a cura di Alessandro Marini Nel contesto attuale delle relazioni internazionali, le sanzioni economiche rappresentano uno degli strumenti più discussi e controversi della diplomazia globale. Utilizzate per esercitare pressione su Stati che abbiano agito in violazione del diritto internazionale o dei diritti umani, le sanzioni sollevano interrogativi cruciali sulla loro efficacia, legittimità e impatto sulle popolazioni civili. In questo articolo, attraverso un’intervista esclusiva con Matteo Fulgenzi, esperto della materia, analizziamo il ruolo delle sanzioni nella geopolitica contemporanea e nei più recenti contesti di crisi.
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ARTICOLO PUBBLICATO SU FRONTE DELLA RESISTENZA Sabato 11 giugno 2022, durante un incontro con il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e il suo entourage, il Leader della Rivoluzione islamica, l’Imam Khamenei, ha fatto riferimento alle esperienze positive dell’Iran e del Venezuela nel resistere alle intense pressioni degli Stati Uniti e della loro guerra ibrida. Egli ha sottolineato: “L’unico modo per affrontare gli Stati Uniti è attraverso la resistenza e la perseveranza”. Il Leader della Rivoluzione islamica, riferendosi alla vittoriosa lotta del governo e della nazione venezuelani contro gli Stati Uniti e alla loro guerra ibrida a tutto campo contro il Venezuela, ha detto a Maduro: “La resistenza che Sua Eccellenza e la nazione venezuelana hanno mostrato sono inestimabili, perché la resistenza aumenta lo status e la stima di una nazione e dei suoi leader, e oggi gli Stati Uniti vedono il Venezuela in modo diverso”. L’Imam Khamenei ha anche fatto riferimento al progresso e alle iniziative scientifiche e tecnologiche della Repubblica islamica dell’Iran negli ultimi anni e ha aggiunto: “Questi grandi passi sono stati compiuti in una situazione in cui le sanzioni e le pressioni più pesanti e senza precedenti erano state imposte alla nazione iraniana. Gli stessi americani l’hanno definita ‘massima pressione’”. L’Imam Khamenei ha sottolineato: “La resistenza della nazione iraniana ha portato al fallimento della loro politica di massima pressione a tal punto che uno degli insigni funzionari politici degli Stati Uniti ha recentemente usato il termine ‘miserabile fallimento’ nel riferirsi a questa politica”. Il Leader della Rivoluzione Islamica ha sottolineato: “La conclusione che si può trarre dalla resistenza e dal successo delle due nazioni, Iran e Venezuela, è che l’unica soluzione di fronte alle pressioni [politiche ed economiche] consiste nella resistenza e nella persistenza. Allo stesso tempo, la cooperazione tra la Repubblica islamica dell’Iran e la Repubblica bolivariana del Venezuela dovrebbe rafforzarsi e le relazioni dovrebbero diventare più strette di prima”. Pur accogliendo con favore la firma del Documento di Cooperazione ventennale tra Iran e Venezuela, l’Imam Khamenei ha affermato: “La cooperazione a lungo termine richiede l’applicazione degli accordi e il loro completamento”. Riferendosi alla stretta cooperazione tra Iran e Venezuela, l’Imam ha osservato: “I due Paesi hanno legami più stretti tra di loro di qualsiasi altro paese. La Repubblica islamica dell’Iran ha dimostrato che quando sorgono pericoli per i suoi amici, l’Iran corre dei rischi e aiuta i suoi amici”. Il Leader della Rivoluzione ha elogiato la posizione antisionista di Maduro dicendo: “La posizione che recentemente ha preso contro il regime sionista è stata molto corretta e coraggiosa”. Durante l’incontro, al quale ha partecipato anche Raisi, il presidente dell’Iran, Nicolas Maduro ha espresso la sua gratitudine all’Iran per il suo sostegno nella difficile lotta della nazione venezuelana contro gli Stati Uniti. Egli ha detto: “Quando la situazione in Venezuela era diventata molto difficile e nessun altro paese ci stava aiutando, siete venuti in nostro aiuto e ci avete aiutato a uscire da quella situazione”. Spiegando la difficile situazione economica degli ultimi anni in Venezuela, il Presidente del...
di Stefano Vernole Nel momento in cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno deciso di adottare la strategia della “massima pressione”, considerando evidentemente la Federazione Russa alla stregua dell’Iran o della Corea del Nord, è davvero opportuno andare a rileggere questo libro pubblicato dal Prof. Matteo Fulgenzi nel 2021. Si tratta infatti di uno studio che indicava nel diritto internazionale il fattore chiave per comprendere, affrontare e superare la crisi geopolitica in atto in Ucraina e identificava nell’Organizzazione Mondiale del Commercio il quadro giuridico ed istituzionale per la possibile normalizzazione delle relazioni tra l’UE e la Russia. E’ notizia recente che a causa dell’operazione militare speciale lanciata dal Cremlino in Ucraina, gli Stati Uniti hanno annunciato che la Russia verrà sbattuta fuori dal World Trade Organization, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, istituzioni che evidentemente rispondono più agli ordini di Washington che alle regole di una Comunità Internazionale teoricamente super partes. Ma questa concezione dei rapporti globali è propria anche di Bruxelles, se come nota anche Fulgenzi nel suo libro: “Un assunto quello europeo che in realtà potrebbe apparire votato alla sostanziale abiura della concezione westfaliana delle relazioni internazionali oltre che funzionale a una promozione essenzialmente unilaterale della disciplina multilaterale dei diritti umani, così come univocamente declinata nell’ambito del modello occidentale di democrazia e della rule of law”. Affermazione confermata dai fatti, dato che non ricordiamo un solo militare della NATO (o dei suoi alleati) condannato per crimini di guerra durante i vari conflitti che hanno insanguinato negli ultimi 30 anni l’Iraq, la ex Jugoslavia, la Somalia, il Sudan, la Libia, la Siria, lo Yemen, la Palestina ecc. Ma il corposo volume di Fulgenzi analizza anche i danni economici derivanti all’Italia dall’adozione delle sanzioni unilaterali comminate alla Federazione Russa (Saipem, ad esempio, aveva vinto commesse per 2,4 miliardi di euro relativamente al gasdotto South Stream, progetto energetico poi cancellato a causa delle pressioni statunitensi)1. Il libro risulta utile nella ricostruzione dei fatti che hanno condotto al golpe di Piazza Maidan, ricordando che “il 21 febbraio 2014, grazie al supporto russo, era stato firmato un accordo tra il Presidente Yanukovich e i vari leader dei partiti di opposizione ucraini allo scopo di assicurare una soluzione costituzionalmente legittima alla crisi. Tuttavia, già dal giorno successivo alla firma del documento la situazione degenerava definitivamente verso la presa violenta del potere, tramite l’uso della forza, da parte degli oppositori del Presidente ucraino in carica”. Interessante anche la considerazione sulle misure adottate nei confronti della Russia, quando Fulgenzi spiega che “l’introduzione di tali misure ha non di rado rivelato un’origine prettamente strumentale e particolaristica, subordinata in concreto al perseguimento di obiettivi politici di natura economico-commerciale da parte degli stessi attori sanzionanti, altresì in aperto contrasto con la disciplina vincolante dell’OMC”. Perciò, nonostante il corposo lavoro di Fulgenzi avesse meritoriamente indicato una strada possibile per la risoluzione della controversia, l’Occidente ha preferito in questi anni chiudere gli occhi di fronte alle violazioni di Kiev rispetto agli Accordi di Minsk del 2015 (il...