15 Settembre 2026

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Nel febbraio 2021, i funzionari doganali del vasto porto container di Amburgo hanno scoperto 16 tonnellate di cocaina nascoste in container provenienti dal Paraguay: il più grande sequestro mai effettuato in Europa fino a quel momento, con un valore di mercato compreso tra 1,5 e 3,5 miliardi di euro.
La proposta di bilancio pluriennale per il 2028-2034 presentata nei giorni scorsi dalla Commissione Europea ha provocato a Bruxelles un piccolo terremoto. Il progetto – cruciale perché definisce le priorità politiche dell’esecutivo europeo e che dovrà mettere il blocco nelle migliori condizioni per rispondere agli sconvolgimenti internazionali in atto e alle sfide per la difesa e la doppia transizione energetica e digitale – prevede uno stanziamento di circa 2.000 miliardi di euro. Su base nominale è quasi il doppio rispetto a quello del settennato precedente 2021-2027 (1.270 miliardi): “Si tratta del bilancio più ambizioso mai proposto”, ha detto la presidente Ursula Von der Leyen.
di Giulio Chinappi La visita di Li Qiang in Germania e Francia dovrebbe essere colta da tutta l’Europa come un’occasione per riorientare le proprie relazioni estere e abbandonare la sudditanza nei confronti degli Stati Uniti. FONTE ARTICOLO: https://www.lacittafutura.it/esteri/la-visita-di-li-qiang,-un-opportunit%c3%a0-per-l%e2%80%99europa In carica dal marzo di quest’anno, Li Qiang sta effettuando in questi giorni (18-23 giugno) il suo primo viaggio in Europa in qualità di primo ministro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, nel corso del quale ha visitato la Germania e la Francia. Il viaggio Li Qiang dimostra come Pechino attribuisca ancora grande importanza alle relazioni con il continente europeo, in particolare con le due principali potenze di questa regione del mondo, nonostante la postura ostile spesso assunta dai governi dell’Europa occidentale nei confronti della Cina. Allo stesso tempo, i Paesi europei dovrebbero cogliere quest’occasione per iniziare un processo di miglioramento delle relazioni bilaterali con Pechino, al fine di aprire una nuova via alla differenziazione e di abbandonare la sudditanza nei confronti degli Stati Uniti. Migliorare le relazioni con la Cina, infatti, non significa scegliersi un nuovo padrone, visto che la politica estera cinese non mira all’egemonia come quella statunitense, ma garantirsi buoni rapporti con un numero più ampio di Paesi al fine di non essere dipendenti da nessuno di essi. Secondo l’editoriale del Global Times, quello di Li Qiang “non è solo un viaggio per portare avanti la loro tradizionale amicizia e approfondire la loro cooperazione, ma anche un importante visita per attuare la proposta del leader cinese [Xi Jinping] di promuovere lo sviluppo dei legami Cina-Europa”. Secondo la posizione cinese, infatti, l’Europa sarebbe un partner ideale per Pechino, visto che le due parti non hanno conflitti d’interesse fondamentali, ma allo stesso tempo la Cina è ben consapevole che l’Europa agisce fin troppo spesso sotto l’istigazione di fattori esterni, ovvero la politica imperialista di Washington. Nel caso della Germania, il primo ministro Olaf Scholz ha già tentato nel passato recente di operare un riavvicinamento con Pechino, quando ha visitato il Paese asiatico nonostante il parere contrario di una parte del suo governo e le minacce non troppo velate di Washington. Da questo punto di vista, dobbiamo riconoscere al cancelliere teutonico una maggior lungimiranza rispetto alla maggior parte dei leader occidentali. Anche in occasione del suo incontro con Li Qiang, Scholz ha ribadito che la Germania non ha nessuna intenzione di operare una “desinizzazione” della propria economia. Secondo quanto riportato dai media ufficiali, “i due Paesi hanno firmato più di 10 accordi di cooperazione in aree tra cui la produzione avanzata e la protezione ambientale, e hanno forgiato un maggiore consenso per la cooperazione nell’affrontare il cambiamento climatico e promuovere lo sviluppo verde”. Commentando la visita del primo ministro, gli esperti cinesi hanno affermato che la visita in corso del premier Li e i suoi colloqui con il cancelliere tedesco svolgeranno un ruolo importante nella stabilizzazione delle relazioni tra Cina e Germania e impediranno che i loro legami vengano interrotti da terze parti. In Cina si augurano infatti che i viaggi di Li in Germania e Francia possano...
