Il viaggio del Primo Ministro Phạm Minh Chính tra Kuwait, Algeria e Sudafrica, con partecipazione al G20 di Johannesburg, inaugura la nuova proiezione del Việt Nam verso Medio Oriente e Africa, culminata nel Partenariato Strategico con Pretoria.
Sudafrica
Dopo l’annunciata guerra commerciale di Trump, le relazioni tra Stati Uniti e Sudafrica sono ora al minimo storico.
Che l’avvento di Trump alla Casa Bianca non facesse presagire nulla di buono nei rapporti tra Washington e Pretoria era prevedibile.
Per la prima volta dalla fine dell’apartheid, l’ANC, il partito di Nelson Mandela, ha dovuto stringere accordi con altri partiti per formare un governo. Questo potrebbe influenzare anche la politica estera del Sudafrica, in particolare per quanto riguarda la difesa del popolo palestinese.
Negli ultimi trent’anni, la politica estera del Sudafrica si è svolta in un intricato equilibrio tra alleanze storiche, interessi economici e impegno multilaterale. Le azioni recenti dimostrano come il Paese sia sempre più pronto a prendersi le proprie responsabilità di potenza emergente che promuove un nuovo ordine multipolare.
Il tanto atteso vertice dei BRICS segna una tappa determinante nella transizione a un mondo multipolare. Dopo mesi di rumors e aspettative, di provocazioni e di progettazioni, finalmente i leader di Paesi, aziende e movimenti politici si sono riuniti per scrivere nuovi capitoli della Storia. Cosa sta succedendo?
Pubblichiamo il documento finale redatto al XV Vertice dei Brics che si è tenuto a Johannesburg (Sud Africa) dal 22 al 24 agosto 2023. “Noi, i leader della Repubblica Federativa del Brasile, della Federazione Russa, della Repubblica dell’India, della Repubblica Popolare Cinese e della Repubblica del Sud Africa, ci siamo incontrati a Sandton, in Sud Africa, dal 22 al 24 agosto 2023 per il XV BRICS Summit tenutosi sul tema: “BRICS e Africa: partenariato per una crescita reciprocamente accelerata, uno sviluppo sostenibile e un multilateralismo inclusivo”.
di Philip Pilkington FONTE ARTICOLO: https://unherd.com/thepost/the-new-brics-alliance-is-a-mortal-threat-to-the-west/ Una nuova valuta di riserva globale minerà la supremazia del dollaro USA. Questa settimana è stato annunciato che l’Iran e l’Argentina avevano chiesto di aderire ai BRICS. Il BRICS — che fino a poco tempo fa è stato composto da Brasile, Russia, India, Cina, e il Sudafrica — è un forum che consente ai paesi al di fuori delle economie sviluppate occidentali di stringere alleanze su questioni economiche. Man mano che il numero di aderenti aumenta, la sua influenza e importanza economica cresce. La scorsa settimana in uno dei forum BRICS il presidente Putin ha annunciato che la Russia, insieme alla Cina e alle altre nazioni BRICS, si sta preparando al lancio una nuova valuta di riserva globale costituito da un paniere di valute dei paesi BRICS. In caso di successo, una tale valuta di riserva costituirebbe una minaccia diretta per il dollaro USA, valuta attualmente dominante. È difficile non leggere le due storie come parte dello stesso quadro generale. L’Iran e l’Argentina stanno saltando sul carro perché intravedono un’opportunità per costruire un’alleanza alternativa alla globalizzazione guidata dall’Occidente. Nel frattempo, gli altri membri del BRICS li stanno invitando a bordo perché sentono l’odore del sangue poiché vedono grandi debolezze economiche messe in luce dal rapido crollo delle sanzioni occidentali contro la Russia. Un nuovo blocco commerciale, con una propria valuta di riserva, potrebbe rappresentare una minaccia per l’Occidente e per il dominio del dollaro USA? Quasi certamente sì. Nella loro forma attuale, i BRICS rappresentano circa il 31,5% del PIL mondiale, dato aggiustati sulla base della parità del potere d’acquisto. Con l’aggiunta di Iran e Argentina, questo sale al 33% del PIL mondiale. Questo è un enorme potenziale blocco commerciale e il 33% del PIL globale è certamente sufficiente per giustificare una valuta di riserva. Ma oltre a questo, il potenziale per le sinergie tra i paesi è enorme. Presi insieme, i paesi BRICS espansi producono attualmente circa il 26% della produzione globale di petrolio e il 50% della produzione di minerale di ferro utilizzato per produrre acciaio. Producono, inoltre, circa il 40% della produzione mondiale di mais e il 46% della produzione mondiale di grano. Se questi fossero tutti scambiati nella nuova valuta di riserva, diventerebbe immediatamente una pietra angolare dell’economia mondiale. Nel frattempo, il dollaro USA sta già cedendo. All’inizio di giugno, il FMI ha pubblicato un rapporto dimostrando che il dollaro USA oggi costituisce il 59% delle riserve globali — scenario molto diverso da quel 70% che ha costituito nel 1999. Il rapporto rilevava che i gestori delle riserve della banca centrale stavano spostando attivamente i loro portafogli lontano dai dollari e verso valute non tradizionali. Ora immagina cosa succederebbe se i BRICS lanciassero la loro valuta di riserva; chiamiamola “BRIC”. Supponiamo che il BRIC fosse detenuto come una riserva più o meno in linea con l’importanza del blocco in termini di PIL globale e che prendesse ugualmente un morso da tutte le altre riserve. L’impatto sarebbe simile al grafico qui sotto. Come possiamo...
