10 Giugno 2026

terra dei puri

Il Pakistan è ritenuto il vero vincitore del rocambolesco ritiro statunitense dall’Afghanistan, vittoria che si aggiunge al sempre più solido legame di Islamabad con la Cina e all’aperto sostegno fornito alla Russia nei riguardi della guerra in Ucraina, oltre alla collocazione geograficamente strategica tra Medio ed Estremo Oriente e al fatto di essere l’unico Paese islamico dotato di armamento nucleare. È forse per questa ragione che si spiega la ragione dell’attuale crisi politica pakistana, con la quale sembra sia in corso un tentativo di cambio di regime (e quindi di rotta) all’interno della Terra dei puri. Ne parliamo con Daniele Perra, brillante e prolifico studioso di geopolitica che recentemente ha dato alle stampe il libro “La terra dei puri. Geopolitica ed ideologia del Pakistan” (scopri come acquistare il volume con il 20% di sconto), col quale fornisce un importante contributo alla comprensione di un Paese fin troppo ignorato e mal compreso nel panorama italiano. Il dott. Perra darà anche una lezione proprio sul Pakistan nel nostro corso l’Asia vista da Mosca e Pechino. Dottor Perra, il primo ministro pakistano Imran Khan ha recentemente denunciato quello che ritiene essere un tentativo di cambio di regime da parte di forze estere. Per quanto per ora Khan sia rimasto al potere, vi sono segni di forte tensioni interne, fomentate anche dai numerosi interessi che le grandi potenze nutrono nei confronti di questo Paese strategico. Come si stanno muovendo gli Stati mondiali nei confronti del Pakistan, e chi potrebbe essere interessato ad attuare un cambio di regime? Innanzitutto è bene chiarire che la situazione è ancora in evoluzione. Imran Khan è riuscito inizialmente ad evitare il voto di sfiducia grazie ad una prima dichiarazione di incostituzionalità da parte del Presidente dell’Assemblea, ma, in un secondo momento, è stato messo in minoranza dal parlamento. Oggi, il nuovo Primo Ministro pakistano è il politico e uomo d’affari Shehbaz Sharif, fratello del più noto Nawaz Sharif, e presidente del Pakistan Muslim League (Nawaz): Partito fondato dallo stesso Nawaz nel 1993 dopo la dissoluzione dell’Islamic Democratic Alliance. Dunque, in qualche modo (per mezzo di una manovra parlamentare di compravendita di seggi, qualcosa a cui siamo abituati anche in Italia), il cambio di regime si è già concretizzato. A questo proposito, si rende necessaria un breve digressione per meglio capire il panorama politico pakistano. Ad oggi, sono tre i principali Partiti politici in Pakistan: il già citato PML(N), il Partito del Popolo Pakistano (PPP), facente riferimento alla famiglia Bhutto-Zardari, ed il Pakistan Tehreek-e-Insaf (il Movimento pakistano per la giustizia legato alla figura dell’ex campione di cricket Imran Khan). I primi due Partiti hanno in qualche modo segnato la storia politica del Pakistan degli ultimi cinquanta anni, alternandosi al potere con periodi di dittatura militare. Il PPP venne fondato da Zulfiqar Ali Bhutto (padre di Benazir) sul finire degli anni ’60 del secolo scorso. Questo, inizialmente, aveva un orientamento di tipo socialista-nazionale. Bhutto nazionalizzò l’industria dell’acciaio pakistana e cercò di attuare una politica di bilanciamento tra Stati Uniti ed...