di StefanoVernole Un interessante evento è stato organizzato il 7 ottobre da Libera – San Marino sui rapporti economico-commerciali tra San Marino e la Federazione Russa. Durante il workshop intitolato “San Marino-Russia: un’occasione da saper cogliere”, sono state affrontate diverse tematiche incentrate sulla volontà e la necessità di migliorare l’interazione economica russo-sammarinese attraverso la conoscenza del tessuto imprenditoriale del Titano, attività già iniziata dalla Segreteria Industria Artigianato Commercio, in modo da favorire un consistente ingresso delle imprese sammarinesi nel mercato russo e contemporaneamente attirare gli interessi e gli investimenti russi a San Marino. L’evento è stato aperto dal saluto inviato ai partecipanti dalla Rappresentanza Commerciale della Federazione Russa in Italia, che ha ricordato i rapporti già consolidati tra Mosca e San Marino in seguito alle visite reciproche. Giuliano Bifolchi, moderatore dell’evento per “Special Eurasia”, ha sottolineato le opportunità fiscali e di joint ventures offerte dalle zone economiche speciali (divise in 4 settori: industriale, tecnologico, turistico e logistico) della Federazione Russa e dall’apertura al mercato dell’Unione Economica Eurasiatica (che comprende anche Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan). Fabio Righi, Segretario di Stato all’Industria, Artigianato e Commercio, Innovazione Tecnologica e Semplificazione, ha dichiarato che la prudenza nel cercare partner internazionali non deve minare la possibilità di avere rapporti con imprese di alto profilo. Ciò che la Repubblica di San Marino cerca sono rapporti all’insegna della trasparenza e della lealtà reciproca. A questo riguardo è stata attivata una collaborazione con Confindustria Russia. Se la pandemia ha rallentato ovviamente le attività, ci sono ora tutte le potenzialità per ripartire con sinergie strutturate ed affidabili. Il protocollo turistico è già operativo ma si può allargare al settore delle infrastrutture e dell’agroalimentare. Alessandro Bevitori, consigliere di Libera e coordinatore del Gruppo di Amicizia Interparlamentare San Marino-Russia, nel suo intervento ha spiegato come San Marino si sia distinta nel corso della sua storia per avere stabilito rapporti di pari livello con tutti gli interlocutori internazionali. Aprire alla Russia non significa perseguire politiche di frattura con l’Europa, ma esercitare il proprio diritto di scegliere le collaborazioni ed i mercati in linea con le proprie politiche. La campagna vaccinale ne è un esempio; vista l’emergenza sanitaria, San Marino ha stipulato un accordo con la Russia per “Sputnik V” rivelatosi assolutamente vantaggioso ed efficace. Molte azioni di cooperazione con la Russia possono comunque essere intraprese anche insieme all’Italia nonostante le sanzioni. Andrej Ceccoli, Presidente dell’Associazione San Marino-Russia, ha evidenziato come per San Marino la Russia, che geograficamente rientra per metà in Europa per metà in Asia, può essere un ponte tra differenti culture oltre ad essere un Paese culturalmente molto ricco, caratterizzato da una società multietnica e multiconfessionale. I rapporti con Mosca rappresentano nella sua opinione una opportunità enorme non ancora sviluppata e la simpatia tra le due parti è evidente. In conclusione, San Marino possiede un know how imprenditoriale elevatissimo che ha sfornato brevetti e componenti tecnologiche assolutamente notevoli; vi è adesso la possibilità di far nascere un Ente di Accreditamento e di Normazione nell’interesse delle aziende del territorio.
