Cina e Stati Uniti, le due maggiori economie mondiali, stanno intensificando il dialogo strategico per evitare un’escalation delle tensioni. La Cina spera che gli incontri recenti segnino un passo verso una cooperazione pragmatica, con l’obiettivo di stabilizzare le relazioni bilaterali e promuovere la pace globale.
nuova guerra fredda
di Sylvain Takoué Articolo originale:“Quand Joe Biden accuse Xi Jinping d’être un « dictateur»…” Traduzione per il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo di Carolina Angelica Fava
di Veronica Vuotto Da Mao a Xi, la Cina ha subito una radicale trasformazione, non solo nel suo panorama politico ed economico, ma anche nella sua abilità tecnologica, divenendo, oggi, una forza preponderante nel lotto delle potenze leader del settore tecnologico globale; al centro della sua ambizione in questo campo troviamo l’industria dei semiconduttori, quella che – a ragione – viene considerata come la componente vitale dell’elettronica moderna. Così come per la rivoluzione energetica, il percorso della Cina alla ricerca dell’autosufficienza tecnologica è stato lungo e difficile: da isolata dal resto del mondo sotto la guida di Mao – situazione che ha gravemente ostacolato il suo progresso tecnico – oggi Pechino punta ad un ruolo di rilievo globale nel settore tecnologico; un percorso che, adesso, sta cominciando a dare i suoi risultati anche se i primi passi nell’industria dei semiconduttori risalgono proprio all’epoca maoista. Prima di entrare nel merito del discorso e analizzare questa altra poco conosciuta “lunga marcia” cinese, è bene chiarire alcuni dei concetti chiave che torneranno utili nel corso di questo breve saggio: in primis, chiariamo cosa si intende per semiconduttori e microchip, e quale ruolo ricoprano questi nella transizione energetica. I semiconduttori sono sono sostanze di natura cristallina che si comportano come conduttori all’aumentare della temperatura; a temperatura ordinaria, invece, si comportano come isolanti; potremmo definire i microchip come gli eroi silenziosi dell’era digitale: si tratta di minuscoli dispositivi tecnologici che offrono la possibilità di inviare, elaborare e archiviare dati. Infatti, nonostante le loro piccole dimensioni e la scarsa conoscenza sul loro funzionamento da parte dei consumatori finali, i microchip svolgono un ruolo cruciale nella nostra vita quotidiana essendo presenti in numerosi elementi divenuti essenziali, come, ad esempio, gli smartphone, computer e altri dispositivi high-tech da cui dipendiamo ogni giorno; senza il costante e rapido progresso nel campo dei microchip, infatti, non avremmo sperimentato il notevole impatto della tecnologia informatica nelle nostre vite. Lo sviluppo di queste tecnologie sono fondamentali anche nel contesto della transizione energetica visto che, nel passaggio ad un futuro che si vorrebbe basato principalmente su fonti energetiche rinnovabili e sostenibili, abbiamo bisogno di modi più efficienti e affidabili per produrre e distribuire elettricità ed energia. In questo scenario, i semiconduttori sono materiali fondamentali così come i microchip rappresentano componenti imprescindibili nel raggiungimento di risultati concreti: basti pensare alle loro numerose applicazioni in svariati campi, dai veicoli elettrici ai sistemi di reti intelligenti, dalle turbine eoliche ai pannelli solari dove i chip, vengono utilizzati per convertire la luce solare in energia. Al tempo stesso, supportano la regolazione del flusso di elettricità nelle turbine eoliche al fine di garantire un’efficace erogazione della rete. Sono, inoltre, utilizzati nei veicoli elettrici per controllare i diversi sistemi e sensori, nonché per gestire il flusso di potenza dalla batteria al motore. Infine, i semiconduttori vengono utilizzati nei sistemi di reti smart per osservare e controllare il flusso di elettricità in tutta la rete, assicurando che venga indirizzato verso i punti che ne hanno più bisogno. Tuttavia, è...
