FOCUS a cura della Redazione Cesem Ha suscitato un certo scalpore la dichiarazione del portavoce del Ministero degli Esteri cinese di pochi giorni fa, Zhao Lijian, che ipotizza siano state le forze armate statunitensi ad aver portato il nuovo ceppo di coronavirus a Wuhan, iniziale epicentro dell’epidemia: “A quando risale il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone sono infette, e in quali strutture ospedaliere? Potrebbero essere state le forze armate Usa a portare l’epidemia a Wuhan. Siate trasparenti, pubblicate i vostri dati! Ci dovete una spiegazione”, ha scritto il portavoce cinese. Risposta simmetrica alle accuse mosse dal consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien, secondo cui i ritardi e la scarsa trasparenza della Cina avevano portato a un rinvio di due mesi nella risposta globale alla minaccia, dichiarata “pandemia” dall’Oms negli scorsi giorni. In precedenza anche dagli Usa erano emerse teorie alternative rispetto alla versione ufficiale, secondo cui la diffusione del virus sarebbe un esperimento finito male di un laboratorio cinese. Francis Boyle, professore di diritto internazionale presso il “College of Law” dell’Università dell’Illinois, che ha redatto la legislazione nazionale degli Stati Uniti per attuare la Convenzione sulle armi biologiche, nota come “1989 Combat Terrorism Weapons Act”, approvata dal Congresso americano e promulgata dal presidente George W. Bush, è stato il primo a dichiarare in un’intervista al website americano “Geopolitics and Empire” che questo strumento bellico sarebbe sfuggito di mano al laboratorio di livello di biosicurezza 4 (BSL-4) di Wuhan. Entrambe le teorie definite “cospirazioniste” dai sostenitori di una “verità ufficiale” che attualmente non ha però ancora trovato riscontri scientifici – l’infezione da Coronavirus sarebbe stata trasmessa all’uomo da un pipistrello o da un altro animale (il pangolino malese), il paziente zero non è però ancora stato trovato – si basano su alcune curiose coincidenze. E’ a Wuhan che sarebbe nato nel 2003 il “National Biosafety Laboratory”, la struttura in questione, ospitata presso l’Accademia cinese delle scienze e pensata per aiutare scienziati e ricercatori cinesi a prevenire e controllare le malattie infettive emergenti. Divenuto una struttura di Livello IV, ad esso avrebbero avuto accesso sia medici francesi che operatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Già ai tempi dell’epidemia SARS, alcuni analisti avevano avanzato la teoria di un’arma batteriologica scagliata contro la Cina dopo il suo ingresso nella “World Trade Organization” (il focolaio del virus, peraltro, non venne individuato) 1. L’idea di un complotto dietro l’espansione della SARS fu per la prima volta esposta nella primavera del 2003 dallo scienziato russo Sergei Kolesnikov. Il biologo aveva provato le sue motivazioni negando ogni possibile base naturale del coronavirus; a confermare la tesi sarebbe la composizione della SARS, ovvero una sintesi tra morbillo e parotite epidemica, fenomeno mai svoltosi (o perlomeno mai visto) in natura. Poco tempo dopo queste dichiarazioni vennero ribadite da un virologo sempre di nazionalità russa, Nikolai Filatov, che per la prima volta considerò un coinvolgimento umano nella creazione del virus. Alcuni scienziati riconobbero la possibilità che il virus della SARS potesse essere di matrice umana,...