22 Luglio 2026

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Asian-pivot
Articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/37948/gli-usa-il-pivot-anticinese-e-i-pericoli-di-guerra La Cina rappresenta davvero una minaccia a livello geopolitico per gli Stati Uniti e i Paesi ad essa confinanti nella regione del Pacifico? Vi presentiamo un estratto del Prof. Domenico Losurdo che analizza alcune questioni relative alla cosiddetta “minaccia cinese” IL PIVOT ASIATICO – Il “pivot” viene spesso presentato in Occidente come una risposta alla “minaccia“proveniente da Pechino. Non c’è dubbio che con l’ascesa o, più esattamente, col ritorno della Cina, dopo la fine del “secolo delle umiliazioni“, e con l’avanzare del processo di maturazione della Repubblica popolare, il quadro internazionale sta cambiando in modo radicale. Nel marzo 1949 il generale statunitense MacArthur poteva constatare compiaciuto: «Ora il Pacifico è diventato un lago Anglo-Sassone» (in Kissinger 2011, p. 125). Dati i rapporti di forza esistenti, gli USA potevano sperare di bloccare con il loro intervento l’ascesa al potere del partito comunista e di Mao Zedong; la speranza andava rapidamente delusa e a Washington, tra polemiche furibonde, si scatenava la caccia al responsabile della “perdita” del grande Paese asiatico. Il Pacifico non era più in senso stretto “un lago Anglo-Sassone” ma, come sappiamo, ancora alla fine della Guerra Fredda gli Stati Uniti violavano indisturbati lo spazio aereo e marittimo cinese. Erano gli anni in cui la superpotenza ormai solitaria cercava di consolidare e rendere permanente e incolmabile la sua già netta superiorità militare mediante la Revolution in Military Affairs. Questa conosceva il suo trionfale battesimo del fuoco nel corso della prima guerra del Golfo: pur armato in misura non trascurabile, l’Irak di Saddam Hussein subiva una disfatta rapida e irreparabile. Suonava un campanello d’allarme soprattutto per i paesi che da poco si erano scossi di dosso il giogo coloniale. A Pechino, nel giugno 1991 Jiang Zemin (2010, pp. 134, 136 e 591) esprimeva la sua preoccupazione: «Se anche una guerra mondiale non è imminente, il mondo è ben lungi dall’essere pacifico»; «particolarmente preoccupante è la Guerra del golfo». «Il ruolo della tecnologia militare è diventato una questione importante»: per quanto riguarda la Cina, in certi settori dell’apparato militare «il gap si sta aggravando». È un concetto precisato e ribadito cinque anni dopo: «L’applicazione su larga scala di tecnologie nuove e sofisticate sta cambiando il mondo in profondità sul piano non solo sociale ed economico ma anche militare e sta introducendo mutamenti rivoluzionari nella sfera militare». Il mancato appuntamento con la prima rivoluzione industriale e tecnologica aveva segnato l’inizio del «secolo delle umiliazioni»; il mancato appuntamento con la rivoluzione industriale tecnologica e militare in corso avrebbe comportato il ripetersi della tragedia forse su scala più larga. In questo quadro vanno inseriti gli sforzi in questi ultimi anni dispiegati dalla Cina per ridurre il suo ritardo sul piano militare. MINACCIA CINESE? – Argomento di fantapolitica anche nel passato più recente, la «minaccia cinese» ha assunto improvvisa realtà e concretezza ai giorni nostri? Diamo la parola a uno studioso statunitense di origine cinese, autore di un libro pubblicato da un’istituzione in qualche modo ufficiale del Paese-guida dell’Occidente (Strategic Studies Institute, U....