12 Settembre 2026

Petrolio russia

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di Andrea Puccio | www.occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: RUSSIA PRIMO FORNITORE DI PETROLIO PER L’INDIA | OCCHI SUL MONDO Dopo la decisione dell’occidente di applicare le sanzioni economiche a Mosca a seguito dell’invasione dell’Ucraina le relazioni economiche tra Russia e India si sono notevolmente incrementate al punto che Mosca o è diventato il primo fornitore di petrolio per Nuova Delhi. Quest’anno la Federazione Russa è diventato il primo fornitore di petrolio per l’India anche grazie al contributo svolto dalla Gazprombank russa, che ha svolto un ruolo fondamentale espandendo i propri legami con le banche indiane per facilitare il commercio tra i due Paesi nelle valute nazionali. Gazprombank è il terzo istituto di credito russo e rappresenta un importante canale per il commercio energetico russo. Elena Borisenko, vicepresidente del consiglio di amministrazione di Gazprombank, ha dichiarato alla Reuters di aver “lavorato duramente per stabilire il nostro livello di partnership con le banche indiane”. Descrivendo il duro lavoro svolto nell’impresa, ha osservato che “i nostri rappresentanti qui hanno lavorato duramente”, aggiungendo che ora hanno “infrastrutture e pagamenti da parte delle banche… è molto meglio di quanto fosse tre mesi fa”, riporta Scenari Economici. Borisenko ha osservato poi che “spera che gli scambi commerciali migliorino e che… i pagamenti tra Russia e India siano sempre più in valuta nazionale“. Questo è stato possibile grazie alla creazione da parte della Banca Centrale Indiana di speciali conti esteri in rupie che hanno permesso anche alla Russia di regolare le proprie transazione internazionali con l’India nella sua moneta aggirando quindi le sanzioni internazionali. Ciò evidenzia la crescente importanza delle valute nazionali nel commercio internazionale. La possibilità di commerciare in valute nazionali è essenziale per il commercio tra paesi evitando l’egemonia del Dollaro. Si tratta di una tendenza sempre più diffusa e che ha come finalità quella di aggirare blocchi e controlli statunitensi e di fornire alle varie valute nazionali uno status maggiore.  Questo cambiamento potrebbe modificare drasticamente il sistema finanziario globale negli anni a venire, degradando lo status della valuta statunitense per lo meno nel pagamento delle merci. Reuters riferisce inoltre che sia l’India che la Cina hanno acquistato dalla Russia petrolio a prezzi più alti di quelli imposti dal tetto al prezzo del greggio russo negli ultimi mesi. Per tentare di frenare l’economia della Federazione Russa i paesi del G7 hanno imposto un tetto al prezzo del greggio di 60 dollari al barile ma secondo i dati forniti da Reuters la Cina e l’India, che è il primo importatore di petrolio russo con il 70 per cento delle esportazioni, hanno violato tale tetto. Bisognerà vedere cosa faranno adesso i paesi occidentali: applicheranno sanzioni a Cina e India o, come più probabile, manifesteranno la propria impotenza e lasceranno passare? Come noto sia Pechino che Nuova Delhi non hanno aderito al tetto sul prezzo del petrolio russo imposto dai paesi occidentali. Infatti se l’india è il primo acquirente di petrolio russo, Mosca è diventato il primo fornitore di greggio per la Cina superando l’Arabia Saudita.
di Maddalena Ingroia FONTE ARTICOLO: AGCNEWS.EU Il “tetto” di 60 dollari al barile per il petrolio russo è una mossa controversa dell’Unione Europea e del G7. Il limite di prezzo vieta agli assicuratori e alle compagnie di navigazione occidentali, che rappresentano oltre il 90% del settore assicurativo marittimo, di prestare assistenza alle navi che trasportano petrolio russo a un prezzo superiore ai 60 dollari al barile. Se l’intento è ambizioso, tuttavia, il limite di prezzo può essere destabilizzante e avere conseguenze impreviste. Gli attuali acquirenti di petrolio russo, in particolare India e Cina, possono chiedere sconti ancora più forti sulle spedizioni perché sanno che la Russia ha opzioni limitate. Oltre a indebolire la domanda globale, questo potrebbe far scendere i prezzi del petrolio a livello mondiale nel breve periodo, mettendo la Russia in una situazione difficile, riporta AT. Se i prezzi del petrolio scendono al di sotto dei costi di produzione, stimati a 35-40 dollari al barile, la Russia potrebbe sospendere temporaneamente le esportazioni di petrolio o interrompere completamente la produzione. Non dispone di un numero sufficiente di depositi di petrolio per immagazzinare l’offerta in eccesso. Un altro attore importante è l’Opec, il cartello petrolifero mondiale, che è il principale concorrente del greggio russo. Il cartello spingerebbe per un aumento dei prezzi del petrolio per massimizzare i profitti, riducendo l’offerta e aumentando rapidamente i prezzi globali del petrolio. Anche il riavvio delle operazioni petrolifere russe dopo un arresto temporaneo sarebbe difficile e richiederebbe tempo, ritardando la fornitura di petrolio russo al mercato. Anche se il petrolio russo raggiungesse i mercati globali, ulteriori sanzioni potrebbero ridurre la sua efficacia nell’abbassare i prezzi. Anche altri Paesi potrebbero cercare di perturbare ulteriormente il mercato petrolifero, come la Turchia o l’Azerbaigian, che potrebbero bloccare le rotte del petrolio russo. È probabile che i prezzi globali del petrolio aumentino nel medio-lungo periodo. Un mercato petrolifero destabilizzato potrebbe essere disastroso per l’economia globale. Ridurrebbe in modo permanente le forniture globali di petrolio, facendo aumentare i prezzi dell’energia e facendo salire l’inflazione. Ciò comprometterebbe la lotta globale contro l’inflazione e spingerebbe la Federal Reserve statunitense e le altre banche centrali mondiali a proseguire con le loro posizioni monetarie aggressive. L’aumento dei tassi di interesse aumenta anche i costi di finanziamento delle nuove tecnologie che riducono la dipendenza dai combustibili fossili. Secondo le previsioni, il mondo dovrà investire 3,5 trilioni di dollari all’anno per avere qualche possibilità di raggiungere le emissioni nette di carbonio zero entro il 2050. Tuttavia, l’abbandono del gas russo da parte dell’Europa costerà, secondo le stime, 314 miliardi di dollari entro il 2030. Peggio ancora, i costi di finanziamento più elevati aumentano anche il costo del servizio del debito pubblico, che sta già raggiungendo i massimi storici a causa della pandemia Covid-19. Ma l’impatto più importante e preoccupante del tetto ai prezzi è l’accelerazione del disaccoppiamento economico globale che potrebbe portare a un peggioramento degli standard di vita. Altri Paesi produttori di petrolio saranno coinvolti nella rivalità tra Stati Uniti e Cina, ciascuno dei...