6 Settembre 2026

special eurasia

A cura di Silvia BoltucSpecialEurasia published the sixth report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “Geopolitica del programma nucleare dell’Arabia Saudita” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Introduzione1 Per anni gli idrocarburi hanno rappresentato la voce principale delle entrate nazionali dell’Arabia Saudita e l’industria petrolchimica ha consentito alla famiglia saudita di distribuire sussidi che gli sono valsi la fedeltà della popolazione. Il benessere ottenuto a partire dalla scoperta dei primi giacimenti che ha permesso di ridisegnare il profilo del paese traghettandolo nell’era moderna ha negli ultimi anni subito una battuta d’arresto, tanto che Riad si è trovata a dover tagliare il bilancio nazionale per far fronte alla riduzione degli introiti del settore petrolchimico. A seguito della crisi del prezzo del petrolio nel 2014 e della contrazione del mercato l’Arabia Saudita ha registrato un deficit del 15% del PIL al punto da dover attingere alle riserve nazionali per far fronte alla spesa pubblica. Di recente, a seguito della pandemia di Covid-19 e della guerra dei prezzi con Mosca, Riad si è trovata a dover fronteggiare un nuovo shock del mercato petrolifero. La mancanza di fiducia nel settore da parte degli investitori dovuta all’instabilità degli ultimi anni, la progressiva transizione verso le energie rinnovabili che contribuirà a rendere i prezzi fortemente volatili e, infine, i prezzi a ribasso che consentono l’entrata nel mercato a nuovi attori (benché l’Arabia Saudita all’interno dello stesso cartello Opec vanti la produzione al minor prezzo e quindi una certa resilienza e potere di condizionare il mercato) hanno costretto Riad ad affrontare il problema della diversificazione energetica. Sommario Programma Nucleare Saudita 4 Cooperazione con la Cina 7 Conclusioni 12 Il crescente benessere del paese che si è tradotto nella realizzazione di moderne infrastrutture, la crescita della popolazione e la necessità di far fronte alla produzione di acqua dissalata hanno aumentato notevolmente la domanda interna di idrocarburi, riducendo le quantità destinabili all’export necessarie per coprire il bilancio nazionale. Va altresì sottolineato che, come le altre monarchie del Golfo, l’Arabia Saudita tenta non solo di essere al passo con la modernità ma ancor più di essere pioniera, come dimostrato dall’ambizioso progetto Saudi Vision 2030 presentato nel 2016 e il progetto della città futuristica NEOM. Il tentativo di far fronte alla necessità di diversificazione energetica trovando fonti alternative affidabili e con un tasso di produzione sostenuto e soprattutto costante, oltre che in linea con i progetti di transizione ecologica a cui sempre più governi prendono parte, si è tradotto nello sviluppo di un programma nucleare all’interno del piano di impiego di energie pulite. Programma Nucleare Saudita I paesi del Consiglio di cooperazione per gli Stati arabi del Golfo (GCC) hanno cominciato a nutrire interesse per le tecnologie militari già alla fine del secolo scorso. Nel dicembre 2006 hanno annunciato il loro interesse a sviluppare un programma nucleare civile congiunto e hanno chiesto assistenza all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) per uno studio di fattibilità.2 Tuttavia, questo formato si è rivelato inefficace, tanto che nel...
di Ugo Spe’zia SpecialEurasia published the fourth report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “Sviluppi della tecnologia elettronucleare” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Abstract La produzione elettronucleare si è sviluppata nei paesi industriali dalla metà degli anni Cinquanta ad oggi attraverso la progressiva evoluzione delle tecnologie, che puntano oggi alla realizzazione dei reattori della “IV generazione”. Il nucleare contribuisce in maniera significativa alla copertura del fabbisogno elettrico in 33 paesi. La quota nucleare è pari al 20% negli USA, al 21% in Russia e al 26,4% nell’Unione Europea (dove è la prima fonte di produzione elettrica dopo il carbone), con punte del 71% in Francia, del 53% in Slovacchia, del 48% in Ungheria e quote del 30-40% in Bulgaria, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca, Finlandia, Svezia e Spagna. Le previsioni di sviluppo a medio-lungo termine sono piuttosto incerte. Tuttavia, i vantaggi di tipo strategico ed economico, l’ampia disponibilità di combustibile nucleare e i programmi varati in molti paesi inducono a prevedere che il nucleare resterà anche in futuro una delle principali fonti per la produzione elettrica. Nuclear power production has developed in industrial countries since the mid-1950s through the progressive evolution of technologies, which today aim at the “IV generation” rectors. Nuclear power contributes significantly to covering electricity needs in 33 countries. The nuclear share is 20% in the USA, 21% in Russia and 26.4% in the European Union, with peaks of 71% in France, 53% in Slovakia, 48% in Hungary and shares ranging between 30 and 40% in Bulgaria, Belgium, Slovenia, the Czech Republic, Finland, Sweden and Spain. Medium to long-term development forecasts are rather uncertain. However, the strategic and economic advantages, the wide availability of nuclear fuel and the programs launched in many countries lead to predict that nuclear power will remain one of the main electricity generation technologies in the future too. La tecnologia elettronucleare La produzione di energia elettrica da fonte nucleare2 iniziò il 27 giugno 1954 nell’Unione Sovietica con l’entrata in funzione della centrale di Obninsk (Russia) equipaggiata con un reattore LWGR3 ed avente una potenza di 5 MWe4. Due anni dopo, nell’ottobre 1956, entrò in esercizio a Sellafield (Cumbria, Regno Unito) la centrale nucleare di Calder Hall, equipaggiata con un reattore di tipo GCR5 ed avente una potenza di 50 MWe. La terza centrale elettronucleare ad entrare in funzione fu nel dicembre 1957 la centrale di Shipingport (Pennsylvania, USA) equipaggiata con un reattore di tipo PWR6 avente una potenza di 60 MWe derivato da quelli sviluppati per la propulsione navale. Lo sviluppo delle centrali nucleari per usi civili Nei paesi ad economia di mercato fu promosso dall’iniziativa Atoms for Peace avviata dal presidente USA Dwight D. Eisenhower con uno storico discorso pronunciato l’8 dicembre 1953 davanti all’Assemblea generale dell’ONU, nel quale egli annunciò l’apertura (disclosure) delle tecnologie nucleari ai paesi alleati chiedendo contemporaneamente l’istituzione di un’Agenzia internazionale incaricata di promuovere e verificare gli usi pacifici delle tecnologie trasferite7. All’iniziativa di Eisenhower fece seguito l’istituzione il 29 luglio...