8 Giugno 2026

tunisia

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di Omar Kamal Othman Khalifa Il presente articolo spiega brevemente in numeri la crisi economica tunisina. Sullo sfondo del colpo di stato di Saied, vengono analizzate eventuali alleanze che potrebbero formarsi con l’Arabia Saudita, gli Emirati e l’Egitto, all’indomani dell’estromissione di Ennahda dalla vita politica del paese, essendo quest’ultimo un partito legato alla Fratellanza Musulmana. Si analizza quindi la valenza che un ipotetico aiuto economico da parte dei Paesi del Golfo potrebbe avere per Saied e la sua transizione politica. Infine, si pone una breve analisi alla costituzione del nuovo governo a guida Romdhane, e a come esso si innesta in un frangente politico che vede Saied e il suo programma politico da una parte, e il bisogno di prestiti internazionali dall’altra. Numeri di una crisi economica profonda I numeri parlano da soli: Moody’s, famosa società privata statunitense di ricerca finanziaria, ha stimato un deficit fiscale del Pil del 7.7% nel 2021 e un rapporto debito pubblico/Pil di quasi il 90%, di cui il 70% estero; trend in chiaro aumento dal 2013, quando il debito pubblico/Pil si assestava ‘solo’ al 40%. La disoccupazione è al 20%, e se si considera solo quella giovanile, si arriva al 40%. Il dinaro si è svalutato del 64% dal 2011. Secondo le stime della Banca Centrale Tunisina, il Paese avrà bisogno di 3.5 miliardi di dollari per poter pagare i salari statali e i debiti esteri di quest’anno. A tal proposito, Abdelkarim Lassoued, il responsabile dei finanziamenti e dei pagamenti esterni della Banca Centrale Tunisina, ha fatto riferimento, rivolgendosi ai media locali, a “trattative in stato avanzato” con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, al fine di ottenere assistenza finanziaria per far fronte a questa crisi, sebbene non siano note le cifre di questo eventuale accordo. L’appoggio di Emirati, Arabia ed Egitto, contro Ennahda e la Fratellanza Musulmana Se si analizzano gli equilibri politici in ballo, questo aiuto non sembra arrivare per caso. Gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita, assieme all’Egitto, sono da sempre nemici giurati della Fratellanza Musulmana, entità politica che promuove un’agenda politica di stampo islamico, la quale viene vista da questi Paesi come una minaccia esistenziale ai loro regimi, soprattutto alla luce del supporto popolare che questo gruppo islamico ha guadagnato dopo le rivolte della Primavera Araba. Il blocco emiro-saudita-egiziano ha difatti etichettato la Fratellanza Musulmana come organizzazione terroristica. L’azione del presidente Saied, da molti considerata un vero e proprio colpo di stato, che ha congelato temporaneamente le funzioni del parlamento e rimosso l’immunità dei suoi deputati, nonché destituito il governo, ha inficiato principalmente l’influenza di Ennahda, partito politico con più seggi nel parlamento tunisino e politicamente allineato alla Fratellanza Musulmana. Alla luce di ciò, non c’è da meravigliarsi che l’azione di Saied sia stata accolta, dagli organi di stampa egiziani, sauditi ed emirati con toni di solidarietà e supporto. Ad alimentare i sospetti che il colpo di mano di Saied sia stato un qualcosa di preterintenzionale e orchestrato ad hoc, con l’aiuto dei Paesi avversi alla Fratellanza, concorrono...