10 Giugno 2026

venezuela

Lo storico e deputato Juan Romero sottolinea il momento di mobilitazione nazionale vissuto dal Venezuela sulla questione dell’Esequibo. L’intervento di Delcy Rodríguez davanti alla Corte Internazionale di Giustizia viene letto come parte di uno sforzo sistematico per difendere sovranità e integrità territoriale.
All’inizio del gennaio 2026 la scena internazionale è stata attraversata da una svolta di straordinaria portata, quando il presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato catturato e arrestato a seguito di un’azione militare condotta direttamente dagli Stati Uniti a Caracas. L’operazione, che ha suscitato reazioni immediate tra governi, analisti e opinione pubblica globale, ha segnato un punto di rottura senza precedenti nelle relazioni tra Washington e Caracas.
1) Innanzitutto, occorre sgomberare il campo dalle più insulse boiate della propaganda a stelle e strisce: chiunque pensi davvero che l'aggressione armata USA al Venezuela sia legata alla "lotta al narcotraffico" è bene che si concentri sulle favole tipo "Biancaneve e i sette nani", anzichè sulla geopolitica.
Nel pieno delle tensioni generate dall’attacco statunitense del 3 gennaio e dal sequestro del presidente Maduro, il Vietnam ha riaffermato una linea di principio e di responsabilità: rispetto del diritto internazionale, rifiuto dell’uso della forza, appello al dialogo e continuità della cooperazione bilaterale. Una presa di posizione che giunge a poche settimane dalle celebrazioni per i 36 anni di relazioni diplomatiche, confermando il valore strategico del rapporto con Caracas.
L’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump contro il Venezuela ha sollevato gravi questioni legali. Dalle norme inderogabili del diritto internazionale – come la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione di Montego Bay – fino alle disposizioni della Costituzione americana, emergono violazioni sostanziali dei principi di legalità e dello stato di diritto, sia sul piano esterno che interno.
Il bombardamento statunitense e il sequestro del Presidente Nicolás Maduro segnano un salto di qualità nella strategia di “massima pressione” contro la Rivoluzione Bolivariana. Al centro della risposta istituzionale emerge Delcy Rodríguez, bersaglio di una guerra psicologica mirata a dividere il PSUV.
Le azioni statunitensi contro il Venezuela, dal sequestro di petroliere all’ipotesi di intervento armato, hanno suscitato critiche globali e allarme regionale. L’editoriale del Global Times chiede a Washington di assumersi la propria responsabilità morale, rispettare il diritto internazionale e sostenere la sovranità venezuelana.