9 Giugno 2026

#ViadellaSeta

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Tibet fra geopolitica e nuova via della seta. di Gianbattista Cadoppi Per anni gli Stati Uniti hanno usato i separatisti tibetani come arma geopolitica per esercitare pressioni sulla Cina. Sulla carta il nuovo presidente americano Donald Trump dovrebbe essere meno interventista e non interferire negli affari delle altre nazioni. In realtà le prime mosse sembrano in tutt’altra direzione. La conversazione con la presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha interrotto una tradizione diplomatica di lunga data degli Stati Uniti e ha suscitato le proteste cinesi.   Addirittura Trump ha annunciato di voler usare la questione delle due Cine come aperta arma di ricatto per ottenere vantaggi nei rapporti commerciali con il gigante asiatico. Le spinte che si fanno avanti nel Congresso a tale proposito sono assai bellicose. Ci sono proposte di ritorsioni contro la Cina e addirittura contro chi ne appoggia le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale (esclusa Taiwan) in base alle delibere di un tribunale che gli americani non riconoscono.  Si ventilano persino sanzioni contro chi minaccia l’autonomia di Hong Kong dopo che Joshua Wong, il giovane leader studentesco, è andato a fare lobbying tra i più retrivi Cold Warriors presenti nel Congresso USA. Forse però la proposta più grave è quella dei congressisti repubblicani affinché il presidente neoeletto incontri il Dalai Lama. Cosa per altro non nuova tra i presidenti americani. Tutti i politici europei sono sensibili al fascino del Premio Nobel per la Pace e dato l’astio di Trump contro i musulmani non è detto che si possa giocare pure la carta dello scontro diretto tra buddismo e Islam, come sta avvenendo in Birmania e anche in Tailandia. Occorre rammentare la lunga storia del Programma tibetano della CIA. Washington si è sempre proposta di accentuare le tensioni etniche attraverso l’incoraggiamento del separatismo in Cina. I documenti della CIA declassificati nel 1998 fanno luce sulle operazioni segrete degli Stati Uniti nella Regione Autonoma del Tibet (TAR) negli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo. I sostenitori del Dalai Lama al Congresso, come il repubblicano Sensenbrenner, amano chiamare questi avvenimenti “protesta pacifica”.  In realtà si trattò di una palese attività di spionaggio e sabotaggio appoggiato dalla CIA. Il programma della CIA tibetano, cominciato concretamente nel 1956, si basa sulle promesse e gli impegni del governo americano con il Dalai Lama tra il 1951 e il 1956. Il programma era costituito da propaganda, operazioni paramilitari e spionaggio, opportunamente coordinate e supportate dalla CIA. Gli Stati Uniti e i propri alleati in Occidente hanno sempre armato ogni movimento separatista contro i loro rivali geostrategici. La lunga serie d’interventi comprende l’appoggio ai Fratelli della Foresta nei paesi baltici, ai separatisti ucraini, spesso ex collaboratori dei nazisti, contro l’Unione Sovietica nel primo dopoguerra, fino all’appoggio all’UCK contro la Serbia. Il sostegno ai movimenti separatisti come quello tibetano ha in gran parte lo scopo di applicare una pressione geopolitica. L’India fu utilizzata come piattaforma di appoggio per il separatismo tibetano fino al momento della guerra di confine del 1962. Probabilmente fu la stessa India di Indira...
Dopo il suo completamento, la ferrovia del Sichuan-Tibet formerà un anello con la ferrovia Qinghai-Tibet capace di recare ulteriori benefici economici con un sensibile miglioramento della capacità di rete stradale e il trasporto regionale e una maggiore integrazione dello Xizang con altre aree della Cina interna. Il sindaco di Linzhi, Wang Dui, ha salutato con lieta soddisfazione l’annuncio della costruzione della nuova linea ed ha espresso la speranza che questa venga completata il più velocemente possibile perché considerato il passaggio fondamentale per lo sviluppo dell’area, soprattutto per quel che riguarda l’afflusso turistico1. I dettagli sono ancora limitati ma sono state rese note le stazioni lungo la nuova ferrovia: Kangding, Ya’an, Changdu, Linzhi. Quasi 1.000 chilometri (il 74% della lunghezza complessiva sarà costruito su ponti e sotto gallerie) si trovano nel territorio dello Xizang e l’intero progetto dovrebbe essere terminato entro i primi mesi del 2030. L’altopiano tibetano è pronto a divenire una componente integrata nell’iniziativa pan-eurasiatica One road, One Belt del presidente Xi Jinping e l’ambizioso progetto ferroviario Sichuan-Tibet rafforza la sua posizione sulla mappa strategica cinese e inserisce la regione autonoma nel corridoio di trasporto della Cina verso l’Europa2; Chengdu, capitale in forte espansione della provincia dello Sichuan, si trova sul percorso della avveniristica Yu’Xin’Ou Railway  (渝新欧) una  ferrovia per il trasporto delle merci  che collega la città cinese di  Chongqing  con  Duisburg  ,  in Germania, la costa pacifica della Repubblica Popolare Cinese direttamente con il cuore dell’Europa continentale3.   