Intervista a Konstantin A. Babkin

Cesem, eurasia, mediterraneoIntervista a Konstantin A. Babkin, famoso imprenditore russo, presidente dell’associazione russa dei costruttori di macchine agricole “Rosagromash”, fondatore del movimento politico “Partito dell’azione” appoggiato da professionisti e imprenditori russi favorevoli alla modernizzazione dell’economia.

 

 

1) Dopo l’entrata della Russia nel WTO, quali sono le conseguenze geopolitiche nello scenario internazionale?

 

– Penso che l’еntrata nel WTO sia un brutto passo per la Russia. Essa stabilisce legalmente le condizioni diseguali di competizione tra i produttori russi e i produttori negli altri Paesi che hanno aderito all’organizzazione con condizioni più favorevoli.

Per esempio nell’Unione Europea circa il 40% del reddito degli imprenditori agricoli sono dovuti a sovvenzioni statali. Li si stanziano 700 miliardi di dollari per i sussidi agricoli. In Russia 4,4 miliardi, quindi 20 volte di meno. Russia può spenderli per il sostegno all’agricoltura . Pertanto, il mercato in Russia deve essere aperto.

 

– Sta parlando del mercato nel campo dell’agricoltura o in generale?

 

– Sto parlando del mercato dei generi alimentari, del mercato dei prodotti agricoli. Lo Stato russo praticamente non aiuta l’agricoltore, e la Polonia invece li aiuta. Di conseguenza, il confine è aperto ai prodotti, senza dazi. Così vediamo che non è redditizio investire oggi nell’agricoltura in Russia, possiamo vedere che in Russia ci sono vasti territori abbandonati.

In precedenza questi territori erano coltivati. I contadini li lavoravano. Prima – negli anni ’90, e anche fino a 10 anni fa – molti territori erano coltivati, ora sono stati abbandonati, l’area coltivata si sta riducendo. Negli ultimi 22 anni abbiamo dismesso dall’uso agricolo 22 milioni di ettari. È l’equivalente della superficie di Polonia e Germania insieme. Sono così tanti i terreni agricoli che  abbiamo abbandonato. E l’entrata nel WTO impone alla Russia di tagliare le sovvenzioni per l’agricultura, aprire il mercato alimentare ancora di più, riducendo ulteriormente il numero di posti di lavoro nelle campagne. E le nostre vaste terre le vedremo sempre più vuote.

Le conseguenze per lo scenario internazionale: penso che sia l’Europa che l’America, e tutto il mondo, perda da questo. Se la Russia fosse economicamente più sviluppata, se in Russia si sviluppasse l’agricoltura, qui sarebbe possibile fornire macchine agricole, fertilizzanti, tecnologia, animali riproduttori, sarebbe possibile fornire macchinari, sarebbe possibile un vasto commercio con la Russia. Le imprese italiane, tedesche avrebbero un grande business con la Russia.

 

– Se il mercato dell’agricoltura in Russia si ridurrà dove venderete i macchinari agricoli?

 

– Vendiamo circa l’80% in Russia, e il 20% viene esportato. L’Esportazione principalmente si indirizza verso i paesi dell’ex Unione Sovietica. 4 anni fa vendevamo 6500 mietitrebbiatrici, ora le vendite sono diminuite del 40%, ora se ne vendono 3500. Anche i produttori stranieri vendevano molte  più mietitrebbiatrici qualche anno fa. Pertanto l’entrata nel WTO priva i produttori russi e stranieri delle opportunità di vendita. Questo è un danno per l’economia.

 

2) L’entrata della Russia nel WTO ha fortemente diviso gli esperti, per alcuni la Russia poteva evitare di farlo avendo un mercato interno molto vasto, forte e vario, per altri invece era necessario. Secondo lei quella della Russia è stata una scelta obbligata, visto la presenza nel WTO di altre grandi economie, come quella cinese, o se ne poteva fare a meno?

 

– Penso che l’entrata nel WTO non fosse necessaria. La Russia dovrebbe perseguire delle politiche economiche ragionevoli rivolte alla creazione di posti di lavoro e creare le condizioni per lo sviluppo della produzione interna.

 

– Forse l’entrata è stata utile per gli altri tipi di mercati come il settore delle merci, del petrolio e gas, della metallurgia?

 

-Io credo che sia dannosa in generale. Ho partecipato a un dibattito su questo tema in Parlamento poco tempo fa. Nessun settore economico, nessuna industria della Russia ottiene possibilità aggiuntive dall’entrata nel WTO. Il petrolio e il gas si vendevano prima e si venderanno anche adesso. Gli imprenditori russi o sono contro, o prendono una posizione neutrale riguardo l’entrata nel WTO. I lobbisti principali che hanno spinto per questa mossa sono stati i funzionari statali. Io non conosco nemmeno un singolo imprenditore russo che abbia detto di avere bisogno del WTO.

 

3) La Russia, da questa mossa, in quali settori trarrà maggior giovamento e dove invece avrà difficoltà? In particolare nei settori dell’agricoltura, dell’energia e dei servizi finanziari quali possono esser le previsioni?

 

– Non vi sarà sviluppo in nessun settore. Alcune industrie soffriranno di più, altre di meno. Questo dipende dal tipo di produzione. Se l’industria si occupa di trasformazione primaria e produzione grezza, dipendente delle materie prime – rimarrà danneggiata di meno rispetto alle industrie di alto livello che producono merci più sofisticate.