#Russia
I recenti sospetti della Polonia circa le ragioni strategiche statunitensi e tedesche che hanno spinto gli Stati Uniti ad abbandonare gran parte delle sanzioni contro il Nord Stream II in seguito al vertice Biden-Putin del mese scorso, oltre al sostegno berlinese al rinvigorito tentativo dell’ex primo ministro Tusk di spodestare il partito di governo polacco, pone lo Stato-guida dell’Europa centro-orientale in una posizione di svantaggio, ma inaspettatamente offre anche l’opportunità di negoziare un informale “patto di non aggressione” con la Russia, che permetterebbe a Varsavia di ricalibrare la sua attenzione alla lotta alla minacce poste alla sua sovranità da coloro che sulla carta sarebbero i suoi alleati. Quadro d’insieme La Polonia si è trovata in una situazione imbarazzante in seguito alle recenti mosse dei suoi “alleati” statunitensi e tedeschi. L’abbandono da parte degli Stati Uniti di gran parte delle sanzioni contro il Nord Stream II, il vertice Biden-Putin del mese scorso e il sostegno berlinese al rinvigorito tentativo dell’ex primo ministro Tusk di spodestare il partito di governo del Paese polacco hanno generato molti sospetti circa le motivazioni strategiche dietro queste azioni. Ciò mette inoltre il più grande Paese dell’Europa centro-orientale in una posizione di svantaggio dato che esso aveva irresponsabilmente delineato la propria politica estera nell’aspettativa che l’ex Presidente degli Stati Uniti Trump rivincesse le elezioni e continuasse a modellare la geopolitica europea avvicinandosi agli interessi polacchi.In poche parole, la Polonia crede che gli Stati Uniti l’abbiano pugnalata alle spalle stringendo un accordo con la Russia sul Nord Stream II a spese polacche. Inoltre, la Polonia è preoccupata che ciò possa incoraggiare la Germania a proseguire la campagna regionale di rivoluzioni colorate, di sostegno alle forze di opposizione liberal-globaliste contro i governi conservatori-nazionalisti dell’Europa centro-orientale, cosa che sembra stia precisamente avvenendo di nuovo in Polonia con il sostegno a Tusk e, in Ungheria, con il sostegno al movimento anti-cinese. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti e la Germania continuano a manipolare magistralmente il “nazionalismo negativo” della Polonia nei confronti della Russia, al fine di convincere la classe dirigente polacca che la Russia rappresenti una minaccia militare nonostante l’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica vanifichi nei fatti tale pericolo. La mentalità d’assedio polacca Sotto pressione da ogni dove, nonostante quella russa sia il prodotto artificioso della campagna di guerra d’informazione capitanata da Stati Uniti e Germania al fine di togliere l’attenzione dal loro congiunto tentativo di cambiare regime a Varsavia, la storica “mentalità d’assedio” della classe dirigente polacca sta riaffiorando. Essa vede nemici ovunque, sia all’interno che all’esterno dei propri confini, e teme di poter perdere ancora una volta la propria sovranità. La più grande minaccia per la Polonia è però posta dagli Stati Uniti e dalla Germania, non dalla Russia, eppure la Polonia si è spinta ad agire come ponte occidentale in Bielorussia e Ucraina. La sua classe dirigente crede che sia nell’interesse nazionale polacco sostenere il movimento antigovernativo della Bielorussia e, in parallelo, rafforzare il governo della post-rivoluzione colorata ucraino nell’ottica di incorporare questi due Stati nella “Iniziativa dei...
di Stefano Vernole Le tensioni nella politica mondiale stanno crescendo e la lotta per l’influenza geopolitica mondiale si intensifica costantemente. Se sembra assolutamente normale per i Paesi sviluppati lottare per i propri interessi e diffondere la propria egemonia, è piuttosto inutile sprecare tempo, sforzi e risorse in progetti poco promettenti. Esempio di un tale progetto è Alexey Navalny, il cosiddetto leader dell’opposizione russa. I Paesi occidentali lo hanno sostenuto in modo completo: hanno imposto sanzioni contro Mosca, fornito supporto informativo e aiutato a organizzare proteste in Russia. E alla fine tutto è risultato vano. Ovviamente, l’Occidente ha sostenuto Navalny per aumentare la sua pressione geopolitica sulla Russia. Ma non ha ancora capito quanto ciò sia inutile. La Russia è già sopravvissuta alle sanzioni dal 2014, mentre meno dell’1% della popolazione russa ha partecipato alle ultime proteste. Mi sembra che la storia del mondo avrebbe dovuto insegnare all’Europa che più fai pressione sulla Russia, più questa diventa forte. La vera domanda è: l’Europa ha