14 Agosto 2026

Sabotaggio nord stream

Nord_Stream_ceremonia_inaugurazione
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/08/nord-stream-gli-stati-uniti-impediscono-indagini-indipendenti-sullattentato/ Le rivelazioni di Seymour Hersh dimostrano come gli Stati Uniti siano pesantemente coinvolti negli attentati contro i due gasdotti Nord Stream, e proprio per questo non possono essere in grado di garantire indagini indipendenti e obiettive sull’accaduto. Nel mese di febbraio, le rivelazioni pubblicate dal giornalista statunitense Seymour Hersh hanno portato alla luce quello che in molti gia pensavano, ovvero l’implicazione degli Stati Uniti d’America nella serie di attentati terroristici contro i gasdotti Nord Stream, che permettono il trasporto del gas russo in Germania. Nonostante stiamo parlando di un giornalista apprezzato in tutto il mondo, già vincitore del Premio Pulitzer, le notizie pubblicate da Hersh sono state censurate dalla maggioranza dei media occidentali, che invece hanno continuato a proporre versioni fantasiose come quella dell’auto-attentato russo. In queste ore, i media occidentali, e in particolare il New York Times, hanno pubblicato alcune rivelazioni secondo le quali i gasdotti sarebbero stati sabotati da un non meglio specificato gruppo pro-ucraino, ma senza che il governo di Kiev ne fosse al corrente. Tuttavia, le fonti da cui sarebbero state acquisite queste informazioni non sono state rivelate, e l’articolo dice ben poco sulle modalità con le quali sarebbe avvenuto l’attentato, al contrario di quello di Hersh, che invece ha ben dettagliato quanto sarebbe accaduto tra il 26 e il 27 settembre dello scorso anno, come abbiamo spiegato nel nostro precedente articolo. Andrej Ledenev, consigliere dell’ambasciata russa negli Stati Uniti, ha commentato l’articolo del New York Times affermando che questo sarebbe solo un tentativo di spostare l’attenzione dal ruolo che Washington avrebbe avuto nell’operazione terroristica: “Innanzitutto, abbiamo preso atto del fatto che l’articolo citato ha ottenuto immediatamente un ‘semaforo verde’ nel campo dell’informazione locale, essendo letteralmente su tutti i media in un battito di ciglia. Ciò è particolarmente degno di nota visti i tentativi dei funzionari e dei giornalisti locali di mettere a tacere palesemente il materiale risonante del vincitore del Premio Pulitzer Seymour Hersh sullo stesso argomento”, ha fatto notare il funzionario. “Non abbiamo fiducia nell’”imparzialità” delle conclusioni dell’intelligence statunitense. Percepiamo “fughe di notizie” anonime come nient’altro che un tentativo di confondere coloro che stanno sinceramente cercando di andare a fondo in questo crimine eclatante, scaricando la colpa degli statisti che hanno ordinato e coordinato gli attacchi nel Mar Baltico su alcuni individui astratti“. Leonid Sluckij, capo della Commissione per gli Affari Esteri della Duma di Stato russa, la camera bassa del parlamento moscovita, ha affermato a sua volta, attraverso il proprio account Telegram, che “l’articolo del NYT è l’ennesima falsa pista, volta a distrarre l’opinione pubblica dai veri colpevoli additando un astratto gruppo ribelle. Ma chi crederebbe che un’operazione di tale portata, che è essenzialmente di natura militare, possa essere portata avanti da un gruppo di sabotaggio precedentemente sconosciuto?”. Mentre gli Stati Uniti continuano a proporre versioni alternative senza tuttavia presentare prove concrete, l’unica investigazione che ha portato a risultati tangibili sugli attentati contro i gasdotti Nord Stream resta quella di Seymour Hersh. Lo stesso giornalista investigativo, che tra l’altro in passato ha lavorato proprio per il New York Times, ha...
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di Michael Hudson ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO IN INGLESE La reazione al sabotaggio di tre dei quattro gasdotti Nord Stream 1 e 2 in quattro punti – avvenuto lunedì 26 settembre – si è concentrata su speculazioni su chi fosse stato e se la NATO avrebbe fatto un serio tentativo di dare una risposta al quesito.  Eppure, invece del panico, c’è stato un grande sospiro di sollievo diplomatico, persino calma.  La disattivazione di questi gasdotti pone fine all’incertezza e alle preoccupazioni da parte dei diplomatici USA/NATO – che hanno quasi raggiunto una proporzione di crisi la settimana precedente quando si sono svolte grandi manifestazioni in Germania che chiedevano la fine delle sanzioni, incaricando il Nord Stream 2 di risolvere la carenza di energia. L’opinione pubblica tedesca, infatti, stava arrivando a capire cosa avrebbe significato se le loro aziende siderurgiche, le società di fertilizzanti, le società del vetro e le società di carta igienica fossero state chiuse.  Queste società stavano prevedendo che avrebbero dovuto cessare completamente l’attività – o spostare le operazioni negli Stati Uniti – se la Germania non si fosse ritirata dalle sanzioni commerciali e valutarie contro la Russia e non avesse consentito la ripresa delle importazioni russe di gas e petrolio – e presumibilmente tornare indietro dal loro astronomico aumento di prezzo da otto a dieci volte. Eppure il falco del Dipartimento di Stato Victoria Nuland aveva già dichiarato a gennaio che “in un modo o nell’altro il Nord Stream 2 non andrà avanti” se la Russia avesse risposto all’accelerazione degli attacchi militari ucraini contro le oblast‘ orientali di lingua russa. Il 7 febbraio il presidente Biden aveva ribadito ad un giornalista l’insistenza degli Stati Uniti sull’argomento, promettendo che “non ci sarà più un Nord Stream 2. Porremo fine a tutto questo…Ti prometto che saremo in grado di farlo“. La maggior parte degli osservatori presumeva semplicemente che queste affermazioni riflettessero il fatto – ovvio – che i politici tedeschi fossero pienamente in mano degli Stati Uniti e della NATO: i politici tedeschi hanno tenuto duro nel rifiutarsi di autorizzare il Nord Stream 2 e il Canada ha presto sequestrato le turbine Siemens necessarie per inviare il gas attraverso il Nord Stream 1. Ciò sembrava risolvere le cose, fino a quando l’industria tedesca – e un numero crescente di elettori – ha finalmente iniziato a calcolare esattamente cosa il blocco del gas russo avrebbe significato per il comparto industriale tedesco e quindi per l’occupazione interna. La volontà della Germania di autoimporsi una depressione economica vacillava, anche se non i suoi politici o la burocrazia europea. Se i responsabili politici mettessero al primo posto gli interessi economici e il tenore di vita tedeschi, le sanzioni comuni della NATO e il nuovo fronte della Guerra Fredda sarebbero infranti. Italia e Francia potrebbero seguire l’esempio. Tale prospettiva rendeva urgente togliere le gestione delle sanzioni anti-russe dalle mani della politica democratica. Nonostante sia stato un atto di violenza, il sabotaggio degli oleodotti ha riportato la calma nelle relazioni diplomatiche USA/NATO. Non c’è più incertezza sul fatto che l’Europa...