13 Ottobre 2026

zelensky

Putin
di Pepe Escobar Gli Stati Uniti non avrebbero dovuto colpire l’orso russo. Ora l’orso è completamente sveglio: dopo l’Ucraina, è probabile che i russi facciano piazza pulita dei belligeranti stranieri che si aggirano nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero. Ecco cosa succede quando un branco di iene cenciose, sciacalli e minuscoli roditori colpisce l’Orso: nasce un nuovo ordine geopolitico a una velocità mozzafiato. Da una drammatica riunione del Consiglio di Sicurezza russo a una lezione di storia delle Nazioni Unite tenuta dal presidente russo Vladimir Putin, dalla successiva nascita dei Baby Twins – le Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk – fino all’appello delle repubbliche separatiste a Putin affinché intervenisse militarmente per espellere le forze di bombardamento e ucraine sostenute dalla NATO dal Donbass, il processo che si è messo in modo è stato senza soluzione di continuità ed eseguito a velocità mozzafiato. La goccia (nucleare) che (quasi) ha fatto traboccare il vaso – e lo ha costretto a fare un balzo – è stata il presidente comico/ucraino Volodymy Zelensky, che, di ritorno dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco intrisa di russofobia, evento dove è stato salutato come un Messia, ha sostenuto che il memorandum di Budapest del 1994 dovrebbe essere rivisto e l’Ucraina dovrebbe essere dotata di armi nucleari. Sarebbe l’equivalente di avere un Messico nucleare a sud dell’Egemone. Putin ha immediatamente capovolto la responsabilità di proteggere (R2P): un costrutto americano inventato per lanciare guerre è stato adattato per fermare un genocidio al rallentatore nel Donbass. Prima è arrivato il riconoscimento dei Baby Twins, la decisione di politica estera più importante di Putin da quando ha inserito i jet russi nello spazio aereo siriano nel 2015. Questo è stato il preambolo per la prossima svolta: una “operazione militare speciale… mirata alla smilitarizzazione e alla denazificazione dell’Ucraina“, come lo ha definito Putin. Fino all’ultimo il Cremlino ha cercato di affidarsi alla diplomazia, spiegando a Kiev gli imperativi necessari per prevenire tuoni heavy metal: riconoscimento della Crimea come russa; abbandonare qualsiasi progetto di adesione alla NATO; negoziare direttamente con i Baby Twins – un anatema per gli americani dal 2015; infine, smilitarizzare e dichiarare neutrale l’Ucraina. Gli amministratori di Kiev, prevedibilmente, non avrebbero mai accettato il pacchetto, poiché non hanno accettato il pacchetto principale che conta davvero, che è la richiesta russa di “sicurezza indivisibile”. La consequenza, quindi, è divenuta inevitabile. In un lampo, tutte le forze militari ucraine tra la cosiddetta linea di contatto e i confini originali degli oblast di Donetsk e Luhansk sono state riqualificate come un esercito di occupazione nei territori alleati della Russia che Mosca aveva appena giurato di proteggere. Esci – o altro Il Cremlino e il Ministero della Difesa russo non stavano bluffando. Al termine del discorso di Putin con cui annunciava l’operazione, in una sola ora i russi hanno decapitato con missili di precisione tutto ciò che contava per l’esercito ucraino: aviazione, marina, aeroporti, ponti, centri di comando e controllo, l’intera flotta di Bayraktar, i droni turchi in dotazione all’esercito di...
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di Supratim Barman Quando il leader di Donetsk Denis Pushilin e il leader di Lugansk Leonid Pasechnik hanno chiesto formalmente il riconoscimento a Mosca, il successivo riconoscimento da parte di Vladimir Putin (come Presidente della Russia) il 21 febbraio 2022 della Repubblica popolare di Donetsk (DPR) e della Repubblica popolare di Lugansk (LPR) come Stati sovrani è stata forse l’azione più logica e profondamente umana che un leader politico di qualsiasi nazione abbia intrapreso nel 21° secolo. Rivela la profonda consapevolezza del popolo della Federazione Russa, delle cicatrici ancora aperte e del trauma del caos e della distruzione che caratterizzarono gli eventi della grande guerra contro il fascismo, che si concluse apocalitticamente nel 1945. Rivela anche la pura determinazione e la forza del carattere e la precisione della chiarezza di pensiero sotto forte pressione, e nel processo decisionale, del presidente russo e della figura eccezionalmente intelligente ed eroica del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Rivela anche cosa stavano fronteggiando in un ministro degli esteri britannico con l’ambizione di guadagnarsi il posto più alto all’interno del proprio gabinetto, ignara della distanza tra il Mar Nero e il Mar Baltico e quali parti della Federazione Russa sono ufficialmente riconosciute dal suo stesso governo come legalmente parte della Russia. Ha anche rivelato l’instabilità mentale e lo squilibrio di un capo di Stato, quello ucraino, che in un precedente avatar ha interpretato il ruolo principale di un clown in una commedia televisiva, e che ora, nella sua attuale reinvenzione, si scopre essere profondamente sconvolto e totalmente distaccato dalla realtà dell’amministrazione di una nazione, fatto attestato dalla minaccia di usare armi nucleari tattiche sul proprio territorio, indicando così chiaramente che poteva fregarsene della situazione catastroficamente pericolosa in cui stava mettendo la sua stessa gente; anche se, forse, pensando che questo fosse tutto uno spettacolo televisivo in cui interpretare un nuovo ruolo, quello di pagliaccio burattino su un palco imperialista. Rivela, inoltre, gli elementi fascisti che ora sono profondamente e pericolosamente radicati in ogni aspetto della società civile, dell’amministrazione governativa, delle bande di milizie armate, dell’esercito e delle autorità decisionali all’interno di un paese, l’Ucraina, che un tempo era considerato il granaio d’Europa. È triste credere che un leader di una nazione avrebbe chiesto alle sue forze armate di bombardare la propria gente fuori dalle loro case, indiscriminatamente dal fatto che fossero donne e bambini innocenti, in un inverno gelido e, poi, avrebbe apertamente cercato di ucciderli mentre fuggivano, tentando di bombardare a tappeto le vie di fuga. Queste sono tattiche uscite direttamente dalla mente fascista di un altro maniaco squilibrato che ha lasciato questo mondo, aiutato nel suo cammino verso l’inferno dall’esercito sovietico sotto il maresciallo Zhukov nel 1945. È anche triste la convinzione che queste stesse forze armate sarebbero, poi, effettivamente andate avanti e avrebbero fatto questo, (per essere precisi), uccidendo la propria gente in atti di folle violenza vendicativa per qualsiasi motivo le forze armate li avessero ritenuti meritevoli di tale punizione. Sembravano nutrire il pensiero che la loro stessa gente...