede nel multipolarismo e nella non ingerenza negli affari interni degli Stati sovrani, ma che non esita ad intervenire fuori dai propri confini quando i suoi interessi nazionali geopolitici e strategici vengono minacciati. Esiste poi una Russia interna, moderna ed efficiente anche dal punto di vista economico-finanziario e tecnologico/scientifico, purtroppo misconosciuta dalla grande maggioranza dei cittadini europei ed americani. Una nazione in cui è possibile fare impresa a condizioni vantaggiose e in cui prevale la sicurezza degli investimenti.

Ecco che un rafforzamento del proprio soft power all’esterno necessita solo di una descrizione del Paese non più mediata dal filtro dell’opinione pubblica mainstream; mostrare il volto migliore della Russia non potrà che giovare all’interesse nazionale e allo stesso tempo garantirà una migliore cooperazione internazionale.

Ribaltare lo storico assunto significa concedere poca importanza ai rapporti con il “potere ufficiale” europeo (la burocrazia di Bruxelles) per concentrarsi sulle evidenti opportunità e possibilità di consolidare un’immagine di nazione responsabile e matura nell’arena delle relazioni mondiali.

Chi è Stefano Vernole

Vicedirettore di “Eurasia” rivista di studi geopolitici – coordinatore del Centro Studi Eurasia Mediterraneo – segretario dell’Associazione culturale Russia Emilia Romagna