di Timur Fomenko FONTE ARTICOLO: https://www.rt.com/news/575650-clash-civilizations-china-westernization/ Il giudizio della Cina è solido nel tentativo di mobilitare le nazioni non occidentali contro i valori imposti. “L’ultimo tentativo della Cina di mobilitare il mondo contro i valori occidentali”, si legge in un titolo di The Economist, un giornale noto per la sua visione anglo-capitalista. L’articolo inizia citando la tesi dello “scontro di civiltà” di Samuel Huntington secondo la quale uno scontro tra Oriente e Occidente definirebbe il futuro post Guerra Fredda come una forma di conflitto di identità culturale e religiosa. Nel presentare questo tema, l’articolo si tuffa poi in quella che Xi Jinping ha pubblicizzato come la sua “iniziativa di civiltà globale” basata sulla premessa che “le civiltà possono vivere in armonia“. Il trucco, come interpretato da The Economist, è che “l’ Occidente deve smettere di promuovere i suoi valori, o Huntington avrà ragione“. Probabilmente, il mondo è da un po’ di tempo in un conflitto culturale che non è iniziato certamente con la competizione USA-Cina. L’ascesa e il sollevarsi dell’Islam politico, dopotutto, perseguendo interpretazioni intransigenti della legge della Sharia, e spingendosi persino fino al terrorismo e all’insurrezione, è stata una reazione all’occidentalizzazione in Medio Oriente, un tentativo di cercare di imporre un’identità islamica contro tale tendenza. In una certa misura, la guerra al terrore è stata uno “scontro di civiltà” tanto quanto uno scontro di ideologie e identità culturali che si consideravano reciprocamente minacce esistenziali. Negli ultimi 400 anni, le nazioni occidentali hanno dominato il mondo. Gli imperi europei, così come gli Stati Uniti, hanno soggiogato nazioni e costruito stati coloniali in tutto il mondo. Ciò è stato fatto principalmente per ragioni economiche, consentendo a questi paesi di arricchirsi a spese delle colonie e creando vasti imperi commerciali che sono stati rafforzati dal potere militare. Tali imperialisti si definivano guardiani benevoli che rappresentavano una forma superiore di civiltà e di valori che stavano “portando” ai paesi colonizzati. Così, mentre diffondevano i loro imperi in Africa, America Latina, subcontinente indiano, Asia e altrove, gli occidentali hanno anche cercato di espandere la loro ideologia e i loro sistemi di valori. È per questo che “occidentalizzazione” e “globalizzazione” hanno effettivamente significato la stessa cosa, poiché gli antichi imperi erano quelli che univano il mondo attraverso il sistema economico e commerciale che creavano. Ma a partire dal XX secolo, molti dei paesi colonizzati dall’Occidente hanno iniziato a resistere ai loro oppressori e sono cresciuti i movimenti per l’indipendenza e la liberazione. Uno di questi movimenti, naturalmente, fu l’ascesa del Partito Comunista in Cina guidato da Mao Zedong, e tutti i movimenti da esso ispirati. Mentre gli Stati Uniti hanno trionfato nella Guerra Fredda “originale” e hanno inaugurato una nuova ondata di globalizzazione, denominata Pax-Americana, quell’era è ora giunta ormai al termine; questo perché il mondo è cambiato, in particolare attraverso l’emergere della Cina come potenza globale. Il concetto di “globalizzazione” è passato dall’essere un fenomeno dominato dall’Occidente, non più sinonimo di “occidentalizzazione”, a uno più diversificato che gli Stati Uniti e l’Occidente collettivo si rendono conto di non controllare più. In altre...