15 Luglio 2026

trattato del quirinale

Macron_Draghi_Quirinale_2021_(2)
di Lorenzo Borghi Il 26 novembre 2021 l’Italia e la Francia hanno siglato il Trattato del Quirinale. L’impegno per i due Stati europei è a 360 gradi e verte su tematiche molto significative, alcune riprese dal Recovery Plan rafforzandole attraverso uno stretto rapporto bilaterale italo-francese. Ad ogni modo, questo trattato è una grande sfida e occasione che l’Italia dovrà saper sfruttare al meglio. La storia del continente europeo ha sempre raccontato del perpetuo conflitto sia bellico che politico tra la Germania e la Francia. All’interno di questo asse, in passato è stata la Gran Bretagna a fungere da ago della bilancia delle sorti geopolitiche europee, ma dopo la Brexit la situazione è cambiata. Questi due imponenti Stati europei sono andati alla ricerca del nuovo partner con cui controbilanciare l’avversario e, ad oggi, pare che sia stata la Francia ad aver effettuato la prima mossa: dopo un anno di negoziati, il 26 novembre 2021 Francia e Italia hanno siglato il “Trattato del Quirinale”, ovvero un accordo bilaterale riguardante temi della ricerca e dell’innovazione ma anche di politica estera, migrazione e cooperazione europea. L’accordo italo-francese ha visto come interlocutore il Segretario di Stato statunitense Antony Blinken, il quale ha sempre interpretato un avvicinamento tra la Francia e l’Italia come uno strumento per garantire al Mediterraneo un controllo da parte dei due alleati europei e permettere agli Stati Uniti di concentrarsi maggiormente nell’area indopacifica. Analizziamo i principali articoli del Trattato del Quirinale, premettendo che molti di essi si collegano l’uno con l’altro. ART. 1 (AFFARI ESTERI) “[..] 2. A tal fine, le Parti istituiscono meccanismi stabili di consultazioni rafforzate, a livello sia politico che di alti funzionari, in particolare in caso di crisi e alla vigilia di importanti scadenze. […] 3. Riconoscendo che il Mediterraneo è il loro ambiente comune, le Parti sviluppano sinergie e rafforzano il coordinamento su tutte le questioni che influiscono sulla sicurezza, sullo sviluppo socioeconomico, sull’integrazione, sulla pace e sulla tutela dei diritti umani nella regione, e sul contrasto dello sfruttamento della migrazione irregolare. [..] 4. Le Parti adottano iniziative comuni per promuovere la democrazia, lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la sicurezza nel continente africano.”.1 L’articolo 1 del Trattato evidenzia come il raggio d’azione della cooperazione internazionale tra i due Stati debba essere incentrato nel Mediterraneo e nel continente africano, così come voluto e auspicato dal Governo statunitense. Tale visione comune, nell’idea italiana, ha come obiettivo quello di garantirsi una presenza all’interno della Libia, specie dopo l’accordo tra Eni e Total. Inoltre, tale cooperazione permetterebbe all’Italia di avere un alleato forte all’interno del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite. Un’occasione che i futuri governi italiani non dovranno sperperare e dovranno essere in grado di portare avanti, soprattutto in sede di dibattito nel Consiglio di Sicurezza sulle tematiche riguardanti il futuro della Libia. Si può, inoltre, osservare come la tematica libica sia spesso e volentieri al centro dei discorsi di politica estera italiana dall’Italia liberale, passando per il ventennio fascista e giungendo all’attuale era repubblicana. La risoluzione dell’Assemblea...