“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem Prima della comparsa degli essere umani, il Tibet1 era una terra abitata dagli spiriti. Chenrezig Wangchug, Avalokiteśvara , bodhisattva2 della compassione, e la sua sposa Dolma presero la decisione di inviarvi le loro incarnazioni: quella di Chenrezig era Trehu Changhub Sempa, una scimmia casta che aveva deciso di rinunciare ai piaceri mondani, mentre Dolma si incarnò in una bellissima orchessa incline al cannibalismo. La leggenda vuole che la scimmia fosse felice di passare il proprio tempo nella grotta a meditare quando un giorno, sentendo l’orchessa piangere si mosse a pietà e si interessò dei motivi di tale pianto. La bellissima orchessa spiegò che si sentiva sola e gli chiese di unirsi a lei in matrimonio. La scimmia che aveva fuggito i piaceri terreni rifiutò ma Senmo, in preda alla disperazione e al desiderio, non si dette per vinta e tornò ad implorare Trehu Changhub Sempa. Chenrezig consigliò alla scimmia di unirsi all’orchessa perché era giunto il tempo che il Tibet avesse dei figli, ragione per la quale i due dovevano vivere insieme e proliferare. Dall’unione della scimmia e dell’orchessa nacquero sei scimmiette che furono portate da Trehu Changhub Sempa in un bosco ricco di frutti e lì furono lasciate a crescere da sole. Dopo tre anni, la coppia tornò a prendere i suoi figli e, con enorme sorpresa, scoprì che il loro numero era cresciuto a dismisura e che non avevano più niente di cui cibarsi. Attoniti, la scimmia e l’orchessa supplicarono il bodhisattva di non lasciarli morire di fame. Il Bodhisattva, mosso dalla sua infinita compassione, raccolse dal Monte Meru, l’asse del mondo, grano, piselli e orzo e li sparse sul paese. Le scimmie, grazie ai frutti della terra, crebbero prospere e floride; le loro code e il loro pelo iniziarono ad accorciarsi, iniziarono a parlare e, gradualmente, divennero esseri umani. I sei figli frutto dell’unione di Trehu Chunghub Sempa e Senmo fondarono le sei diverse etnie che popolano adesso lo Xizang. Il nostro viaggio verso Lhasa muove da sudest, dalla Prefettura di Shannan, e precisamente da due città che si trovano nella valle dello Yarlung, a circa 200 km dalla capitale dello Xizang, considerata la culla della cultura tibetana. Qui, Tsetong, capoluogo della prefettura di Shannan e seconda città più grande della regione, si è unita a Nedong in una distesa disordinata di costruzioni che mischiano elementi tibetani a caratteristiche cinesi. Tsetong, in tibetano, significa campo di giochi, con riferimento al luogo dove le sei scimmiette, figli della leggendaria unione tra la scimmia e l’orchessa, erano soliti giocare. A est della città, in relazione alla leggendaria origine del Tibet, si trova la Grotta della Scimmia, raggiungibile dopo una dura ascesa che segue la via tracciata dai mucchi di pietre lasciati dai pellegrini. Di Tsetong si dice che già nel XIX secolo fosse città viva e che vi fossero un migliaio di case, un gompa,un forte difensivo e un bazar che, ancora oggi, vale la pena...