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/14/xi-jinping-la-cina-non-seguira-il-sentiero-della-modernizzazione-occidentale/ In occasione della visita d’ispezione nella provincia del Guandong, il presidente Xi Jinping ha sottolineato le caratteristiche della modernizzazione cinese e le sue differenze rispetto alla modernizzazione occidentale. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times. Il presidente cinese Xi Jinping ha sottolineato che la Cina rimarrà ferma nell’approfondire in modo completo le riforme e nell’espandere l’apertura dagli standard elevati, sottolineando anche che la modernizzazione cinese è essenzialmente diversa dalla modernizzazione occidentale, che ha caratteristiche come la polarizzazione e il saccheggio, come riportato dall’agenzia stampa Xinhua giovedì. Durante il suo giro di ispezione nella provincia del Guangdong della Cina meridionale, una grande potenza economica e pioniere nella riforma e nell’apertura della Cina, Xi, segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, si è anche concentrato sullo sviluppo di alta qualità. Durante la visita a un centro di ricerca e sviluppo di Guangzhou Automobile Group Co, Xi ha affermato che la modernizzazione cinese si basa sulla realtà e sulle condizioni del Paese e ha obiettivi, piani e strategie chiari. La modernizzazione cinese è essenzialmente diversa dalla modernizzazione occidentale, ha affermato, aggiungendo che la Cina non percorrerà il percorso della modernizzazione occidentale – con caratteristiche che includono polarizzazione e saccheggio – in quanto tale percorso non porta da nessuna parte, secondo Xinhua. Nel caso degli Stati Uniti, la modernizzazione occidentale si basa su risorse e talenti provenienti da tutto il mondo ed è spesso costruita sul saccheggio delle risorse di altri Paesi, e la modernizzazione occidentale significa poter abusare della sua autorità nel mercato mondiale, che tratta come proprio, Li Youhuan, ricercatore presso l’Università di finanza ed economia del Guangdong, ha dichiarato martedì al Global Times. “In termini di punti di partenza e obiettivi finali, ci sono differenze essenziali tra la modernizzazione cinese e la modernizzazione occidentale“, ha affermato Li. Costui ha osservato che la modernizzazione cinese si concentra sia sui mercati nazionali che internazionali e persegue uno sviluppo comune e una prosperità comune per il mondo intero. Durante il giro di ispezione, il primo dopo le due sessioni nazionali concluse a marzo, Xi ha anche sottolineato l’importanza del settore manifatturiero e dell’innovazione locale. Mercoledì, Xi ha visitato la base produttiva di LG Display a Guangzhou e GAC Aion New Energy Automobile Co, dove ha appreso degli sforzi locali per promuovere l’apertura di alto livello e lo sviluppo di alta qualità del settore manifatturiero, e su come le imprese stanno promuovendo l’innovazione e la costruzione di marchi di proprietà, ha riferito Xinhua giovedì. Xi ha sottolineato non solo la direzione di sviluppo dell’industria automobilistica e dell’industria manifatturiera cinese, ma anche la direzione principale dello sviluppo di alta qualità del Guangzhou Automobile Group, Zeng Qinghong, capo del Partito e presidente del Guangzhou Automobile Group, ha dichiarato in una riunione aziendale mercoledì, secondo una dichiarazione che la società ha inviato giovedì al Global Times. Zeng ha affermato che la società raggiungerà risolutamente il controllo indipendente delle tecnologie di base, creerà un marchio automobilistico nazionale, costruirà un’impresa di livello mondiale e svolgerà le proprie responsabilità e nuove azioni nella promozione della modernizzazione cinese, secondo la dichiarazione....
