Uscito per i tipi di Anteo Edizioni il nuovo volume sul Tibet scritto da tre ricercatori del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo insieme a Matteo Scarinci. Il libro Lo Xizang (Tibet) e la nuova via della seta segue dopo un anno l’uscita di Alla scoperta del Tibet, edito sempre da Anteo Edizioni. Acquista il volume Il Tibet, più correttamente definito Xizang, è una regione al centro di una polemica ormai decennale. Dominio lamaista fino agli Anni Cinquanta, è in seguito divenuta una regione autonoma in seno alla Repubblica Popolare Cinese. Da allora ha compiuto un delicato percorso volto a garantirle un pieno e robusto sviluppo che tuttavia ne salvaguardi anche le peculiarità culturali e religiose. Oggi si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto: il Tibet è infatti una regione chiave a livello euroasiatico per implementare e portare avanti anche il cosiddetto progetto di “Nuova Via della Seta” proposto dal Presidente cinese Xi Jinping. Ma qual è stato il cammino che il Tibet ha dovuto affrontare per raggiungere questo traguardo? E soprattutto quali sono state le insidie che di volta in volta si è trovato ad affrontare? Dalla controversia sul “culto proibito” di Dorje Shugden da parte del Dalai Lama, che ha messo fortemente in crisi l’autorità e la credibilità di quest’ultimo e quindi anche la sua influenza sul Tibet, al delicato compito di mantenere vive ed intatte le antiche tradizioni immortalate dall’epica tibetana, si può tranquillamente dire che quello del Tibet verso lo sviluppo e la modernità sia stato un cammino contrassegnato da infinite asperità. CAPITOLI 1 La controversia del Dorje Shugden, Marco Costa – pag. 23 2 Giuseppe Tucci e le religioni del Tibet, Marco Costa – pag. 43 3 Alexandra David-Néel tra antico Tibet e nuova Cina, Marco Costa – pag. 57 4 Il mito della Shambala rossa e la diffusione del Buddhismo tibetano in Asia centrale, Marco Costa – pag. 67 5 Il generale Li Fen-Tsu e la liberazione del Tibet, Marco Costa – pag. 89 6 Lo sviluppo e il progresso in Tibet rappresentano il risultato inevitabile della storia, Stefano Vernole – pag. 103 7 Le perle della contea di Maizhokungaar, Andrea Turi – pag. 117 8 Treni, tè e cavalli sulla Via della Seta meridionale, Andrea Turi – pag. 133 9 Tè, Thangka, concili e forum, Andrea Turi – pag. 147 10 Zhang Qian, il diplomatico che divenne esploratore, Andrea Turi – pag. 159 11 L’epopea di Gesar di Ling, Andrea Turi – pag. 177 12 Il Panchen Lama concede l’iniziazione di Kalachakra: evento storico del Tibet moderno, Marco Scarinci – pag. 185 13 Nuovi conflitti tra il lignaggio Karma Kagyu e il Dalai Lama, Marco Scarinci – pag. 191 14 Monache femministe a Larung Gar. Il problema dell’ordinazione monastica femminile, Marco Scarinci – pag. 197 15 Il futuro del Tibet e il progetto One Belt One Road, Stefano Vernole – pag. 205 16 Via della Seta terrestre: una storia di civiltà e progresso, Stefano Vernole – pag. 197 17 Nuova Via della Seta terrestre: tra Europa...
repubblica popolare cinese e il tibet
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem L’economia tibetana continua a crescere costantemente, come i dati più recenti confermano. Il Prodotto Interno Lordo della regione è aumentato vertiginosamente dai 129 milioni di yuan nel 1951 agli 80,767 bilioni di yuan nel 2013, numeri che testimoniano un incremento del 12,1% rispetto al PIL 2012 e un valore del 4,4% più alto rispetto alla media nazionale cinese. Il totale delle vendite al dettaglio dei beni di consumo ha raggiunto i 29,322 bilioni di yuan, un incremento del 15,1% rispetto all’anno precedente. L’utile netto annuale pro-capite degli agricoltori è salito a 6.578 yuan, una crescita del 15% e di 2,3 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale: il secondo tasso di crescita maggiore del paese. Il reddito annuale pro-capite disponibile della popolazione urbana è di 20.023 yuan, un incremento dell’11,1% rispetto al precedente anno e dell’1,4% più alto rispetto alla media nazionale, che vale il primato all’interno della Repubblica Popolare Cinese nonostante nel 2013 più di 28.000 persone si siano trasferite nelle città per cercare lavoro. A questo proposito nel 2013 il Governo regionale ha stanziato un fondo speciale per offrire 7.000 posti di lavoro a tempo indeterminato nel settore pubblico, mentre gli addetti nel settore privato sono aumentati dell’11,9% se paragonati alla percentuale dell’anno precedente. Nel 2014 sono state aumentate le pensioni mensili da 302 a 3.006 yuan, la soglia più alta della Cina, insieme all’adeguamento del reddito minimo e alle nuove forniture di cibo e indumenti per le famiglie bisognose, inoltre 2 milioni di yuan in 3 anni (2014-2016) sono stati destinati alle adozioni e al mantenimento dei bambini orfani. Ovviamente questi risultati non sarebbero stati