5 Settembre 2026

Organizzazione per la cooperazione di Shanghai

Il 4 luglio 2024 si è svolto nella capitale Astana il 24° vertice del Consiglio dei capi di Stato dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), presieduto dal Kazakistan. Intitolato "Rafforzare il dialogo multilaterale - tendere verso una pace e una prosperità sostenibili", il vertice ha adottato la Dichiarazione di Astana e ha approvato 25 documenti strategici riguardanti l'energia, la sicurezza, il commercio, la finanza e la sicurezza informatica.
india
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/03/la-posizione-dellindia-nellorganizzazione-per-la-cooperazione-di-shanghai/ Andrew Korybko, analista statunitense di origine russa, ha analizzato il ruolo dell’India all’interno dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, risponendo ad un articolo dell’intellettuale indiano C. Raja Mohan. Di seguito la traduzione completa dell’articolo pubblicato sul sito personale di Korybko. La SCO non è una piattaforma perfetta e ci sono chiari limiti alla cooperazione multilaterale al suo interno, ma svolge ancora un ruolo insostituibile nella gestione degli interessi delle parti interessate dell’Eurasia, specialmente nella regione dell’Asia centrale. Quelli come C. Raja Mohan che credono che l’appartenenza a questo gruppo sia un “fardello”, e quindi stanno sottilmente facendo pressioni affinché Paesi come l’India ne prendano le distanze, o non ne comprendono lo scopo strategico o stanno deliberatamente cercando di alimentare un dilemma sulla sicurezza per fini divisivi. L’intellettuale indiano C. Raja Mohan ha pubblicato la scorsa settimana un pezzo su come “l’incontro SCO evidenzia il ruolo crescente della Cina nell’Asia interna, la sfida dell’India“. In breve, ha avvertito che la crescente influenza economica della Cina all’interno degli Stati membri del blocco, in particolare quelli dell’Asia centrale, rappresenta presumibilmente una sfida per l’India. In particolare, è preoccupato che la suddetta tendenza eroda l’influenza della Russia in quell’area, spostando così potenzialmente l’equilibrio regionale e minacciando alla fine gli interessi strategici dell’India in Eurasia. Mohan ha concluso il suo pezzo scrivendo che “per l’India, una Russia forte e indipendente è fondamentale per mantenere l’equilibrio interno dell’Asia. Ma Delhi non è in grado di garantire l’autonomia strategica di Mosca da Pechino; questo dipende dalle scelte strategiche russe. L’onere di Delhi nella SCO deve ora essere quello di proteggere i propri interessi in una distribuzione del potere regionale in rapida evoluzione a favore della Cina. Il fatto che l’India non abbia un accesso geografico diretto alla regione senza sbocco sul mare rende questa sfida impegnativa“. L’unica parte del paragrafo precedente che riflette accuratamente la realtà così come esiste oggettivamente è la prima frase riguardante gli interessi dell’India in una Russia forte e indipendente. Tutto il resto che Mohan ha scritto è influenzato dalle sue paure della Cina, che assomigliano alla visione del mondo a somma zero dell’Occidente che probabilmente sottoscrive, come evidenziato dalle opinioni che ha espresso nei pezzi precedenti. Descrivendo falsamente la SCO come un “fardello” per l’India, sta insinuando che Delhi dovrebbe prendere le distanze dal gruppo. Sarebbe un errore di proporzioni epiche, poiché la SCO è un quadro adatto per garantire gli interessi strategici del suo Paese in Eurasia. Nessun’altra piattaforma è paragonabile alla sua portata continentale, che offre all’India un posto al tavolo come partecipante alla pari nelle discussioni dei suoi membri. A proposito di questi, mentre inizialmente si concentravano sulla lotta alle minacce alla sicurezza non convenzionali come il terrorismo, il separatismo e l’estremismo, la SCO ha iniziato a concentrarsi sempre più anche su connettività, finanza e commercio. Sebbene sia vero che ci sono limiti all’efficacia della cooperazione multilaterale dei suoi membri su questi temi, in particolare quelli di sicurezza per ovvi motivi derivanti...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/30/larabia-saudita-guarda-a-oriente-e-diventa-partner-dellorganizzazione-per-la-cooperazione-di-shanghai/ Dopo l’accordo con l’Iran, arriva un altro importante indizio di come l’Arabia Saudita stia reindirizzando la propria politica estera guardando ad Oriente. La traduzione dell’articolo di Zhao Yusha per il Global Times. L’Arabia Saudita si sta avvicinando all’Oriente e punta a una maggiore cooperazione all’interno di organizzazioni come l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Shanghai Cooperation Organization, SCO) per ottenere un forte slancio per lo sviluppo futuro, hanno affermato gli esperti mentre il Paese ha approvato un memorandum sulla concessione al regno dello status di partner di dialogo della SCO. Il gabinetto dell’Arabia Saudita ha approvato la decisione mercoledì, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Saudi Press Agency (SPA). L’Arabia Saudita ha espresso spesso il suo grande interesse ad aderire a quadri multilaterali guidati dalla Cina, come la SCO e “BRICS plus”. Il richiamo della SCO sta crescendo per i Paesi non membri, poiché la SCO si è espansa rapidamente negli ultimi anni e i Paesi membri hanno una grande influenza sia nella regione che a livello internazionale, ha detto Zhu Yongbiao, direttore del Centro per gli studi sull’Afghanistan presso l’Università di Lanzhou al Global Times. È tempo