Venti pacchetti di sanzioni europee, contromisure del Cremlino e una faglia geopolitica che rischia di ridisegnare i mercati globali. Eppure, nel cuore della Federazione Russa, circa 150 aziende italiane continuano a operare, strette tra l’asfissia burocratico-bancaria e la necessità di difendere vent’anni di investimenti strategici.