13 Giugno 2026

riforma costituzionale kazakhstan

di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Dopo le proteste dello scorso gennaio, il presidente Toqaev ha indetto un referendum per riformare la costituzione kazaka. L’ex repubblica sovietica, intanto, resta saldamente nell’orbita russa e rafforza i suoi legami con Mosca. Nel gennaio del 2022, il Kazakistan è stato attraversato da violente proteste che la stampa occidentale aveva attribuito a ragioni interne, ma che noi avevamo analizzato più correttamente alla luce delle politiche aggressive dell’Occidente nei confronti dei Paesi posti ai confini della Russia. Alla luce di quanto accaduto successivamente, i fatti ci hanno dato ragione: i “moti” kazaki avevano la stessa origine e lo stesso obiettivo di quelli che erano sorti nei mesi precedenti in Bielorussia e Kirghizistan, così come a destabilizzare i confini russi hanno contribuito la crisi ucraina ed il conflitto tra Armenia e Azerbaigian nel Caucaso. Come avevamo esplicato nei nostri articoli, tutte le presunte ragioni che sarebbero state alla base delle proteste in Kazakistan erano facilmente smentibili dati alla mano. Né la supposta disuguaglianza presente nel Paese né l’aumento dei prezzi del carburante potevano fornire una motivazione sufficiente a dei moti che hanno portato a scene di violenza e distruzione che non si vedono neppure lontanamente in Paesi dove questi problemi sono ben più presenti. Per mettere a tacere le proteste, comunque, il presidente Qasym-Jomart Toqaev decise di dare il via ad un processo di riforma costituzionale che rappresentasse un passo verso le richieste di quella parte della popolazione che comunque aveva manifestato un certo malcontento. Il 29 aprile, Toqaev ha indetto un referendum popolare per l’approvazione della riforma per il 5 giugno. Gli emendamenti proposti limitano l’autorità del capo dello Stato, ampliando notevolmente il potere del parlamento e degli organi rappresentativi locali; rafforzano sistematicamente la sfera dei diritti umani; ripristinano la Corte Costituzionale; cementano l’abolizione definitiva della pena di morte; e rimuovono le clausole sullo status privilegiato del primo presidente del Kazakistan indipendente, Nursultan Nazarbaev. Secondo i dati rilasciati dalla Commissione Centrale per il Referendum, l’affluenza alle urne ha superato abbondantemente il quorum richiesto del 50%, raggiungendo il 68,44% degli aventi diritto, ed il 76,7% dei votanti si è espresso a favore della riforma. I dati, seppur ancora provvisori, non lasciano dubbi sull’esito favorevole della consultazione popolare. Il referendum dovrebbe contribuire a riportare la stabilità nell’ex repubblica sovietica, che attraverso la propria politica estera conferma la propria appartenenza alla sfera d’influenza russa. La stampa occidentale aveva già gridato all’abbandono del legame con Mosca quando il governo kazako aveva annunciato di non aver intenzione di partecipare direttamente all’operazione speciale russa in Ucraina. Tuttavia, questo non ha influito sui rapporti bilaterali russo-kazaki. La scorsa settimana, il primo ministro kazako Álıhan Smaıylov, in carica da gennaio, si è recato a Mosca per incontrare il proprio omologo Michail Mišustin, ed i due capi di governo hanno raggiunto importanti accordi per il rafforzamento della cooperazione russo-kazaka. “Apprezziamo sinceramente la nostra amicizia, il vicinato e l’alleanza con il Kazakistan. Ciò è particolarmente importante nelle attuali condizioni difficili a causa delle sanzioni unilaterali illegali imposte da stati ostili alla Russia“, ha affermato Mišustin. “Nonostante la guerra delle sanzioni che è stata lanciata contro di...