che l’Arabia Saudita espanda la cooperazione pragmatica che può aiutare il Paese a realizzare grandi progetti, come il piano di riforma Vision 2030 del Paese, che è un quadro strategico per ridurre la dipendenza dell’Arabia Saudita dal petrolio e diversificare la sua economia, secondo Zhu. La mossa di Riyadh arriva dopo che è stato raggiunto un accordo storico tra Arabia Saudita e Iran mediato dalla Cina per riprendere i rapporti diplomatici e riaprire ambasciate e missioni entro due mesi dopo sette anni di assenza di rapporti diplomatici tra le due parti. Gli esperti hanno affermato che l’accordo tra Riyadh e Tehrān ha spazzato via la grande preoccupazione dell’Arabia Saudita per l’adesione alla SCO, poiché l’ambasciata iraniana in Cina ha precedentemente rivelato al Global Times che l’Iran potrebbe ottenere la piena adesione alla SCO quest’anno. Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita sta apportando maggiori aggiustamenti rispetto a prima in termini di diplomazia ed economia, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti e avvicinandosi all’Oriente, per trovare un equilibrio e diversificare la cooperazione internazionale, secondo Zhu. I legami tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti sono stati tesi negli ultimi anni a causa delle questioni petrolifere e dei diritti umani. “Mentre l’Arabia Saudita sta spingendo per la sua visione del 2030 di ridurre la sua dipendenza dal petrolio, gli Stati Uniti stanno spingendo il Paese a produrre più petrolio e gas dopo che Washington ha bandito petrolio e gas russi a seguito della crisi ucraina“, ha affermato Wang Jin, professore associato e assistente direttore dell’Istituto di Studi Mediorientali, dell’Università della Cina Nord-Occidentale. La Cina è un partner ideale per fornire una cooperazione efficace e pragmatica all’Arabia Saudita, poiché rispetta le scelte dell’Arabia Saudita e non impone condizioni aggiuntive alla cooperazione, ha affermato Zhu. Mercoledì è iniziata a Panjin, nella provincia del Liaoning della Cina nord-orientale, la costruzione di un importante progetto chimico, che è un’iniziativa di investimento congiunto di Cina e Arabia Saudita. L’investimento...
di Patrizio Antonini I media occidentali si sono occupati del Vertice di Samarcanda dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai presentandolo in modo sbrigativo, come una coalizione autoritaria e anti-occidentale, oppure evidenziandone aspetti penalizzanti per Putin, dove viene ipotizzato che il presidente russo abbia ricevuto un “freno” da India e Cina salvo tuttavia “rimproverare” in maniera contraddittoria questi stati per non aver dato abbastanza peso alla crisi Russia-Ucraina. Questi sono aspetti che tratteremo solo marginalmente, dato che si trovano a riguardo opinioni per “tutti i gusti” nei media italiani. L’ Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), come ben sappiamo  è un organo sovrannazionale fondato nel 1996 da Russia, Cina, Kazakhistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel 2001 si è aggiunto l’Uzbekistan e nel 2017 anche India e Pakistan firmarono l’adesione al Vertice di Astana come membri a pieno titolo. Successivamente, nel Vertice di Ekaterinburg la Bielorussia è stata inclusa come partner e nel 2015 è stata elevata al ruolo di stato osservatore. Nel 2021 Afghanistan e Iran sono stati nominati Paesi osservatori. Quest’anno Armenia, Azerbagian e Turchia hanno ricevuto accoglienza con il ruolo di “partner“. É ormai confermato che anche Arabia Saudita, Egitto e Qatar stiano valutando un avvicinamento anch’essi a titolo di “partner“. Si è più volte sottolineato – soprattutto dai media turchi più importanti – che Ankara sta avendo un ruolo importante in questi dialoghi internazionali, e ciò alimenta una cooperazione con Russia, Iran e Cina che prende corpo sempre di più. Si ritiene giusto – come accennato in premessa – evidenziare brevemente che i media occidentali hanno sollevato molte critiche al recente Vertice di Samarcanda, additandolo come una sorta di “covo anti-occidentalista” e di alleanza di “stati autoritari“, oltre che dipingerlo come una scappatoia per le sanzioni occidentali. Inoltre viene rimproverato a questi stati di aver salutato positivamente Putin senza dare peso alla guerra in Ucraina. In sostanza, per esser chiari, viene rinfacciato a queste nazioni di non aver tenuto il broncio alla Russia e gran parte dei giornali cartacei e online occidentali non sono mancati nel redarguire la coalizione per la “colpa” di volersi affrancare dall’occidente e di trovare un modo “furbetto” per rendere inutili le “punizioni” e i “castighi” , vale a dire le sanzioni degli stati occidentali; un discorso assolutamente fuori dalla realtà, già solo per il fatto che si considera scontato che l’occidente possa – ad oggi – punire questi stati a prescindere, sulla base della sua superiorità morale. Si potrebbe commentare l’assurdità di questi toni da parte dei media occidentali ancora a lungo, e parlare di un distacco assoluto dalla realtà verso una sorta di metaromanzo fantapolitico globale, ma non è questo il tema che ci interessa oggi, anche perché, purtroppo, i mainstream media occidentali si commentano da soli. Pur riconoscendo pertanto piuttosto riduttive, svilenti e parziali le critiche di molti giornali europei e anglosassoni riguardo alla coalizione e allo specifico appuntamento di Samarcanda, si può senza dubbio dire che quest’ultimo è un forum finalizzato anche a ridurre il ruolo degli Stati Uniti...
