La farsa del virus da laboratorio: il complottismo anticinese della rete Bannon

di Marco Bagozzi

Nel variopinto mondo del complottismo in merito alla questione legata alla pandemia da coronavirus si sono scatenate le più disparate teorie, spesso e volentieri funzionali agli interessi dell’Amministrazione Trump.
In particolare è stato messo alla berlina il cosiddetto “modello cinese”, che con le serrate, il distanziamento sociale, l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine in particolare), il controllo e lo screening tempestivo di nuovi focolai, ha rappresentato per molti paesi un punto di riferimento, se pur con le dovute varianti e declinazioni particolari.

Il Governo cinese però è finito sotto attacco anche per aver nascosto l’epidemia nelle sue fasi iniziali o, peggio, averne causato lo scoppio, con un virus creato in laboratorio successivamente “fuggito” o usato come arma biologica. Spesso le due accuse si sommano creando una sorta di cortocircuito logico.

Ma se in merito alla prima circostanza, pur avendo una nostra ben chiara idea analizzando quelli che sono i documenti ufficiali[1] e non le ricostruzioni ex post spesso lacunose se non proprio inficiate di ideologismi e necessità strategiche, diventa complicato cercare di far modificare l’idea a chi a distanza di un centinaio d’anni continua ad invocare “il pericolo giallo” di (falsa[2]) mussoliniana memoria, sulla presunta origine “da laboratorio” del virus SARS-CoV-2 è importante mettere a fuoco alcuni punti fermi.

Innanzitutto la totalità del mondo accademico ufficiale concorda sull’origine naturale del virus. Una certezza che nasce dalle analisi contenute nel paper pubblicato dalla rivista scientifica Nature e scritto da un gruppo di studio capitanato da Kristian G. Andersen, che nelle conclusione riporta: «Sebbene le prove dimostrino che SARS-CoV-2 non è un virus manipolato intenzionalmente, è attualmente impossibile provare o confutare le altre teorie sulla sua origine qui descritte. Tuttavia, poiché abbiamo osservato tutte le caratteristiche degne di nota della SARS-CoV-2, incluso l’RBD ottimizzato e il sito di scissione polibasica, nei relativi coronavirus in natura, non riteniamo plausibile alcun tipo di scenario basato sulla teoria del laboratorio»[3]. Il genoma del virus sarebbe infatti troppo perfetto per essere frutto di un esperimento da laboratorio e mancherebbe quindi la “firma” genetica di chi ci ha lavorato sopra. Inoltre la ricostruzione del salto di specie (zoomia) da un pipistrello ad un ospite intermedio all’uomo è perfettamente coerente con quanto possibile studiare nel genoma del SARS-CoV-2. Questa conclusione è accettata da tutta la comunità scientifica e soprattutto, ad oggi, non esistono elementi probanti che ne dimostrino una alternativa.

E allora perché la teoria del “virus da laboratorio” è ancora così diffusa? E soprattutto chi spinge per diffonderla?

Andiamo per ordine. Il primo a diffondere la voce di un virus manipolato dall’uomo fu un ex agente segreto israeliano, Dany Shoham, che in un’intervista al Washington Times (da non confondere con il Washington Post) fa trapelare questa verità alternativa[4]. Ovviamente non può portare prove, ma parla di un progetto segreto di guerra biologica cinese, prima di smentire l’utilizzo improprio che certa stampa ha fatto delle sue dichiarazioni[5]. Siamo però ancora ad inizio epidemia e lo studio di Nature non è stato ancora pubblicato e, va riconosciuto, Shoham nella smentita parla di “origine naturale” come ipotesi più attendibile.

Ben più fragorose furono le dichiarazioni di aprile rilasciate da un Premio Nobel come Luc Montagnier, che dall’alto della sua autorevolezza parlò senza mezzi termini di un virus manipolato in laboratorio con innesti del virus dell’HIV[6]. Montagnier, che negli ultimi anni era stato duramente criticato dalla comunità scientifica per alcune prese di posizioni decisamente discutibili[7], rafforzò le sue dichiarazioni citando due studi: il primo, scritto dal suo collaboratore Jean-claude Perez, ex ingegnere della IBM che si occupa di biologia teorica, pubblicato su una delle cosiddette riviste “predatorie”, cioè senza revisione paritaria[8]; il secondo uno studio pubblicato su BioArxiv (un archivio online gratuito di articoli in versione preprint, dedicato alla biologia e alle scienze della vita) da un gruppo di ricercatori indiani alla fine di gennaio, secondo il quale 4 sequenze dell’allora denominato nCov2019 siano inserti del virus HIV e quindi frutto di ingegnerizzazione umana[9].

