11 Agosto 2026

sicurezza in libia

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articolo originale: http://www.asrie.org/associazione/osservatorio-regionale-mena-la-sicurezza-in-libia/ Il Trattato del 2008 tra il governo italiano e quello libico, all’epoca ancora guidato da Gheddafi, aveva fatto presupporre uno sviluppo delle relazioni economiche e commerciali tra i due paesi interrotto però dallo scoppio della Primavera Araba e dall’uccisione del leader libico. Partner economico importante, in special modo per le fonti energetiche (in primis il petrolio), la Libia sta affrontando un periodo difficile caratterizzato dalla instabilità interna e dallo scontro per la presa del potere. L’analisi della Dott.ssa Buzzetti, Junior Analyst di ASRIE per il Desk Mondo Arabo, si ripropone di studiare i recenti eventi inerenti la sicurezza del paese in modo da comprendere il risvolto sulla economia nazionale e sui rapporti stessi con l’Italia. La fase estremamente critica che attraversa ormai da mesi la Libia ha cause profonde e origini lontane, che vanno dalla debole identità nazionale libica, ai lasciti della guerra civile del 2011, dalla caduta del regime di Gheddafi alla sua uccisione. Un elemento essenziale che può contribuire a una maggiore comprensione delle dinamiche del paese, diviso oggi in molte fazioni, è il concetto di legittimità. Tutte le forze attualmente in campo tendono a presentarsi naturalmente come le uniche legittime presentando motivazioni differenti. La prima legittimità, l’unica riconosciuta a livello internazionale, è quella legata all’ultimo risultato elettorale. La Camera dei rappresentanti, eletta nel giugno scorso, era stata dunque in un primo momento considerata come l’unico organismo legittimo. La Camera tuttavia, in agosto, sentendosi minacciata dalle milizie che avevano occupato la capitale, si era spostata dalla capitale Tripoli a Tobruk, situata nella parte orientale del paese, di fatto ponendosi sotto la protezione delle milizie legate al generale Khalifa Haftar e all’indiretta tutela egiziana. La Corte suprema libica tuttavia, a novembre, ha annullato i risultati delle elezioni, dichiarando incostituzionale la stessa Camera dei rappresentanti. Ciò ha destato preoccupazioni in tutta la comunità internazionale per il rischio che il paese potesse scivolare in una nuova guerra civile. Il rischio si è concretizzato con l’emersione di gruppi radicali che hanno cercato una propria legittimazione strumentalizzando l’Islam; un processo simile a quello che è avvenuto e continua ad avvenire in nome della lotta al terrorismo islamico. È questo il caso del generale Khalifa Haftar, capace di coalizzare attorno a sè diversi gruppi preoccupati per una possibile preponderanza dei radicali nel quadro politico del paese. Un primo tentativo del generale di aggregare attorno a sé queste forze era stato compiuto il 14 febbraio 2014, quando, attraverso un video-proclama, aveva tentato di prendere il controllo della capitale, cercando apertamente il supporto delle milizie più laiche come quelle di Zintan. Successivamente spostatosi in Cirenaica, Haftar negli ultimi mesi è stato capace di legare alla propria battaglia il governo stesso, con le poche forze di cui dispone, buona parte dei federalisti, la maggior parte delle forze nel sud della Cirenaica e di ottenere soprattutto l’importante supporto di Egitto ed Emirati Arabi. L’intervento delle potenze regionali nel contesto libico aggrava così la polarizzazione tra due fronti. Da una parte “i rivoluzionari” e gli “islamisti”,...