Zelensky
di Thorsten Hinz FONTE ARTICOLO: https://www.geopolitika.ru/fr/article/guerre-dukraine-les-strategies-nefastes-des-etats-unis I politologi Ulrike Guérot e Hauke Ritz denunciano una massiccia influenza degli Stati Uniti nell’Europa orientale come un impulso decisivo della guerra in Ucraina. Secondo la loro opinione, Washington non può più essere considerata il guardiano del Graal dei “valori occidentali”. Secondo loro, infatti, gli Stati Uniti sono oggi “socialmente fatiscenti e culturalmente sfiniti”. La politologa Ulrike Guérot ha osato fare ciò che ha portato in modo prevedibile e logico al suo bando dal pubblico: con Hauke ​​Ritz, dottore in filosofia e specialista in questioni riguardanti la Russia, ha scritto un libro che assume una visione opposta rispetto alla lettura che è stata data della guerra in Ucraina. Vi riconosce, infatti, una manipolazione dell’opinione pubblica degna di quella messa in piedi nel 1914: “Ovunque si guardi, c’è un’esuberante presa di posizione a favore dell’Ucraina, una demonizzazione totale dell’avversario, una riduzione del nemico a una sola persona (Putin), assenza di contestualizzazione, una netta divisione tra bene e male, un rifiuto sdegnato della corresponsabilità, moralità a vantaggio della geostrategia“. Guérot e Ritz hanno collegato due serie di motivazioni: in primo luogo, la consapevolezza “che l’UE ha fallito come progetto politico”; in secondo luogo, “che l’immagine della Russia in Occidente è falsa o comunque insufficiente”. I due concetti sono dialetticamente legati: il suo fallimento rende l’UE incapace di assumere una posizione autonoma nella guerra in Ucraina e di esercitare un’influenza pacificatrice sul conflitto. La continuazione della guerra, a sua volta, rende perfetto il suo fallimento. Il conflitto geopolitico diventa così un “gioco finale” per l’Europa, con la prospettiva di degenerare definitivamente in un giardino e una massa a disposizione degli Stati Uniti. L’obiezione che l’Europa e l’UE non sono identiche non dovrebbe essere presa in considerazione qui. Una “guerra per procura americana” Quella che i media chiamano coerentemente “la guerra di aggressione di Putin” è per Guérot e Ritz “una guerra per procura americana preparata da tempo“, le cui radici risalgono ai primi anni 90. Hanno recensito libri, articoli e dichiarazioni di pensatori e strateghi americani e, da questi, hanno preso estratti. Citano Zbigniew Brzeziński, George Friedman, Robert Kagan, Charles Krauthammer e Paul Wolfowitz. Quest’ultimo era vice segretario alla Difesa sotto George W. Bush e era deciso a “impedire a qualsiasi potenza ostile di dominare una regione le cui risorse, sotto un controllo consolidato, sarebbero sufficienti per generare potenza mondiale“. Chiunque cerchi di generare un potere paragonabile a quello degli Stati Uniti è considerato un nemico. Mentre dopo il 1989 gli Stati Uniti hanno immediatamente identificato l’Europa come un potenziale concorrente, gli europei hanno avuto una visione “taglia unica” della cosiddetta comunità di valori occidentale. La strategia di Washington di separare l’Europa dalle risorse russe mediante un cordone sanitario non ha suscitato alcuna riflessione strategica. L’Ucraina diventerà totalmente dipendente dagli Stati Uniti Le “rivoluzioni colorate” e i “cambi di regime” nelle ex repubbliche sovietiche facevano parte della strategia americana. Nei paesi dell’Europa centrale e orientale, “giovani élite americanizzate con legami con Harvard e Washington” occupavano posizioni...