Lo studio, inconsistente e privo di fondamento, fu ritirato quasi immediatamente dal gruppo di studenti indiani. Naturalmente per il retropensiero complottista non servono le conferme scientifiche[10]: quello studio è stato «occultato misteriosamente»[11]. Inoltre il fatto che questo studio sia stato rilanciato dall’autorevole Premio Nobel ha permesso anche a testate più “moderate” di intitolare «La Cina chiarisca»[12], come se le dichiarazioni altisonanti senza prove abbiano un peso specifico maggiore di numerosi studi scientifici accreditati e pubblicati che dimostrano il contrario.

Dopo Shoham e Montagnier il terzo “pilastro” di questa teoria è la ricercatrice di Hong Kong, ma “scappata” negli Stati Uniti, Li Meng-Yan recentemente salita all’onore delle cronache per le sue dichiarazioni tranchant sull’origine “da laboratorio” del virus.

Se già ad aprile la Li aveva duramente accusato il Governo cinese, sostenendo che fosse a conoscenza della trasmissibilità del virus prima della crisi scoppiata a Wuhan, recentemente la ricercatrice (che non è una professoressa della School Of Public Health di Hong Kong) ha dichiarato ad una talk show generalista inglese (Loose Women) e in un’intervista a Fox News, canale notoriamente vicino alla destra americana, di avere le prove che incastrerebbero il Governo cinese sull’origine artificiale del SARS CoV-2.

Le prove sarebbero quelle pubblicate nello studio “Unusual Features of the SARS-CoV-2 Genome Suggesting Sophisticated Laboratory Modification Rather Than Natural Evolution and Delineation of Its Probable Synthetic Route“[13] redatto dalla Li e da tre colleghi affiliati alla “Rule of Law Society”, su cui torneremo.

Lo studio è un pre-print pubblicato sul sito web Zenodo, il che significa che non è stato sottoposto ad alcuna rigorosa revisione tra pari (peer review), ed è caratterizzato da un tono cospiratorio, che costringe il dibattito sull’origine del virus ad una questione politica legata alla censura di Pechino. Nella sostanza lo studio si rivela bizzarro e inconsistente, alla cui lettura alcuni scienziati di fama internazionale consultati dalla rivista Neewsweek hanno rilevato una serie di banali errori nell’analisi genomica del virus[14].

In Italia un’approfondita e molto tecnica analisi del documento ci è fornita da Marco Gerdol, ricercatore in genetica della Facoltà di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, nella pagina facebook Pop Medicine: «al di là dalle premesse complottiste messe in chiaro sin dall’abstract, si tratta di un lavoro estremamente debole che, come un enorme castello di carte, si basa su alcune assunzioni che, una volta debunkate, fanno crollare miseramente tutto l’impianto narrativo»[15].

Come già accennato, lo studio di Li Meng-Yan, già ribattezzato “Yan report”, è stato pubblicato come affiliato non ad un istituto di ricerca, ma ad una società privata la “Rule of Law”. Già questo fatto è particolarmente significativo dell’attendibilità di uno studio del genere, ma ancora più significativo è indagare sulla natura di questa associazione.

Già dalla home del sito web[16] troviamo una prima risposta: la ROL è una delle molte creature di Steve Bannon, il famigerato “uomo ombra” delle destre radicali europee, in passato consigliere di Donald Trump, che troneggia in tutte le foto di apertura con a fianco un uomo dai tipici tratti cinesi, che dalle FAQ scopriamo essere il “fondatore e donatore”: Guo Wengui, noto uomo d’affari cinese, accusato da Pechino di frode, corruzione e riciclaggio, che si definisce un dissidente, fin dai tempi delle proteste di Tienanmen sollevando le critiche di altri dissidenti[17]e ha un’inchiesta della FBI che gli pende sulle testa.

Dal 2017 Guo è uno dei maggiori finanziatori di Bannon ed è proprio sullo yacht del tycoon cinese che il fondatore di The Movement è stato arrestato con l’accusa di frode e riciclaggio dalla giustizia americana.

Diventa quasi superfluo aggiungere che Li Meng-yan è diventata una sorta di eroina in tutti i canali e gruppi social collegati alla rete Q-Anon[18].

