Nelle scorse ore, il cosiddetto M-23, gruppo paramilitare composto da guerriglieri di etnia tutsi sostenuto dal Ruanda di Paul Kagame e dall’Uganda di Yoweri Museveni e considerato illegale da numerosi governi, ha conquistato Goma, il capoluogo della regione del Kivu settentrionale, nella Repubblica Democratica del Congo.
ruanda
Il presidente Paul Kagame è stato rieletto per un quarto mandato nelle elezioni generali in Ruanda, ottenendo una vittoria schiacciante che si spiega con i successi ottenuti negli ultimi trent’anni. Tuttavia, permangono alcune criticità interne e le tensioni con Kinshasa.
Dal colonnello Jacques Hogard, comandante del gruppo meridionale dell’operazione Turchese (estate 1994) in Ruanda. Il rapporto Duclert, commissionato dal Presidente della Repubblica per cercare di far luce sulla presunta responsabilità della Francia nel genocidio ruandese del 1994, ha fatto scorrere molto inchiostro dalla sua consegna il 26 marzo a Emmanuel Macron da parte del Prof. Vincent Duclert, capo della commissione di 14 storici riuniti per due anni in questa occasione. Molto severo per la Francia – che esonera però dalla “complicità nel genocidio” -, questo rapporto travolge il potere in vigore al momento sottolineando ciò che secondo lui caratterizza la sua politica: una “cecità continua” nel sostegno a “razzismo, corruzione e regime violento” allora al potere in Ruanda, una “lettura etnica allineata a quella del potere ruandese del tempo ereditato da uno schema coloniale”. Nonostante le posizioni generalmente molto favorevoli prese contro questo rapporto di 1.000 pagine, personalmente ho una posizione dissonante: Per me, infatti, questa relazione molto dettagliata e molto voluminosa è paradossalmente parziale, e faziosa. Parziale, perché guarda solo alle relazioni franco-ruandesi e alla storia del Ruanda per il periodo dal 1990 al 1994. Faziosa perché marginalizza l’importanza del contesto storico dei primi anni ’90: la fine della guerra fredda e il bipolarismo mondiale dove si ridistribuisce l’equilibrio di potere. Durante la Guerra Fredda, la Francia era “il poliziotto dell’Africa” e allora i nostri alleati americani la sostenevano. La situazione è improvvisamente cambiata. E poi non possiamo ignorare la storia contemporanea del Ruanda “moderno”, la caduta della monarchia, l’avvento della repubblica contemporaneamente all’indipendenza (1959/61). Lo stesso dicasi per le relazioni franco-ruandesi, che hanno cominciato a delinearsi nel 1975 con la firma di accordi di cooperazione firmati a nome della Francia da Valéry Giscard d´Estaing. Lo stesso dicasi per il drammatico periodo iniziato alla fine del 1994 e tuttora in corso, che ha coinvolto l’intera regione dei Grandi Laghi. Mi sembra che non si possa capire nulla del genocidio dei Tutsi del 1994 se ignoriamo tutto questo contesto e in particolare i massacri dei Tutsi da parte degli Hutu nel 1959/60, il genocidio degli Hutu del Burundi da parte dei Tutsi. nel 1972, i massacri degli hutu da parte dei tutsi dell’RPF tra il 1990 e il 1994 (che provocarono l’afflusso di un milione di profughi davanti a Kigali durante questo periodo: “mendicanti” che furono successivamente massacrati dall’RPF nella loro frenetica fuga verso e attraverso lo Zaire (1995/96/97 …). Questi massacri continuano. Tutto ciò è nel “Rapporto Mapping” delle Nazioni Unite (almeno nella sua versione originale, non zuccherata), in realtà tenuto sotto il gomito per non offendere Kagame. Parziale anche perché difficilmente accenna alle gravi responsabilità dell’ONU, degli USA e delle altre potenze coinvolte (GB, Israele …). E ancora! Ci sarebbe così tanto da dire. Mentre è lì, questa presentazione parziale si concentra solo sulla Francia. Che può aver commesso errori di giudizio. Ma non al punto da essere sopraffatta di fronte all’opinione pubblica mondiale, e in particolare di fronte al Ruanda di Kagame, largamente responsabile della drammatica...