Giovedì 16 marzo, a partire dalle ore 20.00, presso le sale del Centro Culturale Imam Ali di Via Valsoda, 21 a Milano si terrà la presentazione del libro Qasem Soleimani, un combattente di Dio . Nel corso della serata interverranno: – Dr. Solat (Console della Rep. Islamica dell’Iran a Milano) – Shaykh Abbas Di Palma (Imam del Centro Islamico di Roma) – Hosseyn Morelli (Ass. Islamica Imam Mahdi) Indirizzo: Centro Culturale Imam Ali Via Valsolda 21 (Fermata Metro: Romolo) Sul libro Qasem Soleimani un combattente di Dio (iqna.ir) | Islamshia » Novità editoriale: “Qasem Soleimani un combattente di Dio” In occasione del 44° anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran, l’Associazione Islamica Imam Mahdi ha dato alle stampe un’opera dal titolo: “Qasem Soleimani un combattente di Dio”. Questo testo non è una biografia del Generale Qasem Soleimani ma una trama documentale che vuole far conoscere al lettore, in maniera del tutto inedita, una figura che unisce in sé l’aspetto del combattente con quello dell’uomo di fede, mai domo di fronte alle difficoltà della vita e della trincea, guidato da una motivazione politica che si legittima nella difesa degli oppressi, e da una fede in Dio che trova la sua massima espressione in un assoluto rispetto delle leggi auree dell’Islam. Un libro che vuole accendere le luci su un uomo la cui vita e personalità non sono decifrabili secondo i canoni postmoderni, intrisi di relativismo e d’irriverenza alla sacra autorità di Dio. La narrazione di un uomo che volle rivendicare la più alta aspirazione di libertà nella quale solo le persone lucide e consapevoli trovano sicuro approdo: Dio. La saga di un soldato musulmano che ha rinunciato a tutte le rendite di posizione e le comodità per combattere fino all’estremo sacrificio, sublimando la sua lotta nel tanto desiderato martirio sul Sentiero di Allah. L’opera, di 250 pagine, arricchita da alcune immagini a colori, è divisa in tre parti. Dopo un saggio introduttivo dell’Ayatullah Mesbah Yazdi sul rango dei martiri e la loro vera motivazione, la prima parte racchiude alcune lettere – da quelle più intime alla moglie, alla figlia e all’amico di una vita Hosseyn Purjafari, a quelle contenenti i consigli rivolti al nipote e ai basij, fino all’ultima missiva inviata al capo delle Brigate Izzedin al-Qassam palestinesi – e discorsi del Generale Soleimani, oltre al suo testamento politico-spirituale. Nella seconda parte sono stati selezionati messaggi e discorsi dedicati al martire da parte di alcune delle più importanti guide religiose e politiche del mondo islamico contemporaneo, quali l’Ayatullah Sistani, l’Imam Khamenei, Seyyed Nasrallah e i responsabili di Hamas della Palestina e di Ansarullah dello Yemen. La terza parte, invece, è composta da venti racconti di familiari e amici intimi di Qasem Soleimani sulla sua vita, personalità e insegnamenti. Il libro può essere ordinato scrivendo a imam_mahdi59@yahoo.it o contattando il +39 3394968095
qasem soleimani
di Seyed Mohammad MarandiTraduzione a cura di Islamshia.orgArticolo Originale: Islamshia » La fuga da Kabul e l’eredità del generale Soleimani (S.M. Marandi) L’Iran ha forti ragioni per credere che l’improvviso ritiro delle forze occidentali sia stato progettato per creare instabilità e caos in Afghanistan. Circa venti anni fa, dopo la schiacciante sconfitta dei Talebani in Afghanistan e il completo ritiro del sostegno del Pakistan e dell’Arabia Saudita sotto pressione degli Stati Uniti, la Forza Quds (dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, ndt) iniziò un dialogo con questa organizzazione apparentemente ridimensionata. A quel tempo molti pensavano che si trattasse di uno sforzo senza senso poiché il panorama politico in tutta la regione stava cambiando radicalmente. Il fatto che i Talebani avevano ucciso 11 diplomatici iraniani e un giornalista all’interno del Consolato iraniano a Mazar-i-Sharif avrebbe fatto sembrare questa nuova direzione, se pubblicizzata, grossolanamente inappropriata agli occhi di molti a Teheran. L’invasione statunitense dell’Afghanistan, e successivamente dell’Iraq, ha costretto gli americani a digerire la presenza e il ruolo dei potenti alleati iraniani in entrambi i Paesi. Le forze di occupazione guidate dagli Stati Uniti mancavano di alleati e di una strategia coerente a lungo termine, mentre importanti capi dell’opposizione e di organizzazioni militari e politiche avevano sede a Teheran. In Afghanistan gli Stati Uniti hanno dovuto rivolgersi a una coalizione di partiti politici – la cosiddetta Alleanza del Nord – che stava lottando sotto tremenda pressione nella loro resistenza contro i Talebani brutali e spietati sostenuti dall’estero. Pertanto, quando i Talebani furono sconfitti e le forze residue fuggirono dal Paese, gli alleati iraniani assunsero posizioni chiave nel governo afghano. Sembrava non esserci alcuna necessità o giustificazione per il dialogo con questa forza apparentemente esaurita. Tuttavia il Generale Qasem Soleimani riteneva che i Talebani continuassero ad avere un sostegno popolare tra un segmento significativo delle tribù e delle popolazioni pashtun nel sud dell’Afghanistan e in parti del Pakistan, e considerava che l’unico percorso verso la stabilità regionale a lungo termine fosse per tutte le parti di impegnarsi nel dialogo. Il Generale Soleimani credeva anche che in tali circostanze l’unica forza pronta a far aumentare in modo significativo il costo dell’occupazione guidata dagli Stati Uniti, un obiettivo strategico chiave iraniano, fossero i Talebani. Sapeva che in tali circostanze l’occupazione dell’Iraq e dell’Afghanistan sarebbe diventata gradualmente estremamente problematica e impopolare nei Paesi occidentali e che alla fine un così enorme fardello avrebbe colpito duramente le economie occidentali costringendole a ritirare le loro forze da entrambi i Paesi. L’obiettivo della Forza Quds era di creare comprensione reciproca e incoraggiare le fazioni più moderate all’interno dei frammentati Talebani a prendere il sopravvento. Il Generale Soleimani credeva che fosse inevitabile che le forze straniere a un certo punto sarebbero state costrette a lasciare il Paese e che, dopo la sua liberazione, fosse essenziale che l’Afghanistan non fosse spinto dalle forze di occupazione in ritirata in un’altra devastante guerra civile. Il 2011 è stato un punto di svolta significativo nelle relazioni, e delegazioni di alto rango hanno iniziato a visitare Teheran. Con il...