bisogno di tutta questa lotta con la Russia? Mi sembra abbastanza chiaro che nessuno ne ha davvero bisogno. Le economie dei nostri Paesi, Italia in primis, stanno perdendo da questo confronto[1]. La Russia può resistere alle nostre pressioni: ciò è chiaro da molti anni. Quindi non sarebbe meglio iniziare a migliorare i rapporti con la Russia? La situazione geopolitica è già molto difficile e i nostri Paesi dovrebbero unirsi e non confrontarsi. È giunto il momento per l’Europa e per il cosiddetto Occidente, di capire una cosa semplice: i Russi non tollerano pressioni sul proprio Paese. Ogni volta, imponendo loro i “valori occidentali”, incoraggiando pubblicamente e massicciamente qualche politico, ripetiamo lo stesso errore e otteniamo l’effetto opposto. Sobriamente, questo è ciò che è successo. C’era semplicemente Navalny, un oppositore, che alcuni in Russia giudicavano bene, altri male, ma che la maggioranza semplicemente non considerava. Una volta che questo oppositore si definì nazionalista, chiese di espellere tutti i migranti dal Paese (in Europa sarebbe stato scomunicato per questo molto tempo fa). A seguito di una causa legale di una società commerciale francese, è stato riconosciuto colpevole di aver commesso un crimine economico[2]. Gli è stata data una sospensione della pena (non tutti i Paesi europei hanno una norma del genere), l’ha violata. Lo hanno messo in prigione. Qualcuno dice per motivi politici. Ma questa è solo un’opinione con la quale, come sappiamo dai sondaggi di opinione, solo una minoranza in Russia è d’accordo. Ma cosa è successo dopo? I politici occidentali iniziarono ad agitarsi per costringere letteralmente i Russi a “rilasciarlo immediatamente”. Cominciarono quasi a dire ai Russi di smetterla di sostenere il loro presidente ed iniziare ad amare Navalny. Rilasciatelo, cambiate potere, fatelo diventare presidente. Una nazione raramente accetterebbe un simile approccio, e ancor di più i Russi. Questo approccio significa che si è semplicemente diviso il mondo in amici e nemici. L’Occidente ti difende, ovviamente tu sei dei loro. Bene, male, non importa; oppure sei un estraneo, non sei nostro, non sei con noi, non...
Traduzione per il Cesem di Stefano Vernole da Francais.rt.com Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito, lo scorso 29 dicembre, i principi orientativi della politica estera della Federazione Russa per l’anno in arrivo. Nel 2021, la Russia perseguirà una politica estera pragmatica e responsabile, che contribuirà alla formazione di un ordine mondiale multipolare più giusto e democratico, ha promesso il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov. “Nel 2021, noi continueremo a condurre una politica estera pragmatica e responsabile, a contribuire alla formazione di un ordine mondiale multipolare più giusto e democratico. Noi saremo, come in precedenza, aperti ad una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, nella misura in cui i nostri partner vi saranno disponibili e, certamente, con un rispetto incondizionato degli interessi nazionali russi”, ha dichiarato in un’intervista all’agenzia RIA Novosti. L’Occidente tirato in ballo per la mancanza di cooperazione sul vaccino. Parlando della sfida mondiale numero uno, vale a dire la pandemia dovuta al nuovo coronavirus, il capo della diplomazia russa si è detto dispiaciuto che la comunità internazionale non sia riuscita ad unirsi di fronte alla pandemia da coronavirus a causa della reticenza dell’Occidente, guidato dagli Stati Uniti, a stabilire una cooperazione egualitaria con gli attori internazionali. “Malauguratamente, l’esistenza di problemi comuni, e in particolare l’epidemia attuale di Covid-19, non ha ancora condotto ad una unione della comunità internazionale in vista di una risoluzione efficace”, ha sottolineato Sergej Lavrov. Nessun miglioramento delle relazioni russo-americane in vista. D’altronde, egli ha sottolineato che la Russia non si aspetta un miglioramento delle relazioni con il suo partner americano dopo l’arrivo della nuova Amministrazione di Joe Biden. “Malauguratamente, non c’è alcuna ragione per attendersi un miglioramento rapido o ugualmente una stabilizzazione delle relazioni che si sono degradate con gli Stati Uniti. L’isteria antirussa che ha invaso l’America rende poco probabile che si possa assistere presto ad un ritorno alla normalità”, ha dichiarato il Ministro. Secondo lui, il dialogo tra i due Paesi si è ritrovato preso in ostaggio, in ragione del conflitto politico interno agli Stati Uniti, cosa che impedisce lo stabilimento di una cooperazione costruttiva.