di Shane Quinn Articolo ubblicato per la prima volta da Global Research il 23 dicembre 2019 FONTE ARTICOLO: GLOBALRESEARCH L’uscita della Cina, nell’ottobre 1949, dalla sfera del controllo statunitense, fu forse il colpo più duro a colpire l’egemonia globale americana del secondo dopoguerra. Nel settembre 1948, il lungimirante diplomatico americano George Kennan notò che “ci sono notevoli limitazioni su ciò che possiamo fare per influenzare il corso degli eventi in Cina“. Nel corso dei sette decenni trascorsi da allora, la portata dell’influenza americana negli affari interni della Cina è stata – nella migliore delle ipotesi – limitata, ma continua comunque a ritmo sostenuto. Washington ha implementato tutta una serie di politiche nella speranza di destabilizzare e frantumare la Cina. Le strategie del Pentagono nei confronti della Cina hanno, in qualche modo, rispecchiato quelle dirette contro l’URSS: utilizzo di gruppi, estremisti e minoranze etniche, insieme all’utilizzo di stati vassalli per procura. Il Turkistan Islamic Party (TIC), un’organizzazione terroristica, è stata fondata dai jihadisti uiguri nel 1988, proprio mentre scoppiavano le rivolte separatiste nella provincia dello Xinjiang, nella Cina nord-occidentale. Il Partito islamico del Turkestan, precedentemente noto come Movimento islamico del Turkestan orientale, ha ricevuto il patrocinio della CIA sin dalla sua nascita. In modo contraddittorio, il Turkistan Islamic Party, che ha sede in gran parte nel nord-ovest del Pakistan, è considerato un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, insieme ad altri grandi paesi come la Russia, e, naturalmente, la Cina e il suo vicino Pakistan. Nel 2001, i militanti uiguri si stavano preparando per la guerriglia negli stessi campi situati in Afghanistan dove la CIA e l’ISI, i servizi segreti pakistani, una volta avevano fornito addestramento agli estremisti mujaheddin, al fine di ostacolare le truppe sovietiche insediate in Afghanistan 40 anni fa. Tra il 1990 e il 2001, il Partito islamico del Turkistan ha perpetrato oltre 200 atti terroristici, tra cui l’esplosione di veicoli, attentati ai mercati e l’assassinio di funzionari del governo cinese. Dopo gli attacchi dell’11 settembre contro l’America, gli estremisti uiguri sono stati visti combattere contro i soldati statunitensi durante la “guerra al terrore” di Washington in Afghanistan. Quasi due dozzine di uiguri sono stati inviati al famigerato campo di detenzione di Guantanamo, gestito dagli Stati Uniti, nel sud-est di Cuba, dove alcuni uiguri sono stati trattenuti fino a 12 anni. Separatisti uiguri di alto profilo, come Anwar Yusuf Turani, nato nello Xinjiang e fondatore del governo del Turkestan orientale in esilio, vive lui stesso nello stato della Virginia, sulla costa orientale americana. Turani è stato uno strumento volenteroso nel gioco di potere di Washington con la Cina; nel giugno 1999, ha incontrato il presidente Bill Clinton chiedendogli di sostenere i movimenti politici che cercano l’indipendenza per lo Xinjiang; Turani, in seguito, ha dialogato con il successore di Clinton, George W. Bush, che ha promesso di sostenere i “diritti umani fondamentali” degli “Uiguri e altri che vivono in Cina“. Xinjiang. Storia e Sviluppo Sono ancora disponibili le copie del libro Xinjiang. Storia e Sviluppo, un progetto di ricerca condotto dal Centro Studi...
di M.K. Bhadrakumar ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO IN LINGUA INGLESE Il gatto è uscito dal sacco, finalmente: gli Stati Uniti stanno combattendo in Ucraina per preservare la loro egemonia globale. Il consenso bipartisan nella Beltway sul fatto che gli Stati Uniti siano la potenza mondiale “indispensabile” è solitamente attribuito ai neocon che sono stati la forza trainante della politica estera e di sicurezza degli Stati Uniti nelle amministrazioni successive dagli anni ’70. L’editoriale del Washington Post di sabato intitolato Il tempo non è dalla parte dell’Ucraina, scritto a quattro mani dall’ex Segretario di Stato durante la presidenza di George W. Bush, Condoleeza Rice e dal Segretario alla Difesa Robert Gates (che ha servito sia sotto Bush che sotto Barack Obama), sottolinea questo paradigma. Rice e Gates sono tenaci Cold-Warriors entusiasti della guerra della NATO contro la Russia. Ma il loro lamentarsi è relativo al fatto che il presidente Biden dovrebbe “drammaticamente” farsi avanti in Ucraina. L’editoriale richiama le due guerre mondiali