Sabato 1 luglio 2006 si inaugurò ufficialmente la cosiddetta “Ferrovia del Cielo”, la linea Qinghai-Tibet, collegamento ferroviario ad tecnologia che si estende per 1.956 chilometri – molti dei quali si trovano a 4.000 metri sul livello del mare con l’apice a 5.072 metri, almeno 200 metri più in alto rispetto alla ferrovia peruviana che attraversa la catena delle Ande, precedentemente la linea più elevata del mondo – tra la città di Xining, nella provincia di Qinghai, e Lhasa, capitale della Regione Autonoma del Tibet (TAR). Era il coronamento di un sogno durato un secolo: già nel 1912, poco dopo aver assunto la carica di primo Presidente della Cina, Sun Yat-sen, il padre della Cina moderna, aveva invocato una linea trans-tibetana per fare in modo di scongiurare che il Tibet finisse sotto il dominio della Gran Bretagna (che aveva già invaso il Tibet dall’India di dieci anni prima). Mao Zedong ripredse l’idea negli anni ’50. Negli anni successivi, furono molte le indagini sperimentali effettuate ma è soltanto negli ultimi anni che il governo cinese si è sentito pronta ad affrontare la sfida. Il 15 ottobre del 2005, l’allora Presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Hintao aveva salutato il completamento della posa dei binari per la ferrovia più alta del mondo con una lettera indirizzata ai costruttori e ai lavoratori – elogiando al contempo il progetto come un punto di riferimento per li anni a venire – i quali con la loro opera avevano raggiunto un risultato importante per la modernizzazione della Cina1, e fornito un mezzo di sviluppo economico e sociale per le regioni occidentali. Una di queste è lo Xizang/Tibet che costituisce un ottavo dell’intero territorio cinese, ma è caratterizzato da numerose difficoltà nel dotarsi di infrastrutture di trasporto moderne tanto che la diretta conseguenza è che lo sviluppo economico e sociale della regione è stato per lungo tempo ostacolato; la nuova linea ferroviaria – progettata per fare in modo che potessero essere trasportati il 75% di tutti i carichi diretti sull’altopiano tibetano – ha permesso allo Xizang di essere collegato con le altre parti del paese e di tagliare i costi legati al trasporto con un grande margine capace di stimolare la debole economia locale2. La ferrovia ha aperto le porte della regione più remota del mondo come niente era riuscito prima, portando ad una crescita esponenziale dei numeri relativi al flusso turistico: se nel 1987 erano stati solamente 44.000 coloro che avevano intrapreso la lunga e faticosa ascesa verso le bellezze del tetto del mondo, nel 2015 le presenze sono state qualcosa come 20 milioni (11 volte il flusso che veniva registrato prima della costruzione della Ferrovia del Cielo) che hanno portato ad un giro di affari di 28 miliardi di yuan (15 volte i dati del 2005)3. L’incremento nelle statistiche non afferisce soltanto le performance del settore turistico ma si estende a vari settori caratterizzanti l’economia della regione autonoma cinese. Dal 2006, infatti, anno dell’apertura ufficiale della linea Qinghai-Tibet, l’economia tibetana è cresciuta a passi da...