Già a luglio scorso Bannon, dando voce alla Rule of Law, annunciò la “diserzione” di alcuni scienziati del laboratorio di Wuhan pronti a denunciare il Governo cinese con il supporto dei servizi segreti occidentali[19].

In attesa di queste nuove mirabolanti prove, diventa quasi banale andare a rintracciare il “filo nero” che unisce il sempre crescente complottismo (il che, si badi bene, è cosa ben diversa dalla “controinformazione”) sul web alla visione apocalittica, occidentalista e anticinese di Steve Bannon e delle destre radicali occidentali, che cercano di travisare una delle poche certezze che la comunità scientifica, nonostante gli strepiti di complottisti e di sedicenti “professionisti dell’informazione”, ha oggi sul coronavirus: l’origine naturale.

Note:

1. Rimando al Libro Bianco della lotta al COVID “Fighting COVID-19: China in Action” pubblicato su tutti i principali siti governativi cinesi

2. https://www.historicaleye.it/di-battista-cita-mussolini-ma-mussolini-non-ha-mai-detto-quelle-parole-history-fact-check/

3. Kristian G.Andersen, Andrew Rambaut, W.Ian Lipkin, Edward C.Holmes e Robert F.Garry, The proximal origin SARS-CoV2, in Nature, 17 marzo 2020, https://www.nature.com/articles/s41591-020-0820-9

4. https://www.washingtontimes.com/news/2020/jan/26/coronavirus-link-to-china-biowarfare-program-possi/

5. https://www.poynter.org/?ifcn_misinformation=israeli-spy-dany-shoham-claims-the-new-coronavirus-is-linked-to-the-chinese-secret-program-for-the-production-of-biological-weapons-at-the-institute-of-virology-in-wuhan-the-epicenter-of-the-infectio

6. https://www.agi.it/estero/news/2020-04-17/coronavirus-montagnier-wuhan-8364636/

7. Fra le altre gli studi sull’omeopatia e sulla memoria dell’acqua, sull’uso terapeutico della papaya nella cura del morbo di Parkynson e dichiarazioni che legavano la somministrazione dei vaccini all’autismo, senza pubblicare alcuno studio a sostegno di questa tesi.

8. Ad esempio: https://zenodo.org/record/3724003#.X2Jl94bOO5x

9. Il biologo Enrico Bucci in un post su facebook del 1° febbraio spiegò che «2 sequenze sono tipiche del coronavirus del pipistrello, mentre delle rimanenti 2 solo una è davvero conservata con HIV, ma è lunga solo 6AA il che significa che il dato è puramente casuale».

10. Chan Xiao, Xiaojun Li, Shyuing Liu, Yongming Sang, Shou-Jiang Gao e Feng Gao, HIV-1 did not contribute to the 2019-nCoV genome, in Emerging Microbes & Infections, Vol 9, 2020, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7033698/

11. https://www.gospanews.net/2020/04/14/wuhan-gate-2-hiv-nel-coronavirus-bio-arma-le-prove-dallo-studio-indiano-occultato-misteriosamente/

12. https://www.ilriformista.it/il-virus-e-nato-il-laboratorio-la-cina-chiarisca-84951/?refresh_ce

13. https://zenodo.org/record/4028830#.X2JxHYbOO5w

14. https://www.newsweek.com/fact-check-does-new-study-give-evidence-that-coronavirus-was-made-lab-1532068

15. La lunga e documentata dissertazione è in: https://www.facebook.com/medicipop/posts/180852096970818

16. https://rolsociety.org/

17 «Per vent’anni, però — notano i critici — Guo si è arricchito grazie all’edilizia, un settore che richiede contatti con il governo. Ed è stato denunciato da altri dissidenti («spia del Partito», «gangster» e anche «stupratore» sostiene una ex dipendente): tutte accuse che lui nega» https://www.corriere.it/esteri/20_agosto_21/chi-guo-wengui-suo-yacht-stato-arrestato-steve-bannon-344795a0-e3a1-11ea-ac83-4559b0176519.shtml

18. In Italia: https://www.byoblu.com/2020/07/14/vaccini-ogm-senza-controlli-via-libera-dallue-tg-byoblu24/

19. https://www.orwell.live/2020/07/19/bannon-il-virus-arriva-dal-laboratorio-di-wuhan-scienziati-cinesi-ci-daranno-le-prove