12 Settembre 2026

propanda antiputin

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FOCUS RUSSIA articolo tratto da “Eurasia”, 2/2014, pp. 101-106. Per comprendere correttamente la propaganda omosessuale esercitata dall’America e dai suoi alleati contro la Russia, è necessaria una premessa che permetta d’inquadrare la questione nel più vasto contesto di quelli che vengono definiti i “valori occidentali”. Tra questi si contano senz’altro quelli della “libertà” e della “tolleranza”. Bisogna però intendersi bene su cosa s’intende con queste parole. Per l’occidentale medio moderno – ovvero colui che è il portato di almeno due secoli e mezzo di speculazione filosofica illuminista e laicista, delle “rivoluzioni” politica, industriale e tecnologica, oltre che di due guerre mondiali che ne hanno minato le preesistenti “certezze” – concetti come “libertà” e “tolleranza” trovano il loro fondamento nell’idea che ciascuno disponga di un inalienabile “diritto di scelta”. Un “diritto” che si esplica dall’acquisto di un prodotto all’abbigliamento preferito, dalla preferenza per il luogo in cui vivere a quella per una religione o un’altra, fino alla libertà di scelta del genere sessuale. Di pari passo, l’occidentale soddisfatto di essere “moderno” considera il “relativismo” quale la pietra angolare di ogni relazione sociale e culturale. Ogni “assoluto” è apertamente considerato un retaggio di una mentalità “barbara e retrograda”. Il “relativismo”, a sua volta, si sposa con l’individualismo e l’utilitarismo: l’essere umano, che si concepisce come mero “individuo” in grado di prescindere da ogni dimensione nazionale e comunitaria, opta per ciò che più gli fa comodo in un certo momento. Siccome tutti sono incoraggiati (dai “media” e dagli “intellettuali”) a pensare e a comportarsi in questo modo, ecco che l’Occidente postula un mondo senza più “confini”, fisici o mentali che siano. La nozione stessa di “limite” dà tremendamente fastidio. L’uomo moderno si considera di conseguenza come il più “aperto” tra tutti i suoi simili che lo hanno preceduto o che ancora si “attardano” su visioni del mondo “del passato”. Ma sebbene tutto ciò sembri preludere ad una radiosa “nuova era” dell’umanità, di cui l’Occidente coi suoi “valori” sarebbe l’avanguardia, c’è da considerare il fatto che vi è un Grande Assente. Il Grande Assente è Dio. Bisogna tuttavia intendersi. Anche nell’Occidente propriamente detto esistono uomini per i quali Dio ha un posto nella loro vita. Ma il più delle volte “l’idea di Dio” che si fanno è quanto mai distante da quella che tradizionalmente si sono fatti tutti i popoli e le civiltà precedenti. Il ‘dio occidentale’ – ovvero la maniera in cui i moderni s’immaginano il Principio, l’Origine di tutte le cose – è una proiezione delle loro predilezioni e dei loro desideri più o meno frustrati ed inconfessati. Un “dio” siffatto è l’anticamera del “mondo senza Dio”, poiché per tutte le tradizioni religiose che ci hanno preceduto Dio “ha parlato”, indicando chiaramente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per le Sue creature. Destinate alla beatitudine o alla dannazione. Per il “pensiero moderno”, detto “laico”, ciò è inconcepibile. Per esso è l’uomo a dover decidere, in prima persona, quel che è “bene” e quel che è “male” per lui....