17 Giugno 2026

tumulti kazakhstan

Articolo tradotto da Paolo Marcenaro Nur-Sultan, 14 marzo 2022 – Alla sessione plenaria speciale del Mazhilis (la Camera bassa del Parlamento -NdA-)), i massimi funzionari delle forze dell’ordine del Kazakistan, il Commissario per i Diritti Umani e un importante avvocato per i Diritti Civili hanno risposto alle domande sull’indagine sul processo relativo alle rivolte di gennaio in Kazakistan. La sessione, durata tre ore e mezza e trasmessa in diretta sui canali televisivi nazionali e online, è diventata un’azione senza precedenti che ha coinvolto parlamentari di tutte le fazioni politiche, riflettendo la gravità del calvario che il Paese ha attraversato all’inizio dell’anno corrente. Descrivendo quanto accaduto a gennaio, il procuratore generale ha diviso gli eventi in tre ondate. In primo luogo, ci sono state manifestazioni pacifiche incentrate sulle richieste economiche, che sono state soddisfatte. Si stima che circa 50.000 persone abbiano preso parte a queste manifestazioni. Poi, diversi estremisti si sono uniti ai manifestanti. A causa delle loro attività sobillatorie e provocatorie, sono scoppiati gli scontri. Infine, elementi criminali e banditi si unirono alle manifestazioni, trasformandole in una violenta agitazione. Il procuratore generale Berik Asylov ha osservato che “abbiamo visto la combinazione di estremismo, radicalismo criminale e religioso”. Ha detto che dozzine di strutture ad Almaty, compreso l’aeroporto, sono state vandalizzate, i negozi di armi sono stati attaccati e molte armi da fuoco sono state sequestrate. I criminali hanno danneggiato più di 800 telecamere di sorveglianza stradale. I civili venivano usati come scudi umani e i veicoli come arieti. Asylov ha sottolineato che l’obiettivo finale di tali azioni era la presa del potere, pertanto tali azioni sono considerate un atto di terrorismo. Ha inoltre notato conseguenze irreversibili che si sarebbero potute verificare se i responsabili degli atti violenti avessero avuto successo nei loro piani, inclusa la perdita della statualità e la scomparsa dell’ordine costituito. In risposta alla domanda su chi ha istigato gli eventi di gennaio e chi c’era dietro gli attacchi terroristici, il Procuratore Generale Berik Asylov ha riconosciuto che in questo momento è difficile per lui rispondere a questa domanda. Tuttavia, ha rassicurato che “avremo una risposta circostanziata ed esauriente entro la fine delle indagini”. Passando alla questione dei casi oggetto di indagine, Asylov ha informato che 44 casi penali sono oggetto di indagine sull’organizzazione e la partecipazione a rivolte di massa. Un totale di 46 procedimenti penali sono legati ad atti di terrorismo. Il procuratore generale ha chiarito che lo scopo degli atti terroristici era quello di intimidire la popolazione, distruggere strutture strategiche per paralizzare la capacità di intervento delle autorità. Secondo il Procuratore Generale, un totale di 766 persone sono ora in custodia con varie accuse da parte di tutte le forze dell’ordine che indagano sulle conseguenze dei violenti disordini. Di questi, 19 sono cittadini di paesi stranieri, tra cui gli Stati confinanti di Uzbekistan e Kirghizistan. L’oratore ha anche osservato che circa 230 persone sono morte durante gli eventi di gennaio, tra cui 19 agenti di polizia e forze dell’ordine. Complessivamente, 3.500 agenti di sicurezza sono rimasti...