15 Giugno 2026

russia e medio oriente

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FOCUS RUSSIA Grazie al suo intervento militare in Siria a fianco del Governo di Bashar Al Assad e grazie al suo centro di comando a Baghdad che coordina gli sforzi congiunti di Iraq, Iran, Libano ed Egitto, Mosca ottiene il primo successo in una partita geopolitica che si preannuncia lunga e complessa. La Russia assurge nuovamente a potenza mondiale capace di determinare non solo la vittoria sul terreno delle truppe di Damasco ma anche il gioco diplomatico mediorientale coinvolgendo l’opposizione siriana e i curdi nel piano di stabilizzazione strategica della regione. E’ stato anche raggiunto un accordo con i Paesi produttori dell’Opec quali Venezuela, Qatar ed Arabia Saudita per un rialzo del prezzo del petrolio, mentre proseguono le trattative con l’Iran; quest’ultimo è pronto a rimettere sul mercato del greggio buona parte di quei barili bloccati in precedenza dalle sanzioni statunitensi a patto che vengano venduti non più in dollari ma in euro. La Giordania, Paese che fungeva da base per l’addestramento dei vari gruppi islamisti funzionali alla caduta di Bashar al Assad, è stata messa in un angolo dopo la liberazione della città di Shayq Misqin, sul confine meridionale siriano ma a solo un’ora di automobile da Damasco. Turchia ed Arabia Saudita, che tanto hanno sbraitato per trattative diplomatiche che escludessero l’attuale Presidente siriano, si sono arrese alla preponderanza militare della coalizione guidata da Mosca evidenziando come la minaccia di un loro intervento terrestre diretto fosse solo un bluff; Ryad paga a caro prezzo il fallimento della sua guerra allo Yemen, Ankara è caduta nel tranello curdo e ora rischia addirittura l’implosione interna. Svanito il sogno di creare un protettorato atlantico filoturco nel Nord Est della Siria in previsione della vittoria curda ad Azaz, polverizzata l’ipotesi di una cintura di sicurezza lungo il Golan occupato dagli israeliani dopo la riconquista da parte di Damasco di buona parte della provincia di Qunaytra, le potenze occidentali si trovano ormai alle corde: se, come pare, la coalizione coordinata da Mosca arriverà presto a Raqqa, anche l’ultima ipotesi ventilata dal Sottosegretario alla Difesa Ash Carter, di una tutela atlantista sulla zona che si estende da Mosul all’attuale “capitale” dello Stato islamico, appare quantomeno irrealizzabile. La riunione a Monaco di Baviera del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria, ai sensi della Risoluzione ONU 2254, ha fornito perciò il via libera all’aviazione russa per bombardare i gruppi ribelli sostenuti da Turchia, Qatar ed Arabia Saudita; Ankara viene accusata dall’Occidente di “paranoia”, Erdogan risponde che le armi destinate da Washington ai curdi “sono finite per metà in mano all’ISIS”, la NATO fa capire chiaramente di non voler rischiare la Terza Guerra Mondiale (che perderebbe …) per Damasco. A Monaco è stato anche concesso il via libera agli aiuti umanitari a patto che stavolta vengano indirizzati alle popolazioni sofferenti e non ai ribelli islamisti appoggiati dall’Occidente, mentre la cessazione delle ostilità avverrà solo quando l’intero territorio siriano sarà stato liberato dall’esercito fedele ad Assad. Vladimir Putin completa così la terza parte del programma che aveva delineato...