Nel corso dell’incontro tra i ministri degli Esteri di Cina e Iran a Tianjin, Wang Yi ha ribadito il sostegno di Pechino a Teheran contro politica di potenza e bullismo, e ha invitato alla risoluzione pacifica delle controversie attraverso il dialogo.
Repubblica islamica dell'Iran
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/30/il-mek-braccio-armato-dellimperialismo-contro-la-repubblica-islamica-delliran/ In questo articolo riassumiamo la controversa storia del MEK, passato dall’essere un movimento che combinava Islam e marxismo fino a diventare un’organizzazione terroristica al servizio degli scopi dell’imperialismo statunitense. Mojahedin-e-Khalq, meglio nota con l’acronimo MEK, è un’organizzazione politica che ha come scopo dichiarato il rovesciamento della Repubblica Islamica dell’Iran per instaurare un nuovo governo. Quest’organizzazione, che il governo iraniano considera come terroristica, ha però una storia molto complessa, che ha inizio nel 1965, quando un gruppo di militanti di estrema sinistra fondo il MEK per rovesciare la monarchia dello scià Reza Pahlavi. Nei primissimi anni della sua esistenza, il MEK si caratterizzò per essere un’organizzazione che puntava a conciliare una visione progressista della religione musulmana con il marxismo, anche se il gruppo non si è mai autodefinito socialista né comunista. Secondo il MEK, infatti, l’Islam doveva opporsi al feudalesimo e al capitalismo, puntando alla socializzazione dei mezzi di produzione. Nel 1973, l’organizzazione si scinderà in due, con il gruppo dei militanti più orientati a sinistra che darà vita ad una nuova organizzazione, il MEK Marxista-Leninista. Sia il MEK che il MEK Marxista-Leninista prenderanno parte al rovesciamento della monarchia persiana nel 1979, ed espressero, almeno in un primo momento, anche il proprio sostegno all’occupazione dell’ambasciata statunitense a Tehrān. Tuttavia, ben presto emersero delle divergenze con il nuovo governo della Repubblica Islamica, ed in particolare con l’ayatollah Ruḥollāh Khomeynī, che non condivideva le interpretazioni dell’Islam sciita operate dagli esponenti del MEK. In questi anni il MEK ha sempre mantenuto una impostazione nazionalista e anti-imperialista, tanto che nel 1997 gli Stati Uniti inserirono il MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche. Pur continuando la propria attività di opposizione nei confronti del governo iraniano, i militanti del MEK, in gran parte esiliati in Iraq, furono tra le vittime dell’invasione statunitense del Paese allora guidato da Ṣaddām Ḥusayn. Dal 2012, tuttavia, il MEK ha modificato la propria visione in politica estera, divenendo completamente assoggettato agli Stati Uniti, che hanno lavorato per attirare a sé l’organizzazione in funzione anti-iraniana nel corso dell’occupazione dell’Iraq. Non a caso, nel settembre del 2012, Washington ha ufficialmente eliminato il nome del MEK dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Nello stesso anno, l’emittente NBC ha riportato la notizia secondo la quale i militanti del MEK verrebbero addestrati dai servizi segreti israeliani al fine di assassinare gli scienziati del programma nucleare iraniano, fatto successivamente confermato dall’agente della CIA Robert Baer. Sempre nel 2012, il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh, lo stesso che ha recentemente svelato il coinvolgimento degli Stati Uniti negli attentati ai gasdotti Nord Stream, ha rivelato che numerosi importanti esponenti della politica e dei servizi segreti degli Stati Uniti erano stati lautamente retribuiti per parlare in favore del MEK, compresi i direttori della CIA James Woosley e Porter Gross, l’ex direttore dell’FBI Louis Freeh, l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani e l’ex ambasciatore degli USA presso le Nazioni Unite John Bolton. Inoltre, Hersh ha denunciato che, tra il 2005 ed il 2009, militanti del MEK sarebbero stati addestrati in Nevada dal Joint Special Operations Command degli Stati Uniti, esercitazioni che però sarebbero terminate in...
Public Diplomacy Counselor Segui i canali dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia Embassy of the Islamic Republic of IranInstagram: iraninitalytwitter: @iranintaly
di Mohammad Ghaderi ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO IN LINGUA INGLESE SUL PORTALE NOURNEWS Sebbene, per vari motivi, la pubblicazione del comunicato congiunto di Cina e Arabia Saudita con l’inserimento di una clausola ostile nei confronti dell’Iran sia considerata del tutto inaccettabile e opportunistica e sia stata anche condannata, ma considerando la storia e l’andamento dei rapporti tra Pechino e Riyadh , non può essere considerata una sorpresa o un evento improvviso e inaspettato. Il campo della politica estera è il campo della “razionalità strategica” (il concetto in questione, noto anche come razionalità strumentale, prevede che gli agenti economici si comportino in modo tale da perseguire il proprio interesse personale. Se ciascuno persegue il proprio interesse personale, dunque, le risorse vengono sfruttate in modo efficiente) per il ruolo e l’influenza di numerosi attori del sistema internazionale, ognuno dei quali agisce sulla base dei propri interessi e obiettivi per regolare le relazioni di breve e medio termine con gli altri paesi . La mancata attenzione a questo argomento e la mancata considerazione dei suoi requisiti creeranno sicuramente una situazione che comporterà la formazione di un vicolo cieco e la perdita dell’opportunità di un’azione attiva nelle relazioni estere. Al contrario, un “approccio parametrico” significa una progettazione dell’azione basata su un campo privo di altri attori, è anche uno dei metodi che alcune persone usano per progettare o analizzare le relazioni nelle relazioni estere; sicuramente, però, usando questo modo di prendere decisioni e, di conseguenza, agire, non esisterebbe nessuna proporzionalità con le complessità che governano l’ambiente internazionale e l’attivismo a più livelli degli attori che si muovono in quest’arena. Nelle ultime tre settimane, la visita del Presidente della Cina Ci Jinping in Arabia Saudita e le dichiarazioni – congiunte e separate – che la Cina ha firmato con l’Arabia Saudita, il Consiglio di cooperazione del Golfo Persico e alcuni Paesi arabi e le clausole ostili, sono stati eventi fonte di numerose analisi sul perché e su quali obiettivi Pechino abbia voluto intraprendere questa azione. Nonostante la reazione ufficiale e tagliente dell’Iran all’azione intrapresa dalla Cina, la punta di freccia degli attacchi che sono stati pubblicati sotto forma di taglienti analisi interne ed esterne al riguardo, era puntata sulla politica di cooperazione con l’est della Repubblica islamica dell’Iran. Indipendentemente dagli approcci completamente politici di alcuni esperti interni occidentali e dei media stranieri, i quali cercano solo una scusa per attaccare la Repubblica islamica dell’Iran, molti analisti che hanno espresso opinioni critiche al riguardo hanno cercato di affrontare la questione con un approccio esperto e senza condizionamenti mentali. Prestare attenzione all’approccio della Cina nelle relazioni estere e alla visione pragmatica di questo paese nel regolare le relazioni con le diverse unità politiche nel mondo aiuterà a preparare – e a presentare – analisi realistiche della recente azione della Cina in modo più completo. La nuova cooperazione della Cina con l’Arabia Saudita è radicata nel primo documento prospettico della Cina sui paesi arabi dell’Asia occidentale e del Nord Africa (Arab Policy Paper 2016), con il quale si specificavano...