di Stefano Vernole PER APPROFONDIRE – LI WEI “CINA E ANTITERRORISMO”, ANTEO EDIZIONI Perché è nato il terrorismo? Le responsabilità occidentali secondo Pechino Nonostante le minacce interne, la Cina ha insistito negli scorsi anni a vedere la Comunità Internazionale come un tutto connesso e ha aderito al concetto generale di governance globale e cooperazione internazionale nell’antiterrorismo; per Pechino, ciò significa opporsi ai doppi standard nella valutazione delle minacce e riconoscere il ruolo guida delle Nazioni Unite. Nella sua visione geopolitica, “costruire una comunità dal futuro condiviso per l’umanità” attraverso la Belt and Road Initiative, la Cina guarda oltre ai conflitti religiosi e culturali ma ritiene che si possa garantire la sicurezza ed eliminare il terrorismo alla radice solo attraverso lo sviluppo economico1. Nel valutare storicamente la condotta internazionale delle grandi potenze, la Cina ricorda spesso come siano stati proprio gli aiuti statunitensi all’Afghanistan ad aver creato un’organizzazione terroristica come Al Qaeda; Bin Laden fece affidamento sul Pakistan per fondare una base a Tora Bora e in aree vicine al fine di supportare la jihad islamica in funzione antisovietica2. Proprio una branca locale di Al Qaeda si è insediata successivamente in Xinjiang rivendicandolo come parte del Turkestan orientale. Lo stesso processo di azione-reazione è avvenuto in Yemen, Somalia, Iraq e Siria (con Al Nusra)3. In Egitto, invece, gruppi islamisti provocarono nel 1997 l’uccisione di più di 60 turisti stranieri a Luxor. Gruppi terroristici di matrice non islamista si sono manifestati negli anni Novanta nei Paesi occidentali come la Gran Bretagna (minacciando di avvelenare il sistema di approvvigionamento idrico), negli Stati Uniti (con gli attentati dinamitardi dei suprematisti bianchi) e in Giappone (con l’attacco tramite gas nervino Sarin alla metropolitana di Tokyo nel 1995). Se risaliamo infatti alle origini del problema, la Cina non ha mai smesso di criticare duramente il colonialismo europeo4. In Sri Lanka, dove i singalesi buddisti sono circa il 74% della popolazione e gli indù Tamil il 14%, il dominio britannico adottò la strategia del divide et impera dando origine ad un risentimento reciproco tra i due gruppi etnici. Nel dopoguerra, la popolazione Tamil cercò di creare un movimento separatista nelle aree orientali e settentrionali, scatenando una guerra civile terminata pochi anni fa dopo un crescendo di attentati suicidi. Eurocentrismo, neo-colonialismo e visione unipolare rimangono perciò alla base del risentimento che ancora oggi si manifesta in alcune aree del Pianeta nei confronti delle politiche occidentali: ecco la necessità, secondo la Cina, di un radicale cambio di prospettiva. No al doppio standard e all’ingerenza mascherata da “diritti umani” La Cina ha criticato fortemente l’atteggiamento degli Stati Uniti dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991. Gli USA, in particolare, hanno ignorato la sicurezza e la sovranità degli altri Paesi basandosi sulla loro facoltà di intervenire militarmente e ingerirsi costantemente negli affari interni di nazioni sovrane, al solo scopo di esportare con la forza i valori e gli interessi nordamericani. Emblematico che dopo la guerra all’Iraq nel 1991, le forze estremiste che si oppongono alla presenza militare nordamericana in Arabia...