12 Settembre 2026

risoluzione 2758

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di Giulio Chinappi La Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e altri documenti internazionali affermano il principio di “una sola Cina” e lo status di regione cinese di Taiwan, mostrando l’illegittimità delle mosse degli Stati Uniti per favorire la cosiddetta “indipendenza di Taiwan”. La stampa e i documenti ufficiali cinesi circa la questione di Taiwan fanno spesso riferimento alla politica di “una sola Cina” e alla Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Questo documento, spesso ignorato dai media occidentali, rappresenta infatti il fondamento giuridico dello status di Taiwan, ed è oggi accettato dalla comunità internazionale quasi all’unanimità, visto che 180 Paesi hanno stabilito relazioni bilaterali con Pechino secondo il principio di “una sola Cina”. Nonostante la contrarietà di Washington, la risoluzione del 25 ottobre 1971 ottenne allora 76 voti favorevoli, 35 contrari e 17 astensioni, sancendo la fine della controversia circa l’identità del legittimo governo cinese. Bisogna infatti ricordare che, per ventidue anni, il seggio cinese presso le Nazioni Unite era stato occupato illegittimamente dal governo nazionalista di Chiang Kai-Shek, stabilitosi sull’isola di Taiwan dopo la sconfitta subita per mano dei comunisti di Mao Zedong nella guerra civile cinese e la fondazione della Repubblica Popolare nel 1949. Sostenuto proprio dagli Stati Uniti, il governo della sedicente “Repubblica di Cina” aveva goduto di tutti i privilegi connessi, compreso il seggio permanente presso il Consiglio di sicurezza. Questo fino a quando la Risoluzione 2758 non riconobbe la Repubblica Popolare Cinese come “l’unico rappresentante legittimo della Cina presso le Nazioni Unite”. L’approvazione del documento rappresentò una grande vittoria diplomatica per la Cina e, più in generale, per l’antimperialismo e la diplomazia mondiale, mettendo termine alla contraddizione per la quale il Paese più popoloso del mondo non disponeva di un proprio seggio all’ONU.  Il documento fu fortemente promosso dall’Unione Sovietica, che in precedenza aveva boicottato l’ONU proprio in segno di protesta per la questione riguardante l’assegnazione del seggio cinese. L’ingresso della Repubblica Popolare Cinese all’ONU, tuttavia, fu reso possibile anche dai cambiamenti geopolitici che si verificarono nel corso degli anni ‘60, con l’emergere di numerosi nuovi Stati Indipendenti in Asia e Africa, e la nascita di un fronte dei Paesi del cosiddetto “Terzo Mondo” all’interno del Movimento dei Paesi non allineati. “Ci sono innegabili fatti storici, un solido diritto internazionale e un ampio consenso internazionale che confermano la verità di fondo: c’è una sola Cina al mondo e Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese”, ha scritto Xin Ping, esperto di relazioni internazionali, sul Global Times. Come ricordato dallo stesso Xin, la Risoluzione 2758 non è l’unico documento che attesta la validità della politica di “una sola Cina”: sia la Dichiarazione del Cairo del 1943 che la Proclamazione di Potsdam del 1945 affermavano già lo status giuridico di Taiwan come parte inalienabile della Cina, prevedendo la restituzione di tutti i territori cinesi occupati dai giapponesi nel corso della seconda guerra mondiale, compresa l’isola in questione. Solamente l’ostracismo degli Stati Uniti nei confronti della Repubblica Popolare Cinese permise l’occupazione illegale del seggio cinese da parte di Taiwan per ventidue anni, fino...