che hanno segnato l’ascesa degli Stati Uniti come potenza mondiale e avverte che l'”ordine basato sulle regole” guidato dagli Stati Uniti dal 1990 – parola in codice per l’egemonia globale degli Stati Uniti – è in pericolo se Biden fallisce in Ucraina. Rice e Gates riconoscono indirettamente che la Russia sta vincendo, contrariamente alla narrativa trionfalista proposta dall’Occidente fino ad ora. Evidentemente, l’attesa offensiva russa in arrivo sta scuotendo i loro nervi. Allo stesso modo, l’editoriale è contestuale alla politica americana. Lo stallo nell’elezione del Presidente della Camera e il suo drammatico epilogo nella lotta politica a mani nude a mani nude tra i repubblicani fa presagire un Congresso disfunzionale da qui alle elezioni del 2024. Kevin McCarthy, che aveva il sostegno dell’ex presidente Donald Trump, alla fine ha vinto ma solo dopo aver fatto una serie di concessioni all’ala populista del GOP, che ha indebolito la sua autorità. L’AP ha riferito: “Le dita erano puntate, le parole scambiate e la violenza apparentemente appena scongiurata … È stata la fine di un’aspra situazione di stallo che aveva mostrato i punti di forza e la fragilità della democrazia americana“. Lo stesso McCarthy, nel suo intervento dopo l’elezione a nuovo presidente della Camera, ha indicato tra le sue priorità l’impegno per un’economia forte, il contrasto all’immigrazione clandestina attraverso il confine messicano e la competizione con la Cina, ma ha omesso ogni riferimento alla situazione ucraina o al finanziamento di Kiev. In effetti, all’inizio di novembre, aveva affermato che i repubblicani alla Camera si sarebbero opposti ad aiuti finanziari illimitati e ingiustificati all’Ucraina. Ora Rice e Gates si rifiutano di marciare di pari passo con Trump. Ma, sebbene un giocatore ridotto, Trump rimane ancora un giocatore attivo, una presenza massiccia che esercita un controllo funzionale ed è di gran lunga la voce più importante del Partito Repubblicano. Probabilmente, ciò che definisce il GOP oggi è Trump. Pertanto, il suo sostegno a McCarthy sarà consequenziale. Biden lo capisce. Presumibilmente, l’editoriale di Rice-Gates è stato discusso dalla Casa Bianca e dall’establishment della sicurezza statunitense...
Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento dal titolo “Reality Check: Falsehoods in US Perceptions of China“, nel quale si elencano alcune falsità che la propaganda statunitense diffonde sul conto della Cina. Di seguito l’analisi della seconda menzogna anticinese. PARTE UNO: Parte 1: l’ordine mondiale a guida USA Falsità 2: gli Stati Uniti non cercano un conflitto o una nuova Guerra Fredda. Non cercano di sottrarre la Cina al suo ruolo di grande potenza, né di impedire alla Cina di far crescere la sua economia o promuovere gli interessi del suo popolo. Realtà: nonostante le sue affermazioni di non cercare di sottrarre la Cina al suo ruolo di grande potenza, né di impedirle di far crescere la sua economia, gli Stati Uniti stanno in realtà dispiegando le proprie risorse interne ed esterne per contenere e sopprimere senza scrupoli la Cina. ◆ Senza produrre alcuna prova credibile, il governo degli Stati Uniti usa la sicurezza nazionale come pretesto generico e tutto il suo apparato per sopprimere e sanzionare in modo arbitrario Huawei, limitando l’ingresso dei suoi prodotti nel mercato statunitense, interrompendo il suo accesso ai chip e al sistema operativo, e costringendo i Paesi di tutto il mondo ad escludere Huawei dal lancio del 5G. Gli Stati Uniti hanno anche orchestrato e fatto pressioni sul Canada affinché detenesse il CFO di Huawei per quasi tre anni senza motivo. ◆ In violazione del principio della concorrenza leale, dell’economia di mercato e delle regole del commercio internazionale, gli Stati Uniti cercano di ostacolare le aziende hi-tech cinesi competitive attraverso ogni tipo di accuse inventate. Ad oggi, hanno inserito oltre 1.000 aziende cinesi in vari elenchi di sanzioni, hanno sottoposto la biotecnologia e le tecnologie di intelligenza artificiale a controlli rafforzati sulle esportazioni e a una rigorosa revisione degli investimenti, e hanno cercato di vietare le piattaforme di social media cinesi tra cui TikTok e WeChat. ◆ Con il pretesto di proteggere i diritti umani, gli Stati Uniti hanno fabbricato disinformazione e fake news sullo Xinjiang, come l’esistenza del ”lavoro forzato”, e, sulla base di tali storie infondate, hanno adottato l’Uyghur Forced