19 Luglio 2026

Regione autonoma uigura dello Xinjiang

di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Il 13 gennaio, Pechino ha ospitato la 67ma Conferenza sulle questioni relative allo Xinjiang, organizzata dalle autorità della Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang. Questo ciclo di conferenze si è reso necessario per rispondere alle falsità propagandate da alcuni mass media e governi occidentali, in particolare negli Stati Uniti, che in questo modo tentano di denigrare tanto il governo regionale quanto quello centrale della Repubblica Popolare Cinese. L’evento, come da tradizione, è stato aperto da Xu Guixiang, portavoce del governo della Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang. Nella sua presentazione, Xu ha fatto riferimento ad una legge approvata lo scorso 23 dicembre negli USA, denominata Uygur Forced Labor Prevention Act. Questa legge rappresenta un precedente molto pericoloso e viola ogni principio del diritto internazionale, in quanto si tratta di una legge riguardante la politica interna di un Paese terzo. Secondo Xu, la legge “ignora i fatti, diffama le condizioni dei diritti umani nello Xinjiang” e soprattutto è volta a “rovinare lo sviluppo” della regione, attraverso le sanzioni imposte alle imprese locali. Ancora, la legge “interferisce bruscamente negli affari interni della Cina elaborando schemi per contenere lo sviluppo della Cina attraverso questioni legate allo Xinjiang. Incontra una forte condanna da parte del popolo cinese e di coloro nella comunità internazionale che cercano di difendere la giustizia”. “Gli Stati Uniti mirano a creare “disoccupazione forzata” e “povertà forzata”, violare i diritti umani di tutti i gruppi etnici compresi gli uiguri e minare la buona situazione di stabilità e armonia sociale, pace e contentezza del suo popolo nello Xinjiang piuttosto che salvaguardare i benefici di cui godono gli uiguri”, ha proseguito il portavoce. “L’accusa che ci sia il cosiddetto “lavoro forzato” nello Xinjiang è semplicemente una pseudo-affermazione. Lo Xinjiang sostiene una filosofia incentrata sulle persone, tiene alta la bandiera dello stato di diritto socialista, si attiene rigorosamente alla Costituzione cinese, alle leggi e ai regolamenti e implementa attivamente gli standard internazionali del lavoro per garantire pienamente i diritti del lavoro delle persone di tutti i gruppi etnici”, ha aggiunto. Questa volta, la conferenza ha visto la partecipazione anche di illustri ospiti provenienti da altri Paesi, che hanno potuto portare la propria testimonianza. Il primo a prendere la parola è stato Ali el-Hefny, ex viceministro degli Esteri dell’Egitto ed ex ambasciatore dell’Egitto in Cina, intervenuto in collegamento video. El-Hefny è anche noto nell’ambiente accademico egiziano come uno dei massimi esperti sulla Cina. “Nessun altro Paese ha affrontato tante sfide e difficoltà come la Cina. Con un quinto della popolazione mondiale, la Cina possiede un vasto territorio e confina con 10 Paesi diversi fra loro”, ha esordito il diplomatico nordafricano. “Dobbiamo riconoscere che dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, diverse generazioni dei suoi leader hanno ottenuto grandi risultati che la maggior parte dei Paesi del mondo non ha ottenuto, il che è un miracolo”. “Il Partito Comunista Cinese è stato molto preoccupato per le situazioni delle aree di confine occidentali della Cina, in particolare dello Xinjiang, perché infiltrato da alcune organizzazioni straniere e da alcuni...