6 Ottobre 2026

pandemia

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A cura di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE La Russia continua a denunciare la presenza dei biolaboratori statunitensi in Ucraina, ed ha presentato i documenti raccolti agli esperti della Convenzione per le armi biologiche delle Nazioni Unite. Nonostante la Russia abbia esposto da mesi i programmi sulle armi biologiche portate avanti dagli Stati Uniti sul territorio ucraino, le autorità del Paese nordamericano non hanno ancora dato spiegazioni circa i programmi che, per anni, hanno sviluppato in Ucraina senza pubblicarne i contenuti. Solamente l’intervento militare russo ha permesso di portare alla luce quello che molti sospettavano da tempo. “La Russia ritiene che sia necessario studiare ulteriormente la situazione che coinvolge l’attività biologica militare in Ucraina, anche nel quadro della Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (BTWC, secondo il suo acronimo inglese, ndr)”, ha spiegato il viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Rjabkov. “Al fine di risolvere l’attuale situazione in connessione con le attività biologiche militari sul territorio ucraino, vediamo la necessità di un’ulteriore seria discussione nel quadro della BTWC, inclusa una discussione sui risultati della riunione consultiva alla nona conferenza di revisione, prevista in seguito quest’anno“, ha aggiunto l’esponente del governo. “È importante utilizzare tutti gli strumenti disponibili ai sensi della Convenzione, compreso l’articolo VI della BTWC, per indagare sulle violazioni della Convenzione da parte dell’Ucraina e degli Stati Uniti“, ha sottolineato Rjabkov. L’articolo tirato in ballo dal viceministro permette ai Paesi membri di denunciare le violazioni di Paesi terzi, e nello specifico afferma: “(1) Qualsiasi Stato parte della presente Convenzione che ritenga che qualsiasi altro Stato parte agisca in violazione degli obblighi derivanti dalle disposizioni della Convenzione può sporgere denuncia presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale denuncia dovrebbe includere tutte le prove possibili che ne confermino la validità, nonché una richiesta di esame da parte del Consiglio di sicurezza. (2) Ciascuno Stato parte della presente Convenzione si impegna a collaborare allo svolgimento di qualsiasi indagine che il Consiglio di sicurezza possa avviare, in conformità con le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite, sulla base della denuncia ricevuta dal Consiglio. Il Consiglio di sicurezza informa gli Stati parte della Convenzione dei risultati dell’indagine”. Rjabkov ha anche denunciato che gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno tentato di mettere i bastoni fra le ruote ai lavori dell’ultimo incontro che ha riunito i Paesi aderenti alla Convenzione, tenutosi a Ginevra tra il 5 e il 9 settembre: “Il comportamento degli statunitensi e dei loro subordinati ucraini durante l’incontro solleva grandi interrogativi. A volte si sono descritti come oggetto di attacchi irragionevoli e hanno chiesto scuse, quindi sono passati alla maleducazione o hanno cambiato l’argomento della conversazione“. Il viceministro ha poi affermato che “la stragrande maggioranza delle denunce avanzate dalla Russia è rimasta senza una risposta adeguata da parte di Stati Uniti e Ucraina“. Il diplomatico ha aggiunto che i tentativi di giustificare la ricerca biologico-militare come presunte attività puramente pacifiche non resistono al controllo dei fatti e sono progettati per distrarre l’attenzione della comunità mondiale dai rischi reali posti dal programma biologico-militare del Pentagono. Igor Kirillov (in foto), capo della forza russa di protezione...
Huawei
di Evgeny N. Pashentsev* Introduzione Gli Stati Uniti stanno poco alla volta perdendo il primato nel progresso scientifico e tecnologico a favore della Cina. Uno degli ultimissimi esempi di ciò: l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, che sovrintende a un sistema condiviso tramite cui gli Stati riconoscono reciprocamente i propri brevetti, ha detto che l’anno scorso 58.990 moduli sono stati depositati dalla Cina, superando gli Stati Uniti, che ne hanno depositati 57.840. I numeri cinesi sono aumentati di 200 volte in soli 20 anni. Gli Stati Uniti avevano consegnato il maggior numero di moduli al mondo ogni anno sin da quando il Trattato di cooperazione in materia di brevetti fu istituito nel 1978 (Nebehay, 4 luglio 2020). Il principale Paese dell’Alleanza Atlantica ha modificato in molti modi i propri strumenti di politica estera (Roberts, 1995; Garten, 1995; Anderson, 2015). Dalla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti si sono focalizzati sempre di più sull’applicazione extraterritoriale del diritto nazionale, una cosa diversa dal minacciare con le armi nucleari o dal promettere miliardi di dollari in aiuti economici che ha caratterizzato il modo con cui raggiunsero gli obiettivi di politica estera di lungo periodo durante la Guerra Fredda (Yerkey, 7 agosto 1996; US Code, 1994). Inoltre, dato il rilevante indebitamento e il crescente debito estero, praticare iniezioni finanziarie multimiliardarie non è possibile (o redditizio) – nemmeno nei punti chiave della rivalità geopolitica. Le campagne globali atte a screditare i propri rivali sono diventate la norma della politica estera statunitense, la cui attenzione, ovviamente, è rivolta al principale rivale economico e geopolitico: la Cina, con le sue maggiori aziende. Secondo l’OMPI, la cinese Huawei è la più grande produttrice al mondo di attrezzature per le telecomunicazioni ed è stata per il terzo anno consecutivo il maggior depositante di brevetti aziendali. Gli Stati Uniti hanno richiesto/invitato gli altri Paesi a bandire le apparecchiature Huawei dalle nuove reti di telefonia mobile sostenendo che tale tecnologia potrebbe usata dalla Cina per compiere azioni di spionaggio. Huawei nega che la propria tecnologia costituisca un pericolo per la sicurezza (Nebehay, 7 aprile 2020). La forte competizione per ottenere influenza e risorse nel mondo moderno crea uno stato d’animo di ansia e un’atmosfera di sfiducia reciproca che, purtroppo, possono essere efficacemente utilizzati in operazioni psicologiche, per esempio attaccando i rivali che stanno sviluppando e rafforzando la propria statura internazionale. Le catene di controllo della comunicazione nella guerra psicologica Di fonte ad una crisi, è facile provocare sfiducia e rabbia nelle persone in risposta sia ai rischi reali quali la sopravvalutazione del tempo che ci vuole affinché le tecnologie avanzate siano pienamente integrate nella società (ad esempio, “domani” gli automi sostituiranno metà degli impiegati), sia alle positive opportunità che il progresso tecnologico offre. Tutto ciò può essere promosso usando strumenti professionali che possono provocare una certa azione (o inazione) delle persone a seconda degli interessi dell’operatore nell’operazione psicologica in esame. Per ottenere la reazione appropriata da parte del pubblico si possono utilizzare le valutazioni degli esperti (che possono esprimere...
