di Fabio Massimo Parenti Premessa – Per rimanere ai fatti degli ultimi decenni, partiamo da alcune constatazioni inconfutabili per contestualizzare in modo semplice la crisi Ucraina nei suoi rapporti con la Russia, o meglio nel bel mezzo della contesa geostrategica russo-statunitense, che suo malgrado coinvolge anche la Cina. Primo: la NATO è dominata dagli Usa e dai loro interessi strategici. Origine storica, peso finanziario-militare e controllo dei ruoli esecutivi chiave ne sono una conferma. Secondo: dall’implosione sovietica al 2020, la NATO si è allargata verso est inglobando altri 14 paesi tra Europa dell’est e Balcani occidentali. Terzo: la NATO ha preteso di divenire “globale”, come definito chiaramente nei nuovi concetti strategici dell’organizzazione (1991, 1999, 2010). Non deve sorprendere, pertanto, che contestualmente alla sua espansione, essa si sia impegnata in numerose guerre di invasione, dalla ex-Jugoslavia al Medioriente passando per il Nord Africa. Non più un’organizzazione multilaterale regionale e di difesa, dunque, ma globale e di offesa. Così facendo, agli occhi di molti paesi – tanto i nuovi emergenti in Eurasia (Russia, Iran e Cina soprattutto), quanto le vittime dirette delle sue aggressioni – la NATO è diventata sinonimo di “North Atlantic Threat”, ovvero “minaccia nord-atlantica, anziché “organizzazione del trattato nord-atlantico”. Quarto: il fallito stato ucraino, che gli Usa avrebbero voluto nella NATO come la Georgia, pur non essendo ufficialmente nella NATO, ha sviluppato negli ultimi venti anni vari meccanismi di dialogo e cooperazione con essa, come ad esempio la Partnership for Peace (1994). Insomma, la NATO è in Ucraina da molto tempo. Quinto: stiamo assistendo allo sgretolamento dell’Occidente e della fine dell’imperialismo occidentale. C’è un filo rosso che unisce queste prime constatazioni ed aiuta a comprendere come siamo arrivati a questo punto. Il dramma ucraino e le responsabilità occidentali – Senza risalire alla “rivoluzione arancione” ucraina del 2004-5, con la quale si è cercato di dare una sterzata anti-russa e filo-occidentale, gioverà soffermarsi almeno su ciò che accadde nel 2014 per aggiungere elementi di comprensione alla complicata situazione attuale. In quell’anno, il colpo di stato preparato e sostenuto dagli Usa, con le forze di intelligence e NATO, fece cadere il paese in una condizione di guerra civile permanente, dapprima in tutto il paese e poi nella regione orientale del Donbass. Col risultato di decine di migliaia di morti in otto anni di guerra, da imputare agli ultra-nazionalisti ucraini al governo e appartenenti a vari gruppi estremisti (Fatherland, Svoboda, Pravy Sector), che fin dal primo giorno della presidenza Poroshenko (e dentro al governo di Yatsenyuc, del partito Fatherland) hanno avviato una campagna di pesante discriminazione etnico-linguistica e politica contro i russi in Ucraina (lingua, partiti, organizzazioni e media banditi e resi illegali). Parliamo di gruppi di combattimento filo-nazisti, il più delle volte orgogliosi eredi degli ex-collaborazionisti del Terzo Reich. Questo ha sostenuto l’Europa a seguito degli Usa. Niente male come simbolo di democrazia e libertà. Non dimentichiamo, ma anzi sottolineiamo, che nei giorni precedenti il golpe del 2014 la Victoria Nuland – diplomatica di lungo corso statunitense, all’epoca assistente del...