di Alaistair Crooke Traduzione di Costantino Ceoldo FONTE ARTICOLO: GEOPOLITIKA.RU Il Medio Oriente si troverà presto di fronte ad un’Europa divisa, che imporrà nuovi dilemmi alla regione, oltre a dover navigare tra le circoscrizioni della politica estera della Beltway che si contendono a Washington il primato sulla politica russa. Negli Stati Uniti è una gara a tre: i “falchi” estremi, come il senatore Graham, contro il campo realista, con il dottor Kissinger a metà strada. Anche in Europa le fratture sono presenti. Ma sono strutturalmente diverse. Per capire la frattura europea, dobbiamo tornare alla Conferenza NATO di Bucarest del 2008. Si tratta del famigerato evento in cui la NATO ha aperto le porte all’adesione dell’Ucraina e della Georgia. Il punto è questo: è stato il momento in cui la “UE occidentale” ha abdicato al dominio della politica estera dell’Unione Europea sull’Eurasia a favore della “UE orientale” (permettendo ai “russofobi” dell’est di “scodinzolare per l’intero cane della UE”). La struttura di potere dell’Unione si è spostata, dapprima sotto la pressione dell’“europeismo centrale” di Madeleine Albright e, successivamente, in modo graduale, con la manipolazione da parte del Dipartimento di Stato del blocco russofobico della UE e dei suoi alleati nel Partito Verde tedesco e nella Commissione. Ci sono pochi segnali che il blocco occidentale possa recuperare presto la propria leadership dai “massimalisti” della guerra in Ucraina e questo per diverse ragioni. In primo luogo, i leader occidentali della UE hanno dichiarato retrospettivamente (ad esempio la Merkel nell’intervista alla Zeit) di essersi opposti alla Dichiarazione di Bucarest. Eppure sono rimasti in silenzio nella loro opposizione, di fronte al crescente radicalismo dei “massimalisti” ucraini. Il pubblico interno occidentale comprende sempre più questo errore strategico. In altre parole, i grandi attori dell’Unione Europea sono rimasti, prima, con le mani in mano quando è stata fatta la Dichiarazione di Bucarest e, poi, quando il Presidente Poroshenko e i massimalisti della UE hanno fatto pressione affinché l’Accordo di Minsk fosse trattato come un inganno, in cui le sue disposizioni sarebbero state esplicitamente ignorate, a favore di una “NATOizzazione” furtiva e dell’addestramento e riequipaggiamento NATO delle forze armate ucraine – con l’intento esplicito di rafforzare l’Ucraina prima del prossimo confronto militare nel Donbass. radicali ucraini contro la Vecchia Europa – eclisserà e sostituirà queste vecchie divisioni. In parole povere, i radicali ucraini (incoraggiati da Blinken e altri) hanno legato la UE ad una politica di costante marcia verso l’escalation militare – un’escalation per “tutto il tempo necessario” – che, stando alle prospettive attuali, potrebbe rivelarsi più lunga di quanto la Vecchia Europa e i suoi leader possano politicamente sopravvivere nell’imminente recessione. Non c’è da stupirsi che si agitino impotenti. Questa “linea” politica si traduce in “sanzioni per sempre” nei confronti della Russia; una guerra in Europa con la latenza di allargarsi pericolosamente e in conseguenti enormi contributi finanziari dell’UE per l’Ucraina, che si estendono in un futuro indefinito. Ecco la chiave: gli Stati dell’Est possono godere del loro radicalismo nei confronti della Russia, mentre la Vecchia Europa...