22 Luglio 2026

questione taiwanù

taiwan
Dal generale (2s) Daniel Schaeffer, ex addetto alla difesa in Thailandia, Vietnam e Cina, membro del think tank Asia21-Futuribles (www.asie21.com) FONTE ARTICOLO: https://www.asie21.com/2023/02/13/taiwan-washington-reussira-t-il-a-pousser-pekin-a-la-faute/ (Nota: questo articolo non ha tenuto conto dell’ipotesi accademica secondo cui la Corea del Nord avrebbe colto l’occasione offerta da una situazione confusa derivante dallo scoppio di un conflitto militare sino-taiwanese per attaccare la Corea del Sud e lanciare bordate di missili verso il Giappone e gli Stati Uniti Stati. Quale plausibilità?). Rapporto Non appena è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina, la stampa internazionale e nazionale ha automaticamente tracciato un parallelo con la questione della Repubblica di Cina, quella di Taiwan, di fronte alla Repubblica popolare cinese (RPC). La trasposizione intellettuale fa gola a causa di una situazione che in vari punti appare simile a quella che oppone la Russia all’Ucraina, con sullo sfondo l’appoggio americano a Kiev come a Taipei. La cosa migliore è uscire da queste analogie e limitarsi al teatro dell’Estremo Oriente, che è già abbastanza complicato poiché le tensioni tra belligeranti in prima linea non si limitano alla sola questione dell’isola di Taiwan, delle sue dipendenze e dello stretto, ma anche al suo intero ambiente rappresentato dai mari della Cina meridionale, orientale e delle Filippine sul lato dell’Oceano Pacifico. Tutto è inseparabile. Perché tali nefasti presagi in tutto l’estremo oriente marittimo, la cui situazione generale è ufficialmente ritenuta “stabile” da Pechino, un’iperbole che tenderebbe a far credere che nella regione regni la pace? In verità, se c’è stabilità, sta nelle tensioni permanenti e nelle preoccupanti incertezze su una transizione comunista verso un atto di guerra contro Taiwan, un possibile intervento americano per contrastarla, l’addestramento al conflitto in Giappone e nelle Filippine, vittime parziali di danni collaterali, e persino la Corea del Sud e gli altri paesi dell’ASEAN come contraccolpo. E, oltre a ciò, a causa dell’insistenza di alcuni Paesi che invocano un più forte coinvolgimento della NATO nell’Indo-Pacifico, si sta delineando il rischio per la Francia, essa stessa membro dell’organizzazione ma anche potenza regionale, di scivolamento verso un conflitto che non è nei suoi interessi. In ogni caso, l’epicentro della tensione si trova proprio a Taiwan e nel suo vicino ambiente marino, una grande questione globale tra la Repubblica Popolare Cinese e l’America. Taiwan, una questione politica È prima di tutto una questione politica, più per la Cina che per gli Stati Uniti. Pechino ha fatto della riunificazione, o unificazione secondo alcuni esegeti, una questione di principio. Con questa scelta semantica, questi ultimi sembrano dimenticare che nel 1683 Formosa entrò definitivamente in seno a una Cina imperiale sotto il dominio dei Manciù, questi “barbari” del nord che riuscirono a insediare il loro potere sul trono imperiale Han in seguito ad un’invasione riuscita nella primavera del 1644, contro una dinastia Ming in perdita del “mandato del Cielo”. Questa appartenenza di Taiwan alla Cina fu peraltro ammessa da tutti gli Stati che, dal 1964, Francia prima, e poi Stati Uniti, Giappone, tra gli altri, riconobbero ufficialmente la RPC e la portarono, il 25 ottobre 1971,...