Dom. Apr 18th, 2021

“Uscire dall’euro si può, ma a patto di recuperare la sovranità monetaria”

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Ottima partecipazione per l’iniziativa organizzata dal Cesem, grazie al contributo di alcune sponsorizzazioni, sul futuro dell’euro e della politica industriale italiana.

Nel presentare l’incontro, il responsabile relazioni esterne del Cesem, Stefano Vernole, ha ricordato alcuni dati importanti per comprendere l’evoluzione dello scenario finanziario globale.

Dal calo dell’euro rispetto al dollaro, alla crescita preoccupante della finanza speculativa e dello shadow banking, al confronto tra banche europee e nordamericane che presenta un divario di redditività impressionante, dalla massa imponente dei crediti deteriorati ai sostegni governativi per le banche europee e statunitensi, tutto lascia presagire che un possibile nuovo default potrebbe colpire nei prossimi anni il sistema finanziario occidentale.

Il Prof. Nino Galloni ha egregiamente spiegato come nell’attuale fase del capitalismo, riassumibile nella definizione “finanziarizzazione dell’economia”, le banche non possano più guadagnare al ribasso ma solo giocare al rialzo, con effetti devastanti sull’economia reale.
Nessun economista è in grado di spiegare per quali ragioni arriverà la “ripresa”, visto che la riduzione della spesa pubblica sta ulteriormente impoverendo la classe media ed anche un’ipotetica diminuzione delle imposte non sarebbe sufficiente a rilanciare i consumi.

Con una stima di 4.000.000 di miliardi di euro di derivati, una cifra pari a 54 volte il Pil mondiale, l’obiettivo della massimizzazione del valore dei titoli segue ormai solo gli algoritmi matematici ma non senza alcun nesso con l’economia produttiva.

Gli scenari possibili sono essenzialmente quattro: 1) Un ritorno al sistema di pagamenti inaugurato a Bretton Woods, possibile solo se le grandi potenze si mettono d’accordo; 2) Un nuovo sistema di pagamenti internazionale, alternativo a quello guidato dagli USA e intrapreso concretamente dai Paesi del BRICS; c) L’uscita dall’euro e il recupero della sovranità monetaria a livello nazionale; d) Una grande guerra termonucleare voluta dall’alta finanza.

 

 

In relazione al terzo scenario, potenzialmente attuabile, per Galloni l’uscita dall’euro converrebbe all’Italia solo se ciò significasse il ritorno ad una vera sovranità monetaria, altrimenti si verrebbe esposti maggiormente al rischio speculativo.

In una prima fase di doppia circolazione monetaria si potrebbe affiancare all’euro una moneta fiduciaria, per abituarsi all’uscita dalla moneta unica europea attraverso un percorso di passaggi graduali e concreti in quella direzione.

A causa della crescita della popolazione a livello mondiale, il modello decrescentista è decisamente insostenibile, anzi bisognerebbe puntare per il mercato interno alla massima produzione possibile e all’esportazione delle eccedenze secondo il principio della massima competitività internazionale.

L’emissione di una moneta senza riserva di valore servirebbe solo per agevolare gli scambi e la produzione interna, con i profitti derivanti dalle esportazioni si pagherebbero invece le importazioni necessarie.

Un sistema economico misto, quindi, dove lo Stato guida l’economia e il mercato torna ad avere un ruolo regolatore; se il modello keynesiano tende all’azzeramento del saggio di profitto – quindi all’uscita dal capitalismo – la crescita della classe media si dirige verso un orizzonte indefinito.

Redazione