19 Luglio 2026

suicidio economico germania

olaf-scholz-removebg-preview
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: giuliochinappi.wordpress.com La Germania si trova in una posizione molto difficile, costretta a scegliere tra i propri interessi nazionali e le politiche antirusse in nome della fedeltà all’atlantismo. All’interno del governo di Berlino emergono due tendenze opposte. Lo scorso 12 febbraio, il governo ha subito un duro colpo in occasione delle elezioni svoltesi a Berlino, dove il Partito Socialdemocratico di Germania (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD) ha patito una clamorosa sconfitta per mano degli storici rivali dell’Unione Cristiano-Democratica di Germania (Christlich Demokratische Union Deutschlands, CDU). Un risultato che non deve essere considerato come aneddotico, sebbene la formazione dell’amministrazione locale sia ancora in bilico tra i due partiti principali, ma che palesa un certo malcontento nei confronti del partito che attualmente detiene il controllo del governo federale sotto la guida del cancelliere Olaf Scholz. In tutta la Germania, infatti, sale il malcontento per la cattiva gestione della situazione internazionale da parte del governo teutonico, all’interno del quale emergono due tendenze contrapposte: la prima, quella guidata proprio da Scholz, che cerca di tenere conto degli interessi nazionali della Germania, legati anche ai buoni rapporti con la Russia e la Cina; la seconda, invece, che fa capo al ministro degli Esteri Annalena Baerbock, la quale propone la totale sottomissione agli ordini provenienti da Washington nel nome della fedeltà alla linea atlantista. Razionalmente, la linea proposta da Baebock significa il suicidio di quella che viene generalmente considerata come la prima economia del continente europeo, ma che ora mostra tutte le sue debolezze, vista la forte dipendenza energetica nei confronti della Russia. Le sanzioni unilaterali imposte dall’Occidente collettivo a guida statunitense contro Mosca si sono rivelate un boomerang per tutta Europa, ma per Berlino in particolare. Secondo quanto riportato dall’Istituto dell’economia tedesca di Colonia, infatti, la Germania dovrebbe perdere ben 175 miliardi di Euro nel corso del 2023, pari al 4,5% dell’intero prodotto interno lordo tedesco, se la situazione dovesse restare quella attuale. L’aumento dei costi energetici, causato dall’interruzione dei flussi di gas provenienti dalla Russia, sta portando gravi conseguenze a tutte le aziende del Paese. Come riportato dal sito German Foreign Policy, la BASF, una delle più grandi compagnie chimiche al mondo, ha appena annunciato la chiusura definitiva di uno dei suoi due impianti di produzione di ammoniaca a Ludwigshafen, e questa viene considerata come la prima chiusura di un grande impianto industriale tedesco causata dalla guerra economica contro la Russia. La stessa BASF ha spiegato che i costi del gas naturale sono aumentati di due miliardi di euro nel 2022, nonostante una riduzione dei consumi di circa un terzo. I redattori di German Foreign Policy non possono che giungere alla logica conclusione che “le conseguenze della guerra economica occidentale contro la Russia stanno quindi accelerando il declino industriale dell’Europa”. In effetti, la produzione chimica in Europa è diminuita del 5,8% nel 2022, mentre a livello mondiale è aumentata del 2,2% grazie alla crescita significativa in Cina e negli Stati Uniti. Questo dimostra come le sanzioni antirusse siano in realtà figlie di un progetto ben calcolato da parte di Washington volto all’eliminazione dei principali...