di Ekaterina Blinova FONTE ARTICOLO: https://sputnikglobe.com/20230504/raisis-visit-to-syria-heralds-failure-of-wests-mideast-policy-1110097905.html Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha incontrato il suo omologo siriano Bashar al-Assad. Il tour di Raisi in Siria è diventata la prima visita di stato di un presidente iraniano nella Repubblica araba dall’inizio della guerra in Siria nel 2011. “La visita del [presidente iraniano] Raisi a Damasco dopo una pausa di 13 anni dimostra che l’Iran è uscito dalla crisi e ha ripreso il suo precedente ruolo negli affari internazionali e regionali“, ha detto a Sputnik l’esperto iraniano di Paesi arabi e Medio Oriente, ex redattore in-capo dell’agenzia di stampa Mehr Hassan Khanizadeh. “Questa visita è importante da diversi punti di vista. Il coordinamento tra Iran, Russia e Siria ha permesso di contrastare con successo migliaia di terroristi e mercenari addestrati. Sono stati effettivamente neutralizzati, e questo è un segnale per l’Occidente che dice che la politica di utilizzare terroristi ed estremisti nella regione è inutile e destinato al fallimento“. Secondo alcune stime, la guerra collettiva per procura dell’Occidente contro la Siria è costata alla nazione mediorientale circa 650 miliardi di dollari. Secondo Khanizadeh, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno inviato oltre 150.000 mercenari in Siria, il che ha portato alla morte di circa 700.000 civili siriani. Dall’inizio del conflitto siriano nel 2011, l’amministrazione Obama ha esortato il legittimo Presidente della nazione a dimettersi, mentre i pianificatori di guerra statunitensi hanno apertamente suggerito schemi per balcanizzare il paese e prendersi i giacimenti petroliferi dalla Repubblica araba siriana. In particolare, l’idea di occupare al-Hasakah e Deir ez-Zor era stata espressa in un rapporto declassificato della US Defense Intelligence Agency (DIA) del 2012 che prevedeva la possibilità di creare un “principato salafita” nelle province “al fine di isolare i siriani regime“. Sorprendentemente, il rapporto del 2012 affermava apertamente che la balcanizzazione della Siria era “esattamente ciò che” volevano le potenze occidentali che sostenevano “l’opposizione“. Invece dei “salafiti”, le aree ricche di petrolio sono state occupate dalle forze democratiche siriane (SDF) sostenute dagli Stati Uniti e dominate dai curdi, che hanno inflitto gravi danni economici alla Repubblica araba insieme alle sanzioni draconiane del Caesar Act di Washington. A quel tempo, la CIA diede il via all’operazione Timber Sycamore volta a fornire armi e addestrare i jihadisti a combattere contro l’esercito arabo siriano. In seguito si è scoperto che i “ribelli” sostenuti da Timber Sycamore combattevano a fianco di al-Qaeda, propaggine del Fronte al-Nusra, in particolare.Il coinvolgimento della Russia nella guerra siriana dal 2015, avvenuto su richiesta ufficiale del legittimo governo siriano, così come il sostegno dell’Iran al suo vicino, ha ribaltato le sorti della guerra a favore di Damasco. La coalizione guidata dagli Stati Uniti non è riuscita né a cacciare Bashar al-Assad né a isolare il paese. […] “La visita di Raisi ha confermato ancora una volta il fallimento della politica occidentale e la sua ‘capitolazione’ all’alleanza tripartita di Russia, Iran e Siria”, ha detto Khanizadeh. “I terroristi non possono e non devono essere uno strumento per raggiungere gli obiettivi [dell’Occidente],...
siria lega araba
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/08/la-siria-firma-accordi-con-liran-e-torna-nella-lega-araba/ La visita del presidente iraniano Ebrahim Raisi e la riammissione del Paese nella Lega Araba hanno dimostrato come il Paese di Assad sia stato reintegrato come membro della comunità internazionale a tutti gli effetti. Dopo oltre dodici anni di guerra civile fomentata dai gruppi terroristici e dalle ingerenze delle forze straniere, la Siria di Baššār Ḥāfiẓ al-Assad sta tornando protagonista sulla scena internazionale, come dimostrano i recenti avvenimenti diplomatici. Lo scorso 3 maggio, infatti, il presidente iraniano Ebrahim Raisi è arrivato a Damasco a capo di una delegazione della Repubblica Islamica, comprendente il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian, il ministro della Difesa Mohammad-Reza Ashtiani e il ministro del Petrolio Javad Owji. La visita di Raisi ha avuto particolare importanza, in quanto nessun capo di Stato iraniano aveva visitato la Siria dall’inizio della guerra civile. Inoltre, il viaggio del presidente della Repubblica Islamica ha avuto luogo in un momento di escalation tra Israele e Palestina, con la vicina Siria coinvolta e spesso sottoposta ai bombardamenti dell’entità sionista. L’arrivo di Raisi a Damasco ha dunque testimoniato il sostegno di Tehrān nei confronti del legittimo governo siriano, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione strategica bilaterale, in particolare nella sfera commerciale ed economica. In occasione dell’incontro tra i due capi di Stato, Raisi e Assad hanno firmato un memorandum sulla partnership strategica a lungo termine tra Iran e Siria, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa siriana SANA. In particolare, il documento prevede un piano ventennale per la cooperazione commerciale ed economica. Inoltre, le parti hanno firmato accordi per l’istituzione di zone di libero scambio, lo sviluppo del trasporto ferroviario e del servizio aereo, nonché per sviluppare progetti congiunti negli ambiti degli idrocarburi e dell’agricoltura. Secondo quanto riportato dalla stampa siriana, Assad ha osservato che “la Siria e l’Iran costruiscono le loro relazioni sulla base di approcci comuni ai problemi regionali e internazionali“. “La nostra partnership ha superato la prova del tempo“, ha proseguito il leader siriano. “La Siria si è schierata dalla parte dell’Iran durante la guerra Iran-Iraq del 1980-1988, proprio come l’Iran ha sostenuto il popolo siriano negli ultimi dodici anni nella sua lotta contro i gruppi terroristici“. Secondo il presidente Assad, “i due Stati amici compiono un nuovo passo qualitativo nello sviluppo della cooperazione nell’interesse delle due nazioni, sulla base di principi saldi e di una visione politica comune”. Dal canto suo, Raisi ha affermato che “i rapporti con Damasco sono molto importanti per Tehrān, perché la Siria è al fronte delle forze di resistenza“. Un altro importante evento diplomatico per la Siria ha avuto invece luogo il 7 maggio, quando i ministri degli Esteri della Lega Araba hanno dato il via libera al reintegro di Damasco nell’organizzazione multilaterale. “Il Consiglio dei ministri degli Esteri dei Paesi arabi ha deciso di riportare la Siria al suo posto nella Lega Araba“, si legge nel laconico comunicato rilasciato dopo il vertice tenutosi domenica a Il Cairo. La notizia è stata accolta positivamente non solo dal governo siriano, ma anche da quei Paesi che hanno sostenuto la Siria in questi lunghi anni di conflitto, nei quali il...