11 Giugno 2026

OCS

organizzazione per la cooperazione di shanghai
Dalla fine della guerra fredda ad oggi, l’Asia centrale è divenuta un’area di primaria importanza per gli equilibri globali e per questo è stata investita dall’attenzione delle grandi potenze. Gli attori regionali, in primis Russia e Cina, si sono trovati nella necessità di rispondere alle sfide lanciate dall’unica potenza mondiale rimasta sia per quanto riguarda gli interessi interni all’area sia nella sistemazione del proprio spazio geopolitico. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) è la principale e comune risposta messa in piedi dalle enormi potenze situate nella regione. Russia, Cina, Uzbekistan, Kazakistan, Tajikistan, Kirghizistan ne sono gli Stati membri e fondatori; Iran, India, Pakistan, Mongolia, Afganistan gli Stati osservatori; Bielorussia, Turchia e Sri Lanka i partner di dialogo. Soltanto elencando gli aderenti a tale Organizzazione si è in grado di capire il peso che potrebbe avere nel futuro delle relazioni internazionali e nel futuro degli assetti geopolitici. Con la fine del bipolarismo garantito dalla “guerra fredda” e il sopraggiunto dominio esercitato in ogni angolo del globo dagli Stati Uniti e dalle loro alleanze, potenze emergenti e dalle energie potenziali immani, hanno dovuto trovare un mezzo per poter far pesare le proprie richieste di multilateralismo negli affari internazionali, e di multipolarismo negli equilibri geopolitici. Attraverso nuovi concetti di relazioni interstatali e di sicurezza, basati su intese attente nel garantire soluzioni eque, le potenze euro-asiatiche, sono riuscite a consolidare le reciproche relazioni e a costituire un vero e proprio “polo” che farà (e sta già facendo) sentire il proprio peso nell’arena mondiale. Il processo di costituzione della OCS, su cui vogliamo concentrare l’attenzione con questo contributo,  è esemplificativo sulla natura del rapporto ed è un esempio da seguire nelle questioni diplomatiche: nasce infatti dalla risoluzione definitiva delle dispute confinarie che contrapponevano la Cina e lo spazio russo. Questi accordi sorgono dalla necessità, naturale, di trovare un comune sviluppo dopo il crollo dell’URSS e la crescita esponenziale della potenza cinese. Risolte le varie dispute, in un crescendo di integrazione, l’Organizzazione di Shanghai passa a regolamentare i rapporti dei suoi membri in ogni campo possibile: dalle questioni interne dei vari Paesi con l’interesse di proteggerne la sovranità, alla collaborazione contro le nuove minacce rappresentate da terrorismo, estremismo e separatismo (le famigerate “forze maligne” contro le quali si scaglia l’OCS), passando per la cooperazione energetica in un’area ricchissima di gas, petrolio e fondamentale per l’allocazione mondiale di questi; la collaborazione si estende anche al campo militare confermando con questo che l’OCS, anche attraverso l’appoggio che continua  a dare all’Iran (praticamente membro) sta tentando di creare un “polo” in grado di rendersi autonomo dall’egemonia statunitense sul mondo. La risoluzione delle dispute confinarie L’evoluzione geopolitica in Eurasia negli anni ottanta e oltre vede, com’è noto, numerosi cambiamenti di rotta rispetto allo status quo precedente. L’indebolimento dell’Unione Sovietica, accompagnato dal progredire della potenza cinese, creò un nuovo equilibrio fra le due potenze; queste – che da secoli tentavano di regolare i propri rapporti, soprattutto cercando di risolvere le dispute confinarie (talvolta causa di scontri armati) – si...