possibili senza il supporto del Governo centrale e il contributo delle regioni più sviluppate, sussidi finanziari calcolabili in 54,8 bilioni di yuan; dal 2011 al 2015, Pechino ha previsto di completare 226 dei maggiori progetti per il miglioramento del benessere generale, la costruzione di infrastrutture, industrie e per lo sviluppo ambientale, un totale di investimenti pari a 193,1 bilioni di yuan, 71,5 dei quali erogati direttamente. Alla fine del 2013, perciò, erano stati investiti 31,75 bilioni di yuan relativamente a 9.900 progetti per il periodo 2011-2015, 226 dei quali sono stati già attuati e verificati nei loro benefici. Il numero di persone che hanno partecipato al programma di base per gli impiegati nelle varie imprese, al programma di sicurezza sociale per i residenti urbani, al nuovo programma di dotazione assicurativa per quanti lavorano nelle aree rurali, ai programmi pensionistici, agli assegni di disoccupazione e di maternità ammontano rispettivamente a: 138.300, 74.400 (inclusi 24.600 tra lama e monaci), 1,3054 milioni, 145.500, 117.000 e 184.600. Le spese totali per la sicurezza sociale della Regione nel 2013 sono state di 7,798 bilioni di yuan (una crescita del 25,5% rispetto al 2012), i lavoratori urbani e i residenti che hanno aderito ai programmi di assicurazione sanitaria ammontano rispettivamente a 283.000 e 240.700; i primi hanno ricevuto contributi per 192,197 milioni di yuan...
“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem. di Andrea Turi IL RUOLO DEL TURISMO NELL’ECONOMIA CINESE Il “grande balzo in avanti” profetizzato da Mao Zedong si proponeva, con un piano che abbracciasse sia la dimensione economica che sociale, di riformare la Cina e di mobilitare la vasta popolazione della Repubblica Popolare al fine di attuare una trasformazione del sistema rurale precedente la Rivoluzione in direzione di una moderna società comunista industrializzata. Il grande capo comunista non riponeva alcuna fiducia nelle potenzialità del settore turistico quale leva del progresso economico considerandolo alla stregua di un mero strumento di propaganda piuttosto che un elemento caratterizzante del cammino di espansione cinese. Il turismo non era annoverato tra le forme di attività economiche appropriate ad una società modellata dal credo socialista. Per questa ragione, tolto qualche elemento legato ad un’aurea di pellegrinaggio politico in fattorie e comunità abitate da pastori rivoluzionari e fieri lavoratori, il mercato turistico, di fatto, non esisteva; la promozione delle ricchezze delle terre dell’Impero Celeste che fu era nulla al contrario dei controlli sui visitatori molteplici, severi e restrittivi. Il paradigma di riferimento incontrò un totale cambiamento di prospettive nel 1978, anno in cui Deng Xiaoping, seguendo i dettami della sua “politica della porta aperta” dette inizio ad una nuova rivoluzione con la quale smantellò il credo iconoclasta della Rivoluzione Culturale e prese l’impegno di adottare politiche atte alla promozione degli investimenti economici, rinvigorendo la debole economia cinese. Sulla scia di quanto sperimentato e tentato nel corso degli anni settanta in altri Paesi con organizzazione di tipo socialista come la Tanzania (1), per dare lustro alla Nazione, avviarla sulla strada del progresso ed aprirla al mondo esterno, le autorità centrali di Pechino puntarono sull’industria del turismo che, nel giro di pochi anni, divenne uno dei settori trainanti dell’economia. Da misconosciuta (e pressoché sconosciuta), l’attività turistica divenne accettabile e appropriata e si vide riconosciuta la capacità di contribuire in modo determinante alla modernizzazione del Paese della Grande Muraglia. Quello dei viaggi divenne, così, un settore strategico nella economia socialista di mercato perseguita da Pechino. Deng, il politico che, a ragione, viene considerato il creatore ed il fondatore della via cinese al turismo, espresse il suo pensiero in cinque discorsi, tenuti tra l’ottobre del 1978 ed il luglio del 1979 e attraversati da un’unica idea di fondo che fa da perno all’intero impianto programmatico: il turismo come mezzo di sviluppo economico.(2) Dice Deng, i primi giorni di gennaio del 1979, rivolgendosi al capo degli ufficiali governativi del Consiglio di Stato: “dobbiamo tentare di incrementare il reddito con tutti i mezzi tramite il turismo. Adesso dobbiamo sviluppare l’industria del turismo, dobbiamo vedere come renderla redditizia”.(3) L’ancora acerbo sviluppo del settore offre possibilità uniche ed inesplorate per la Cina che si presenta sul palcoscenico internazionale: genera scambi con l’estero, diversifica le economie locali, stimola la costruzione di infrastrutture moderne e funzionali, allarga il mercato del lavoro, alimenta l’industria secondaria e quella dei servizi. Il turismo è una forma di...