7 Ottobre 2026

relazioni cina taiwan

Taiwan1
di Stefano Vernole Premessa Nel 1979, sotto l’Amministrazione Carter, vennero ufficialmente instaurate delle relazioni diplomatiche tra Repubblica Popolare Cinese e Stati Uniti. L’atto si poneva come il compimento di un percorso iniziato nel 1972 con la celebre visita di Richard Nixon a Pechino. La mossa seguente, da parte di Washington, fu la cessazione del riconoscimento di Taiwan. Il comunicato congiunto Cina-USA sull’instaurazione delle relazioni diplomatiche, pubblicato nel dicembre 1978, afferma: “Il Governo degli Stati Uniti d’America riconosce la posizione cinese secondo cui la Cina è una sola e Taiwan fa parte della Cina”. Afferma inoltre: “Gli Stati Uniti d’America riconoscono il Governo della Repubblica Popolare Cinese come l’unico Governo legale della Cina. In questo contesto, il popolo degli Stati Uniti manterrà relazioni culturali, commerciali e altre relazioni non ufficiali con il popolo di Taiwan”1. Tuttavia, allo stesso tempo, gli Stati Uniti si impegnarono tramite il TRA – Taiwan Relations Act a difendere la sovranità territoriale dell’isola attraverso la vendita di armamenti e la fornitura di sistemi di difesa (consentendo agli USA di mantenere delle posizioni strategiche nella regione). Di fatto, attraverso scorciatoie semantiche, gli Stati Uniti stanno recentemente sostenendo che con gli accordi del 1979 non hanno mai riconosciuto il principio della “Cina unica” richiesto da Pechino. Gli USA avrebbero cioè semplicemente preso atto della posizione cinese, ma non avrebbero mai dichiarato che la RPC è l’unica Cina. Cosa che secondo il PCC, al contrario, sarebbe implicita nell’accordo. A ciò si aggiunga che esiste una sorta di tacita intesa sull’esistenza di una “Cina Unica” tra PCC e Kuomintang risalente ai primi anni ’90 e nota come 1992 Consensus. Tale intesa oggi è sottoposta ad ampie critiche da parte dei partiti indipendentisti di Taiwan (in particolare il Partito Democratico Progressista al governo dell’isola con Tsai Ing-wen)2. Washington non ha mai rispettato i patti stretti con la “diplomazia del ping pong” La politica di Washington è rimasta estremamente ambigua sull’argomento nel corso degli ultimi quattro decenni. L’amministrazione Reagan, con le “sei assicurazioni” del 1982, si impegnò a non avviare alcuna mediazione tra RPC e Taiwan. Nella seconda metà degli anni ’90 Bill Clinton, nel corso di una visita istituzionale a Shanghai, mise in atto la politica dei “tre no” nei confronti di Taiwan: a) diniego alle aspirazioni separatiste; b) diniego del possibile sistema una Cina, una Taiwan; diniego di una rappresentanza internazionale per l’isola (cosa che presuppone il requisito ed il riconoscimento della sua statualità). Tuttavia, Clinton fu anche colui che inviò la flotta nello stretto di Taiwan al primo accenno di crisi tra Taipei e Pechino. L’Amministrazione Bush Jr., a sua volta, attuò una politica di doppia deterrenza sia contro le aspirazioni cinesi alla riunificazione, sia contro le tentazioni indipendentiste di Taiwan. Obama, al contrario, puntò sulla cooperazione sino-taiwanese, pur procedendo a tre consistenti vendite di armamenti all’isola durante i suoi due mandati presidenziali. Il repentino incrinarsi del rapporto lo si deve soprattutto alla politica messa in atto dall’amministrazione Trump e “peggiorata” da quella guidata da Biden3. Nella prima visita...