Labor Prevention Act che prende di mira maliziosamente la concorrenza dello Xinjiang su cotone, pomodori e solare fotovoltaico per contenere la crescita cinese. Ciò ha interrotto l’ordine commerciale internazionale e destabilizzato le catene industriali e di approvvigionamento globali. ◆ La precedente amministrazione statunitense, in grave violazione delle regole dell’OMC, ha condotto una massiccia guerra commerciale contro la Cina. Sulla base della propria indagine della Sezione 301, ha imposto tre round di tariffe elevate su circa 360 miliardi di dollari USA di importazioni cinesi. Nel settembre 2021, l’attuale amministrazione statunitense ha avviato un’indagine della sezione 232 per determinare gli effetti sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti dalle importazioni di magneti permanenti al neodimio-ferro-boro in un momento in cui i prezzi delle materie prime globali si aggiravano a livelli elevati. ◆ Gli Stati Uniti hanno un record di gravi interferenze negli affari interni della Cina su questioni riguardanti gli interessi fondamentali della Cina, tra cui Taiwan, Xinjiang, Tibet e Hong Kong. Cercano di minare...
Traduzione di Giudo Benni da https://www.sb.by/articles/format-bez-pafosa.html Un grande evento sportivo – le Olimpiadi invernali di Pechino – è ampiamente discusso non solo dai commentatori sportivi, ma anche dagli analisti politici. Il flusso di notizie politiche associate all’evento a un certo punto ha persino superato l’attuale agenda sportiva. Ciò non sorprende, perché alla vigilia delle Olimpiadi, gli Stati Uniti hanno cercato di organizzarne il boicottaggio per rovinare la festa alla Cina e impedirle di mostrare ancora una volta il suo successo al mondo intero. Allo stesso tempo, invece, la Russia e la sua massima leadership politica, sono arrivate a Pechino come parte di una delegazione rappresentativa. E non solo per partecipare alla solenne cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali. Nello spirito dei loro valori Russia e Cina hanno firmato contratti multimiliardari per la fornitura di risorse energetiche, e Vladimir Putin e Xi Jinping hanno fatto una dichiarazione molto importante sull’agenda internazionale. Questa affermazione sarà analizzata molto di più, perché risuonava davvero di cose molto serie. E questo è importante per noi perché entrambi questi paesi sono partner importanti della Bielorussia, il che significa che l’ulteriore sviluppo nella nostra regione dipenderà dalle relazioni con loro e tra di loro. Innanzitutto, Russia e Cina non credono che l’Occidente rappresenti la maggioranza dell’umanità e abbia il diritto morale di imporre i suoi valori, regole e idee sulla democrazia al resto. La Russia e la Cina hanno le loro tradizioni democratiche, che si sviluppano secondo le caratteristiche e gli interessi nazionali. La promozione della democrazia in modo occidentale, sotto forma di “rivoluzioni colorate” e altre azioni che minano la stabilità e la sicurezza di altri stati, incontrerà d’ora in poi l’opposizione congiunta di Russia e Cina, soprattutto nelle regioni vicine che sono della massima importanza per la sicurezza di entrambi i paesi. E questa non è più solo una dichiarazione. Gli eventi del 2020 in Bielorussia e del 2022 in Kazakistan mostrano chiaramente che Russia e Cina si opporranno a qualsiasi tentativo di rovesciare il sistema statale o destabilizzare la situazione nell’Unione e nelle repubbliche vicine. Approcci generali Gli analisti sostengono: l’attuale livello delle relazioni tra Russia e Cina è una vera alleanza, un’alleanza o è un riavvicinamento situazionale causato dalla pressione occidentale su entrambe le potenze? La risposta non sarà facile. La dichiarazione dei leader di Russia e Cina è una seria dichiarazione di impegno reale e di attuazione pratica degli approcci e dei principi comuni dei due paesi nella politica internazionale. Sì, questo sta accadendo in contrasto con i tentativi occidentali, soprattutto americani, di mantenere l’egemonia nel mondo, per impedire il riavvicinamento di quelle forze che considerano questo ingiusto e pericoloso per se stessi. La dichiarazione stessa afferma che le relazioni tra Russia e Cina sono diverse da qualsiasi alleanza della Guerra Fredda, non hanno confini e argomenti tabù. E in effetti è così, ed è impossibile ripetere alcune forme del passato, ora tutto è cambiato. Ma la semplice menzione di forme di cooperazione “illimitate” e di nuovi tipi di relazioni...