Dopo aver svolto alcune settimane or sono un convegno dedicato all’ALBA ed alle dinamiche geopolitiche dell’America indio-latina, i rappresentanti del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Esteri e Comunitari hanno organizzato venerdì 10 luglio un seminario dal titolo “Il mondo con i BRICS”, proprio in contemporanea con il vertice annuale di queste cinque potenze globali (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Il summit di Ufa, però, si è svolto nell’indifferenza quasi totale dei media e del governo, come denunciato nell’introduzione dell’evento dal vicepresidente della Commissione, l’On. Alessandro Di Battista, il quale ha colto l’occasione per preannunciare il prossimo incontro, da svolgersi dopo l’estate e dedicato proprio all’informazione, con la partecipazione di grossi nomi della cosiddetta “controinformazione”. Di Battista ha ribadito che il suo movimento “non è filoamericano né filorusso, ma filoitaliano” ed è quindi interessato a informare adeguatamente i cittadini, affinché si rendano conto delle prospettive che il BRICS può offrire all’Italia, che in questo momento versa in una condizione di sudditanza nei confronti degli Stati Uniti d’America. L’aspetto più interessante riguarda ad esempio la nascente banca dei BRICS, che il premio Nobel per l’Economia Muhammad Yunus già auspica che possa compensare le mancanze ed i rigori del Fondo Monetario Internazionale. I parlamentari 5 Stelle, ha ricordato il deputato romano prima di presentare i relatori della sessione iniziale, hanno già presentato una mozione in cui chiedono che l’Italia interrompa le sanzioni nei confronti della Russia, per colpa delle quali è già andato in fumo il 20% dei proventi del tradizionalmente florido commercio italo-russo mentre gli USA hanno contemporaneamente incrementato del 15% i propri scambi con Mosca. Il consigliere politico dell’ambasciata brasiliana Leandro Zenni Estevão ha aperto i lavori ricordando come il vertice di Ufa sia la diretta prosecuzione dell’incontro di Fortaleza dell’anno scorso, durante il quale la presidenza di turno sudamericana aveva impresso un’accelerazione al consolidamento della collaborazione tra i cinque colossi del BRICS per giungere ad un mondo multipolare. La Nuova Banca di Sviluppo (i soci fondatori per statuto avranno sempre almeno il 55% del capitale ed hanno già versato 10 miliardi di dollari pro capite, in attesa di ulteriori contributi da parte di nuovi partner sino a giungere a quota 100) ed il Dispositivo di Riserva (forte di altri 100 miliardi di dollari, accantonati per garantire supporto agli Stati membri qualora si trovassero in difficoltà finanziarie) sono i primi strumenti concreti di questa cooperazione globale, che era inizata dopo che il fallimento di Lehman Brothers aveva messo a nudo le bolle finanziarie e speculative sulle quali si regge il sistema economico imperniato sugli Stati Uniti. Come in ambito politico il G-20 aveva guadagnato maggiore rappresentatività rispetto ai vertici G-7 e G-8, così si auspicava una riforma della governance finanziaria globale: le strutture FMI si sono tuttavia dimostrate refrattarie ad ogni cambiamento, obbligando i BRICS a compiere una scelta alternativa, che dimostra le loro capacità di intervento congiunto e la fiducia reciproca, testimoniata anche dall’incremento del 300% nei traffici intra-BRICS. La nuova banca, con sede a Shanghai, si...