Savin
Articolo pubblicato al seguente indirizzo https://www.geopolitica.ru/it/article/la-federazione-russa-nel-mondo-post-pandemia Andrea Turi [1] ha intervistato Leonid Savin, analista geopolitico, caporedattore di Geopolitica.ru, fondatore e caporedattore del Journal of Eurasian Affairs, capo dell’amministrazione del “movimento eurasiatico” internazionale, autore del libro La nuova arte della guerra (Idrovolante Edizioni) [2]. La seguente intervista è servita per la redazione dell’articolo L’Asia nel mondo postpandemico [3] pubblicata sul sito della rivista Eurasia. Signor Savin, grazie per la sua disponibilità a partecipare a questa sorta di tavola rotonda sul futuro dell’Asia nello scenario internazionale dopo l’emergenza pandemica. Con lei tratteremo principalmente della Federazione Russa. Prima però vi chiedo: che mondo si immagina dopo il CoronaVirus? Dal punto di vista geopolitico l’attuale pandemia di COVID-19 è solo un elemento in più nel quadro della riconfigurazione dell’ordine mondiale. E sembra molto efficace se si parla di economie, catene commerciali, settore industriale, ecc. Molti sono consapevoli dei nuovi orizzonti del sistema internazionale e del crollo del liberalismo. Sfortunatamente, vediamo solo ora che pochi oligarchi (principalmente negli Stati Uniti) hanno aumentato la ricchezza durante il blocco, quando intere nazioni nel mondo hanno sofferto della sua diminuzione. Dovremmo riconoscerlo come un chiaro modello di globalizzazione? Probabilmente sì. E la plutocrazia sopravviverà, quindi non possiamo parlare della fine del capitalismo o dell’egemonia neoliberista dopo il coronavirus. Comunque spero che durante questa crisi alcuni gruppi imprenditoriali ed entità nazionali in molti paesi che sono seguaci dell’idea poteri sovrani abbiano sperimentato bene e avviato (o inizieranno ad avviare) le azioni necessarie. D’altra parte, dopo le restrizioni e gli sforzi dei governi di diversi paesi, ci sarà un’atmosfera più sospetta sia all’interno dei paesi che per gli estranei. Ricordiamo come la Francia si è appropriata delle maschere igieniche inviate in transito attraverso questo paese. Le comunità locali, in particolare quelle colpite da pandemia o/e controllo statale, cercheranno di riconquistare i propri diritti e le proprie libertà. Non dimentichiamo i seguaci delle religioni che vedono la pandemia di coronavirus come segno certo. Questi sforzi porteranno a nuove reti internazionali di solidarietà e nuovi tipi di confini nelle nostre menti. Un’altra lezione importante è l’ascesa del contro-consumismo. Molte persone hanno capito di essere coinvolte e inquadrate dal sistema capitalista contemporaneo, ma l’umano è qualcosa di più che un semplice utente di servizi e mangiatore di prodotti (in tutti i sensi). Vediamo come verrà sviluppato. Parliamo della Federazione Russa. Come uscirà invece la Russia da questa emergenza? Intendo sul piano economico, sociale, politico e per quanto riguarda la sua immagine internazionale. Penso e sono sicuro che la Russia abbia iniziato a far fronte alla pandemia nel tardo periodo. Ma meglio più tardi che mai. Il regime di blocco ha manifestato alcune vulnerabilità del sistema sanitario e dei servizi sociali. Il problema è che non esiste un vaccino e l’isolamento è stato descritto come lo strumento più efficace per combattere il COVID. Le restrizioni sono davvero difficili e le persone qui sono arrabbiate, soprattutto a causa della sorveglianza elettronica diretta a tutti coloro che hanno qualsiasi tipo di sintomo simile all’influenza o alla...