di Andrea Turi In questo articolo, l’ultimo del focus, si chiude il cerchio andando a trattare il tema relativo a come le vicende dello Xinjiang vengono trattate dai media occidentali e cercando di capire quali sono le fonti di questo racconto distorto, con particolare attenzione al lavoro di documentazione – propaganda svolto dalle organizzazioni non governative occidentali. “Alla fine, la verità semplicemente non importerà. La narrazione popolare, controfattuale oppure no, un giorno vincerà”. Queste le parole introduttive di un articolo a firma Milton Bearden, pubblicato da National Interest1, in cui viene declinata un’analisi dell’information warfare facendo un confronto tra la guerra fredda ed i giorni nostri e che fornisce il framing ideale per la comprensione delle dinamiche che governano il flusso info-comunicativo nelle relazioni internazionali. Il Cornerstones of Information Warfare dell’United States Air Force (USAF) fa confluire in questa tipologia di attività di guerra “qualsiasi azione volta a negare, sfruttare, corrompere o distruggere le informazioni del nemico e le sue funzioni, proteggendo noi stessi contro quelle azioni e sfruttando le nostre stesse forze armate con funzioni informative2”. La guerra dell’informazione non è certo qualcosa di nuovo, tanto che gli studiosi militari fanno risalire l’uso delle informazioni come strumento nelle operazioni di guerra e di guerriglia al libro “Arte delle Guerra” dello stratega militare cinese del V secolo a.C. Sun Tzu e alla sua enfasi sull’importanza di dotarsi di una intelligence accurata, funzionale alla superiorità decisionale su un nemico più potente. Questi antichi strateghi hanno contribuito a gettare le basi per quella guerra dell’informazione che si è sviluppata nei tempi attuali. Avendo luogo al di sotto del livello di un conflitto armato, la guerra dell’informazione comprende tutta la vasta gamma di operazioni militari e governative atte a proteggere e sfruttare le informazioni a proprio favore, spettro di possibilità in cui ricadono anche le campagne di disinformazione, uno dei tasselli di cui si compone l’ampio campo dell’information warfare. Franco Iacch dalle pagine online de “Il Giornale”scrive che sarebbe opportuno rilevare come “l’Information Warfare non è un’attività limitata al tempo di guerra. La guerra informativa-psicologica (che si discosta da quella prettamente informatica utilizzata in tempo di guerra) è costantemente in corso a prescindere dallo stato di relazioni con l’avversario. È quindi una forma di guerra globale con l’obiettivo di trafugare, interdire, manipolare, distorcere o distruggere le informazioni tramite tutti i canali e i metodi disponibili. L’Information Warfare è il punto di partenza di ogni guerra ibrida in cui si fa ampio utilizzo dei mass media e delle reti informatiche globali, la maggior parte dei civili non è preparata psicologicamente ad operare in un clima di Information Warfare e fake news […]. L’essere umano crea modelli mentali e formula idee in base alla sua percezione della realtà, disinformazione e fake news possono influenzare il modo in cui gli individui interpretano gli sviluppi quotidiani. Quando da sporadiche e disordinate queste attività si trasformano in organizzate e sistematiche, diventano vere campagne di disinformazione potenzialmente in grado di sconvolgere governance di interi Paesi3”. È quello che...