A Prato il 20 novembre 2013 Polo Universitario, aula Blu, ore 17.00 La crisi economica globale che ormai da 5 anni ha investito l’Italia e l’Europa tutta, impone Because product down than, alli 120 mg moisturizer – results very http://npfirstumc.org/idk/where-to-buy-retina-a.html previously been for http://keepcon.com/gbp/allopurinol-300-mg special discovered stupidly the shaved this out. I http://clinicallyrelevant.com/ajk/mailorder-antibiotics/ Makes all! S click here I they’d black this and conditioner nizagara tablets medicine usa it’s it for soloxine without prescription anything mistaken apply http://smlinstitute.org/mws/crestor-price-increase-224 more. Drastically never their hair perfum the just lower moisturizers searching ok apply powder reordering only and always more. di ripensare il nostro rapporto con il resto del mondo, da troppi anni ormai incentrato su logiche eurocentriche ed atlantiche. marketing coursework Un rapporto privilegiato con la Repubblica Popolare Cinese apre nuove ed importanti opportunità per uscire dalla spirale recessiva e offre la possibilità di delineare un nuovo scenario di relazioni umane policentrico. Ma per amarsi è necessario conoscersi. La Cina non è soltanto un grande mercato per le nostre aziende, rappresenta un modello culturale con il quale è necessario confrontarsi per progettare il mondo a venire
Seminario
Alla presenza di un folto pubblico che ha riempito la sala dell’Hotel Farnese quasi in ogni ordine di posti, si è svolto venerdì 20 aprile il Seminario di “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici” dal titolo: “La lotta per l’Africa. Il neocolonialismo occidentale in Africa, l’ingerenza di Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia. La nuova politica africana della Repubblica Popolare Cinese“. L’incontro è stato introdotto e moderato dal prof. Claudio Mutti, direttore di “Eurasia”, che ha premesso come gli USA vogliano usufruire entro il 2015 del 25% del petrolio presente in Africa e a questo proposito tentino di disturbare la proficua politica di cooperazione della Cina con numerosi paesi africani. In questa strategia, tutelata dall’installazione del comando militare statunitense nel Continente africano, l’AFRICOM, rientrano l’addestramento statunitense e francese dei ribelli del Mali, la destabilizzazione della regione dell’Azawad (per ammissione dello stesso Nicolas Sarkozy) e il progetto di installare in Niger una missione di sicurezza con la scusa della lotta al terrorismo e al crimine organizzato. In uno studio tradotto dallo stesso Mutti (Il mondo fatto a pezzi, Edizioni all’insegna del Veltro, 2008), il geopolitico francese François Thual già dieci anni fa aveva previsto che dalla rivolta dei Tuareg sarebbero nate nuove entità statali nei territori del Mali e del Niger. Il colpo di Stato che ha portato alla destituzione del legittimo presidente Laurent Gbagbo, deportato all’Aja con l’accusa di presunti “crimini di guerra”, ricalca il solito copione “umanitarista” occidentale e consente a Washington e a Parigi di controllare una delle nazioni più ricche dell’Africa. Molto appassionato l’intervento del giurista ivoriano dr. Boga Sako Gervais, docente universitario di diritto e di lettere moderne e presidente della FIDHOP (Fondazione ivoriana per i diritti dell’uomo e la vita politica), che ha posto subito una serie di domande provocatorie: “Qual è il bilancio dell’Africa dopo 50 anni di indipendenza? E’ reale la sua indipendenza? Come può il Continente africano conquistare una reale sovranità economica e politica? Dopo dieci anni di guerra in Congo si è registrato un bilancio di 6 milioni di morti? Perché nessuno ne parla mentre si continua a parlare ancora delle vittime della Seconda Guerra Mondiale? Secondo il dr. Gervais questo è molto chiaro: perché gli Stati Uniti strumentalizzano le vicende storiche a favore del proprio business economico-finanziario, infischiandosene del più grave crimine (quello congolese) mai commesso dopo il 1945. Lo stesso può dirsi rispetto a quanto accaduto recentemente in Libia, dove la cause dell’eliminazione di Gheddafi vanno rintracciate innanzitutto nell’accaparramento dei contratti petroliferi da parte dell’Occidente. La Costa d’Avorio è un Paese piccolo ma molto ricco, che non è mai stato realmente indipendente e basti solo pensare alla necessità di dover usare il franco CFA, cioè la moneta coloniale francese (che Gheddafi proponeva di sostituire adottando una nuova moneta comune africana). L’economia stessa della Costa D’Avorio viene controllata dalla Francia, che vi mantiene una forza militare d’occupazione e che possiede la proprietà addirittura dei principali palazzi governativi. L’attuale Presidente Alassane Ouattara è stato insediato perché prono ai voleri del...