7 Ottobre 2026

socialismo caratteristiche cinesi

cina
di Marco Costa Al fine di delineare un quadro generale delle dinamiche politico-istituzionali attualmente in vigore nella RPC, nei due articoli precedenti ci siamo cimentati prima nel descrivere l’assetto organizzativo del PCC ed in seguito nel fornire un quadro generale dell’assetto istituzionale della Cina. Compito altrettanto essenziale ai nostri fini, è quello del delineare almeno sommariamente lo scenario ideologico in cui il PCC si muove, ovvero descrivere nei suoi fondamenti generali quello che è il pensiero guida adottato dalla leadership del Presidente Xi Jinping, cioè quell’insieme di nozioni ideologiche definite come “Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”. Senza dubbio l’anno 2018 ha sancito una svolta – sia pure nella continuità – nella storia contemporanea cinese, analogamente al 1949, che ha determinato la nascita della “nuova Cina” con la proclamazione della RPC e l’avvio della politica rivoluzionaria maoista, e al 1978, anno del lancio della “politica di riforma e apertura” e del processo di modernizzazione, attuato da Deng Xiaoping, che ha avviato il successo dell’economia cinese nei decenni successivi. Nel 2018 si assiste, infatti, all’avvio ufficiale della cosiddetta “nuova era” di Xi Jinping, che la prima sessione della XIII Assemblea nazionale del popolo cinese (ANP), riunita a Pechino a partire dal 5 marzo, ha decretato, riprendendo peraltro la precedente risoluzione del Partito adottata alla sesta sessione plenaria del XIX CC del PCC nel novembre del 2011. Tra le modifiche approvate ve ne erano alcune di particolare rilevanza. Tra queste, l’inserimento del “pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” (Xi Jinping xin shidai Zhongguo tese shehuizhuyi sixiang), già entrato nello Statuto del partito in occasione del XIX Congresso riunito nell’ottobre del 2017, a fianco al pensiero di Mao Zedong, alla teoria di Deng Xiaoping, all’importante “pensiero delle tre rappresentanze” e alla “visione di sviluppo scientifico” (eredità ideologica rispettivamente di Jiang Zemin e Hu Jintao, rappresentanti della terza e quarta generazione di dirigenti cinesi). Straordinariamente rilevante è stata la proposta di eliminare il limite dei due mandati per le cariche del Presidente e del vicepresidente, previsto all’articolo 79, comma 3 della Costituzione. Entrambi gli emendamenti, ratificati l’11 marzo, hanno rafforzato la leadership del Presidente cinese, facendone l’unico leader, oltre a Mao Zedong, a vedere inserito il proprio nominativo nello Statuto del Partito mentre è ancora in vita e pienamente in carica (da qui il paragone con il Grande Timoniere, il cui pensiero era stato iscritto come ideologia guida del partito già nel 1945, in occasione della riunione del VII Congresso). Qual è, in definitiva, l’ideologia guida del PCC ai giorni nostri? Forse la domanda dovrebbe essere posta in termini più articolati, per catturare la complessità dinamica del partito egemone cinese. Infatti, più che di ideologia monolitica, è a nostro avviso più corretto parlare di sintesi tra ideologie che si sono succedute in continuità nelle varie epoche a partire dal 1949, offrendo un vero e proprio continuum politico e ideologico fino ai giorni nostri, in cui ciascun leader si è posto come sviluppatore o adattatore...