15 Agosto 2026

Tecnologia 5G

5g
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://www.lacittafutura.it/esteri/il-fallimento-dell%e2%80%99uso-politico-del-5g-contro-la-cina Mentre gli Stati Uniti continuano a fare pressione sugli altri Paesi per escludere le aziende cinesi dalle reti 5G, la Repubblica Popolare pensa già alla tecnologia 6G. Per alcuni anni, il dibattito sulla tecnologia 5G ha tenuto banco da diversi punti di vista, alimentato sia da alcune teorie del complotto che da una chiara volontà politica da parte degli Stati Uniti di ostacolare l’avanzamento cinese in questo settore. Lasciando in disparte le più fantasiose teorie antiscientifiche, come quella che vedeva una connessione tra il 5G e la diffusione del Covid-19, dobbiamo invece sottolineare come la nuova tecnologia sia stata al centro di una vera e propria lotta geopolitca tra Washington e Pechino. Il rapido avanzamento tecnologico delle aziende cinesi, Huawei in testa, ha messo con le spalle al muro i rivali occidentali, in particolare quelli nordamericani, che hanno capito troppo tardi di essere i perdenti della corsa al 5G. A quel punto, Washington non ha avuto altra scelta se non quella di passare all’arma politica, facendo pressione sui governi europei per escludere Huawei, società cooperativa più o meno direttamente controllata e finanziata dal governo di Pechino, con l’assurda scusa dello spionaggio. Mentre in Cina, Corea del Sud ed altri Paesi asiatici il 5G è ormai una realtà consolidata, alla quale hanno accesso decine di milioni di utenti, la smania anticinese degli occidentali li ha lasciati decisamente indietro da questo punto di vista. La prima ad obbedire ai diktat statunitensi era stata, sin dal 2020, la Gran Bretagna, che sotto il governo di Boris Johnson ha estromesso Huawei dalla costruzione della rete 5G. Un vero e proprio suicidio economico per Londra, che ora si trova a dover smantellare le numerose infrastrutture già costruite dall’azienda cinese per un costo di oltre due miliardi di sterline, mentre la rete 5G britannica verrà completata con due o tre anni di ritardo rispetto a quanto inizialmente previsto. Oltre al Regno Unito ed agli Stati Uniti, anche Australia e Nuova Zelanda hanno immediatamente deciso di escludere Huawei dalla corsa al 5G sui propri territori, mentre il Canada ha resistito fino al maggio 2022, quando il governo ha a sua volta emesso un provvedimento contro la società cinese. Ottenuta la fedeltà degli altri principali Paesi anglofoni, Washington ha tentato di convincere anche gli altri Paesi europei a fare altrettanto. A parte la Polonia e la Repubblica Ceca, pochi Paesi dell’Europa continentale sembravano inizialmente intenzionati a seguire gli ordini della Casa Bianca. In Germania, la questione Huawei ha creato una spaccatura interna all’allora governo di Angela Merkel, con il ministro degli Esteri Heiko Maas che sembrava voler appoggiare la richiesta di Washington, mentre il ministro dell’Economia Peter Altmeier, conscio dei danni che tale scelta provocherebbe, si era immediatamente espresso contro l’esclusione dell’azienda cinese. La Deutsche Telekom aveva poco prima annunciato che la rete 5G tedesca è pronta ad essere ultimata con la collaborazione di Huawei ed Ericsson, affermando di conseguenza che un’improvvisa estromissione dei cinesi avrebbe rappresentato un danno ingente per Berlino, quantificabile in tre miliardi di euro e ben cinque anni di ritardi. La situazione era stata affrontata in un dossier interno alla Deutsche Telekom, nel quale eventualità veniva vista...