I produttori di petrolio, gas, fertilizzanti sono meno danneggiati dal WTO, perché dipendono dalle materie prime, che vengono estratte dal terreno e indirizzate verso l’esportazione. Per loro non ci saranno ripercussioni significative. Ma i costruttori di macchinari, aerei, veicoli, attrezzature tecniche, macchine agricole, ecc., soffriranno molto.

 

4) Come giudica le riforme politiche richieste dal WTO per accettare l’entrata della Russia nell’Organizzazione? Una opinione personale sul Wto: come giudica l’operato della stessa, può esser considerato il libero mercato un vantaggio per i popoli, o solo per alcuni stati e/o una elite della popolazione mondiale?

 

– Con l’entrata nel WTO non è avvenuta nessuna riforma politica significativa e non penso che ne avverranno nel prossimo futuro. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda sul mercato libero: la risposta è che non esiste un mercato libero. Ci si immagina che il WTO sia un’organizzazione in cui tutti competono liberamente, commerciano alle stesse condizioni, come se tutti fossero nella stessa barca. I sostenitori dell’entrata nel WTO immaginano la situazione proprio così. Con l’esempio dell’agricoltura, ho già mostrato che le condizioni della competizione sono completamente diverse. Nel settore industriale non ci sono differenze. Il WTO stabilisce condizioni di concorrenza ineguali. Noi, per esempio, produciamo mietitrebbiatrici in Russia. Oggi abbiamo un tasso di interesse sul credito del 15% annuo. In Canada è del 2%. Inoltre in Russia l’energia elettrica è 2 volte più costosa. Le tasse sono più alte in Russia, il clima è più freddo, le spese per il riscaldamento sono più alte. Non c’è nessun supporto statale per le esportazioni. L’entrata della Russia nel WTO significa che anche se abbiamo condizioni peggiori, non dobbiamo imporre nessun dazio. Per noi tutto è più costoso, ma abbiamo bisogno di competere liberalmente. Questo vuol dire che qui in Russia stiamo gradualmente per smettere di produrre macchine agricole, aerei, ecc.

 

– Quindi lei prevede che tra qualche anno in Russia, a causa dell’entrata nel WTO, non ci sarà lo sviluppo della produzione di beni ad alta tecnologia, come sperato, ma al contrario resterà soltanto la produzione di materie prime?

 

– Il WTO impone tali condizioni non solo alla Russia, ma in tutti i Paesi in via di sviluppo. I Paesi in via di sviluppo sono particolarmente ricchi di materie prime ma hanno un’industria ancora debole che deve essere difesa. Così la produzione resta concentrata in Cina e in America. Per la gente l’entrata nel WTO porterà  ad una riduzione del numero di posti di lavoro.

 

5) Come mai ci sono voluti i negoziati più lunghi della storia per ottenere l’entrata della Russia nel WTO? Se durante l’Urss era una questione ideologica, dopo quali sono stati i problemi principali che ne ostacolavano l’entrata?

 

– L’adesione all’organizzazione era ostacolata dalle condizioni estremamente rigorose richieste alla Russia: la riduzione del sostegno alle campagne, e la riduzione della produzione di aeromobili, ad esempio. Pertanto i negoziati non sono stati facili fin dall’inizio. Non credo che ci sia stata una forza che deliberatamente impediva l’ingresso della Russia. E’ stato un baratto. Voglio anche aggiungere che la questione dell’adesione non è stata discussa ampiamente a livello di opinione pubblica. Alle aziende non sono state illustrate le conseguenze di questa adesione. Solo nell’ultima fase del processo, dopo la firma del trattato di entrata, ma prima della ratifica, i media hanno cominciato a dire: sì, il bilancio perderà a causa dell’entrata circa 500 miliardi di rubli all’anno, sì, dobbiamo ridurre la produzione di carne di maiale, non sosteniamo la produzione dei aerei, ma in generale è necessario entrare perché potremo commerciare meglio. La verità è che l’80% delle persone si dichiaravano e si dichiarano contrari.

 

– Quali sono le forze della Duma che erano contrarie?

 

– Abbiamo quattro partiti nella Duma. tre di questi quattro partiti erano contro: il Partito Comunista, il Partito Liberal Democratico e la Sinistra.  La ratifica dell’entrata è riuscita a passare solo grazie a Russia Unita. Questo è un esempio antidemocratico. Di come il dispositivo del nostro sistema politico sia sbagliato. Quindi, riassumendo, l’entrata per noi è un male, non è bello ed è un errore.

 

– Forse questo passo è stato fatto perché molti Paesi in tutto il mondo sono già nel WTO? Perché questo problema non è stato sollevato anche durante la presidenza Eltsin, quasi 20 anni fa, quando sono iniziati i negoziati?

 

-I negoziati all’inizio si sono svolti a porte chiuse e le persone interessate e gli imprenditori non sapevano nulla delle azioni che sono state concordate. E quando, dopo la firma del protocollo, sono state pubblicate le condizioni, la gente ha cominciato a capire di cosa si trattava, le voci contrarie hanno cominciato ad echeggiare, e si è alzata  l’indignazione della popolazione. E il fatto che molti Paesi siano già coinvolti, non è una giustificazione per la Russia ad entrare. La Russia poteva e anzi doveva prendere una decisione consapevole in base ai suoi reali interessi. Questo non è stato fatto.

 

Intervista di Antonio Grego e Danilo Della Valle