Parlando della nuova linea che collegherà Lhasa al Sichuan, il Presidente della Regione Autonoma del Tibet, Losang Jamcan ha affermato che, dopo l’apertura della linea Qinghai-Tibet, si cerca, adesso, un rapido avvio dei lavori per la Sichuan-Tibet, infrastrutture che sarà in grado di portare ulteriore sviluppo sull’altopiano nel suo complesso consolidando, al tempo stesso, le zone di confine in generale, non perdendo di vista la sostenibilità ambientale degli interventi programmati: montagne verdi e le acque blu sono di beneficio non solo per il popolo del Tibet, ma anche per il paese nel suo complesso. Questo è il motivo per cui la costruzione di una civiltà ecologica e la tutela dell’ambiente ecologico costituisce la base dello sviluppo del Tibet4. Il XIII piano quinquennale per la Regione autonoma del Tibet ha illustrato il progetto “trasformazione e riqualificazione” del turismo in Tibet per i prossimi cinque anni. Secondo le stime della Commissione per lo sviluppo turistico di Lhasa, il Tibet vedrà 23 milioni di turisti nazionali e internazionali nel 2016, con un entrate calcolate in 3,3 miliardi di yuan5. Karma Tseten, la vice direttrice della commissione, ha spiegato che il turismo crescerà con una particolare attenzione per le caratteristiche regionali specifiche e che verranno promossi progetti di sviluppo sostenibile legati al “turismo +” (turismo + internet, turismo + sviluppo culturale, turismo + attività fisica) sulla base delle linee guida contenute nel XIII piano quinquennale il quale prevede che il Tibet sviluppi l’industria culturale (capace, nel solo 2015, di attrarre investimenti per 570 milioni di yuan e di fare registrare una produzione...
Sabato 1 luglio 2006 si inaugurò ufficialmente la cosiddetta “Ferrovia del Cielo”, la linea Qinghai-Tibet, collegamento ferroviario ad tecnologia che si estende per 1.956 chilometri – molti dei quali si trovano a 4.000 metri sul livello del mare con l’apice a 5.072 metri, almeno 200 metri più in alto rispetto alla ferrovia peruviana che attraversa la catena delle Ande, precedentemente la linea più elevata del mondo – tra la città di Xining, nella provincia di Qinghai, e Lhasa, capitale della Regione Autonoma del Tibet (TAR). Era il coronamento di un sogno durato un secolo: già nel 1912, poco dopo aver assunto la carica di primo Presidente della Cina, Sun Yat-sen, il padre della Cina moderna, aveva invocato una linea trans-tibetana per fare in modo di scongiurare che il Tibet finisse sotto il dominio della Gran Bretagna (che aveva già invaso il Tibet dall’India di dieci anni prima). Mao Zedong ripredse l’idea negli anni ’50. Negli anni successivi, furono molte le indagini sperimentali effettuate ma è soltanto negli ultimi anni che il governo cinese si è sentito pronta ad affrontare la sfida. Il 15 ottobre del 2005, l’allora Presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Hintao aveva salutato il completamento della posa dei binari per la ferrovia più alta del mondo con una lettera indirizzata ai costruttori e ai lavoratori – elogiando al contempo il progetto come un punto di riferimento per li anni a venire – i quali con la loro opera avevano raggiunto un risultato importante per la modernizzazione della Cina1, e fornito un mezzo di sviluppo economico e sociale per le regioni occidentali. Una di queste è lo Xizang/Tibet che costituisce un ottavo dell’intero territorio cinese, ma è caratterizzato da numerose difficoltà nel dotarsi di infrastrutture di trasporto moderne tanto che la diretta conseguenza è che lo sviluppo economico e sociale della regione è stato per lungo tempo ostacolato; la nuova linea ferroviaria – progettata per fare in modo che potessero essere trasportati il 75% di tutti i carichi diretti sull’altopiano tibetano – ha permesso allo Xizang di essere collegato con le altre parti del paese e di tagliare i costi legati al trasporto con un grande margine capace di stimolare la debole economia locale2. La ferrovia ha aperto le porte della regione più remota del mondo come niente era riuscito prima, portando ad una crescita esponenziale dei numeri relativi al flusso turistico: se nel 1987 erano stati solamente 44.000 coloro che avevano intrapreso la lunga e faticosa ascesa verso le bellezze del tetto del mondo, nel 2015 le presenze sono state qualcosa come 20 milioni (11 volte il flusso che veniva registrato prima della costruzione della Ferrovia del Cielo) che hanno portato ad un giro di affari di 28 miliardi di yuan (15 volte i dati del 2005)3. L’incremento nelle statistiche non afferisce soltanto le performance del settore turistico ma si estende a vari settori caratterizzanti l’economia della regione autonoma cinese. Dal 2006, infatti, anno dell’apertura ufficiale della linea Qinghai-Tibet, l’economia tibetana è cresciuta a passi da...