I. Dibattiti sulla cultura strategica dell’India I dibattiti sulla cultura strategica dell’India nascono dall’inchiesta “Pensiero strategico indiano”, abbozzato dalla Rand Corporation nel 1992. Dopo aver analizzato le influenze della geografia, della storia, della cultura e del dominio britannico (altrimenti conosciuto come il Raj) sul pensiero strategico indiano, il Dr. George K. Tanham, autore dell’inchiesta, ha concluso che l’India è stata a lungo afflitta dalla mancanza di un pensiero strategico. Tanham ha sostenuto anche che durante la maggior parte della sua storia, l’India è stata sulla difensiva strategica. La ricerca pioneristica e le conclusioni dell’inchiesta da parte della Rand ha scioccato le comunità strategiche e accademiche indiane e ha dato il via ad accesi dibattiti che permangono ancora oggi. Questi dibattiti, che ruotano intorno alla domanda in cui ci si chiede se l’India abbia una cultura strategica, possono essere riassunti come segue: 1. Rodney W. Jones e “cultura strategica composita” Da questa prospettiva accademica, la cultura strategica dell’India è come un mosaico, non monolitica. Eppure, in confronto alla maggior parte degli stati-nazione contemporanei, è più distinta e coerente di molte nazioni a lei simili. Questa coerenza è dovuta alla sua sostanziale continuità e al simbolismo contemporaneo dei sistemi statali indiani pre-moderni e alla civiltà vedica che ha ancora un impatto sulla società odierna, anche se tutto ciò risale a diversi millenni fa. La prospettiva culturale strategica è stata abbracciata dalla maggior parte delle elite sociali indiane. 2.Dibattiti sull’origine, sui processi e sugli attributi del pensiero strategico indiano Harjeet Singh sostiene la teoria del determinismo geografico secondo cui la geografia dell’India le ha causato la mancanza di un senso unitario di “Indianismo”. La straordinaria storia dell’India è intimamente legata alla sua geografia. Dal momento che si trova in un punto focale del continente asiatico, l’India è stata sempre sensibile a invasioni e saccheggi provenienti dall’esterno. Ma la sua insularità geografica le ha anche permesso di sopravvivere alle devastazioni e quindi di adattarsi e di assorbire molti dei popoli che sono arrivati nel subcontinente. Il vasto territorio, la struttura interna complicata e la forte tensione culturale l’hanno aiutata ad evitare dominazioni lunghe e continue di un unico impero. La geografia autointegrata del subcontinente e la diversità politica rimangono le sue caratteristiche di base. La storia culturale politica e strategica dell’India può essere sintetizzata dall’antica favola che racconta la storia di quattro ciechi che toccano un elefante. Gautam Das ha risposto al Dr. George K. Tanham in due punti principali. In primo luogo, secondo Das, un errore logico fondamentale nello studio di Tanham, il quale ritiene ingiustamente, che l’India sia un’entità politica monolitica, nega le conclusioni di Tanham. “Non importa quanto profonda sia l’interpretazione di Tanham, essa è in sè sbagliata e questo errore nega la maggior parte delle sue conclusioni […] L’India geografica, o parlando in senso lato il ‘subcontinente indiano,’ come è stato descritto, era una regione composta da vari regni in epoche diverse, e pochi imperi politici. A quei tempi c’era più di un impero in India, ognuno a capo...