organizzazione per la cooperazione di shanghai
Dalla fine della guerra fredda ad oggi, l’Asia centrale è divenuta un’area di primaria importanza per gli equilibri globali e per questo è stata investita dall’attenzione delle grandi potenze. Gli attori regionali, in primis Russia e Cina, si sono trovati nella necessità di rispondere alle sfide lanciate dall’unica potenza mondiale rimasta sia per quanto riguarda gli interessi interni all’area sia nella sistemazione del proprio spazio geopolitico. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) è la principale e comune risposta messa in piedi dalle enormi potenze situate nella regione. Russia, Cina, Uzbekistan, Kazakistan, Tajikistan, Kirghizistan ne sono gli Stati membri e fondatori; Iran, India, Pakistan, Mongolia, Afganistan gli Stati osservatori; Bielorussia, Turchia e Sri Lanka i partner di dialogo. Soltanto elencando gli aderenti a tale Organizzazione si è in grado di capire il peso che potrebbe avere nel futuro delle relazioni internazionali e nel futuro degli assetti geopolitici. Con la fine del bipolarismo garantito dalla “guerra fredda” e il sopraggiunto dominio esercitato in ogni angolo del globo dagli Stati Uniti e dalle loro alleanze, potenze emergenti e dalle energie potenziali immani, hanno dovuto trovare un mezzo per poter far pesare le proprie richieste di multilateralismo negli affari internazionali, e di multipolarismo negli equilibri geopolitici. Attraverso nuovi concetti di relazioni interstatali e di sicurezza, basati su intese attente nel garantire soluzioni eque, le potenze euro-asiatiche, sono riuscite a consolidare le reciproche relazioni e a costituire un vero e proprio “polo” che farà (e sta già facendo) sentire il proprio peso nell’arena mondiale. Il processo di costituzione della OCS, su cui vogliamo concentrare l’attenzione con questo contributo,  è esemplificativo sulla natura del rapporto ed è un esempio da seguire nelle questioni diplomatiche: nasce infatti dalla risoluzione definitiva delle dispute confinarie che contrapponevano la Cina e lo spazio russo. Questi accordi sorgono dalla necessità, naturale, di trovare un comune sviluppo dopo il crollo dell’URSS e la crescita esponenziale della potenza cinese. Risolte le varie dispute, in un crescendo di integrazione, l’Organizzazione di Shanghai passa a regolamentare i rapporti dei suoi membri in ogni campo possibile: dalle questioni interne dei vari Paesi con l’interesse di proteggerne la sovranità, alla collaborazione contro le nuove minacce rappresentate da terrorismo, estremismo e separatismo (le famigerate “forze maligne” contro le quali si scaglia l’OCS), passando per la cooperazione energetica in un’area ricchissima di gas, petrolio e fondamentale per l’allocazione mondiale di questi; la collaborazione si estende anche al campo militare confermando con questo che l’OCS, anche attraverso l’appoggio che continua  a dare all’Iran (praticamente membro) sta tentando di creare un “polo” in grado di rendersi autonomo dall’egemonia statunitense sul mondo. La risoluzione delle dispute confinarie L’evoluzione geopolitica in Eurasia negli anni ottanta e oltre vede, com’è noto, numerosi cambiamenti di rotta rispetto allo status quo precedente. L’indebolimento dell’Unione Sovietica, accompagnato dal progredire della potenza cinese, creò un nuovo equilibrio fra le due potenze; queste – che da secoli tentavano di regolare i propri rapporti, soprattutto cercando di risolvere le dispute confinarie (talvolta causa di scontri armati) – si...